Io del nostro viaggio in Norvegia voglio davvero raccontarvi tutto!

E lo vorrei fare, non soltanto per la gioia di condividere questo capitolo speciale della nostra strana estate 2016, ma anche e soprattutto per imprimere nella mia mente tutto ciò che è accaduto in quelle straordinarie 2 settimane. Tutto quello che abbiamo sperimentato. Visto. Sentito. Così da poter tornare indietro, un giorno, alle esatte sensazioni di oggi.

Vi sembrerà patetico, ma quando ripesco articoli scritti per le strade di mezzo mondo ecco, in modi che non so descrivervi, è come se – ad un tratto – venissi catapultata indietro nel tempo.

Le sensazioni scritte, immortalate su carta (ok, facciamo su pagina web :D) hanno il potere di ricreare le atmosfere, tanto di più rispetto ad una fotografia.

La scrittura riesce ad essere più potente delle immagini, perché lascia il giusto spazio all’immaginazione e a quelle possibilità che, spesso, ci sfuggono nell’esatto istante in cui stiamo vivendo un determinato momento.

Sapete, non è sempre facile esserci pienamente. Col corpo e con la mente, intendo.

Ecco rileggere è un ritornare indietro, arricchendo istanti con dettagli mancanti e imprevedibili. E sedimentando emozioni.

Se, ad un tratto, questo sito venisse oscurato, io sentirei di aver perso più di tre anni della mia vita. Improvvisamente. Irrimediabilmente.

Che peccato non aver cominciato a scrivere prima, mi sono persa la possibilità di imprimere tantissime memorie. Moltissimi viaggi ed esperienze, che avrei voluto terribilmente qui, in questo spazio che è una tra le pochissime cose TUTTE MIE.

Se le Isole Lofoten, di cui vi ho parlato QUI, vi hanno appassionato: siate pronti, perché oggi cominciamo il nostro viaggio insieme

“Nel Meraviglioso mondo di FJORDLAND”.

Rimando ad un prossimo articolo il racconto del nostro itinerario tra i fiordi. Oggi voglio parlarvi, invece, di una delle esperienze più belle di tutta la mia vita.

Oggi vi parlo di quel giorno memorabile in cui io, the dux, le nostre gambe, la nostra mente, e le nostre anime abbiamo scalato – tutti insieme – il TROLLTUNGA

(una delle indimenticabili tappe del nostro percorso tra i Fiordi).

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La notte prima, trascorsa nel piccolo villaggio di ODDA, non riuscivo ad addormentarmi. Avevo una tremenda paura di non essere in grado di sostenere l’impegno fisico che quella impresa richiedeva. Tante, troppe ore di cammino in condizioni estreme.

La strada verso il Trolltunga non è facile per niente.

Anzi, è stato probabilmente il mio Hiking più tosto di sempre.

Dopo soli pochi metri dalla partenza, vi sembrerà strano, ma mi ero quasi convinta che non ce l’avrei fatta mai.

Sono stata lì li per lasciar perdere, più di una volta. Almeno nel primo km di sfacchinata bestiale.

Se sono qui a raccontare questa storia incredibile è solo perché The Dux è stato un grandissimo motivatore.

Il migliore di sempre. Ha cominciato un lento e assiduo training indotto già nei giorni precedenti.

Il MOOD era piu’ o meno del tipo: CI DOBBIAMO RIUSCIRE. PUNTO.

Noi riusciamo a prenderci molto sul serio in alcune circostanze, sapete!

Erano le 7 di mattina, faceva tanto freddo e i miei muscoli erano completamente addormentati.

In tali condizioni – l’impatto con il primo tratto di salita e con l’umidità di quell’ora del giorno – possono essere decisamente devastanti.

Bisogna essere tanto focalizzati all’obiettivo, provando a mettere in secondo piano le difficoltà.

Per affrontare il Trolltunga sono necessari:

  • FIATO, per superare i primi 2 km, in cui ci si deve letteralmente arrampicare sulla roccia (spesso scivolosa e piena di fango)
  • STRUTTURA FISICA, per reggere i restanti 4 km di salita
  • COSTANZA NELLA MARCIA, per non perdere il passo lungo un percorso così lungo
  • CONCENTRAZIONE, tanta, per proseguire spediti alla meta per i restanti 5 km di cammino

Dal campo base alla meta ci vogliono esattamente 11 km. Lungo i quali gli scenari che passano accanto diventano incantevoli. Altipiano, laghi blu cobalto, ghiacciai secolari e paesaggi che, a tratti, diventano lunari.

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E’ sempre bello vedere lo spirito di fratellanza che c’è in questi luoghi dove tutti sanno di star partecipando a qualcosa di importante. Di unico. Forse di irripetibile.

Ogni km viene scandito da una segnaletica che indica dove sei e quanto manca alla meta. Io e The Dux, quei momenti, li abbiamo fotografati tutti. Per motivarci. Per non scordarci mai della gioia di essere li, in quel preciso momento.

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Le condizioni meteo, nei giorni precedenti, erano state incantevoli. Sole e cenni di temperatura tiepida, a tratti calda.

Dunque, dato che la statistica a volte fa brutti scherzi, eravamo abbastanza terrorizzati. In fondo essendo agosto (= autunno pieno nel Nord Europa), i presupposti – affinchè il sole intenso dei giorni precedenti, quella mattina, potesse abbandonarci – c’erano tutti.

Faceva freddo e, soprattutto, superata la prima arrampicata, il vento era diventato gelido.

Ma il SOLE – a parte per minuscoli tratti – è stato sempre con noi, senza mai abbandonarci.

Arrivati davanti a quella lingua di roccia sospesa nel nulla, in quello scenario da pelle d’oca, la sensazione (almeno la mia) è stata di ‘WOW’ assoluto.

E’ strano come poi, gli sprazzi di gioia infinita possano arrivare così. Improvvisi.

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Non per ricchezza. No per potere. Non per ambiziosi traguardi raggiunti.

Ma solo per la caparbietà di averci provato, ed esserci riusciti.

Superando così dei limiti che pensavamo insormontabili.

E non mi riferisco solo a quelli fisici.

Dopo la foto di rito a strapiombo sul nulla, ci siamo goduti il meritato terzo tempo. Mangiando pane e formaggio, cioccolato e frutta secca.

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Abbiamo guardato a lungo – e con occhi estasiati – quel panorama da cartolina. Quella vista super inflazionata per temi del tipo ‘live deeply’ e ‘follow your dreams’ 😀

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Abbiamo scattato foto e guardato gli occhi FELICI delle persone che, via via, arrivavano dopo di noi. Prima di ripartire e tornare al campo base. Ovvero prima di ributtarci in altri 11 km di marcia.

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Per godere del Trolltunga ci vogliono 22 km e almeno 8 ore di cammino.

Ci vuole determinazione e gambe forti per camminare.

Ci vuole acuta immaginazione, per pensare alle cose belle, anche quando la forza sembra mancare.

Ci vuole cuore, per credere che i sogni a volte si avverano davvero

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