image.jpgIl titolo di questo post è dedicato al libro illuminante che sto leggendo. Quel genere di saggio che, sebbene tu sia una romaner-soggetta-a-sindrome-da- atac-ti-odio, ti fa amare persino il mezzo pubblico lercio. Ora, nella mia vita mi sarei aspettata di tutto tranne – un giorno – di desiderare che il mio bus arrivi un po’ più tardi. Ma questa è un’altra storia. Andiamo al vero motivo per cui scrivo.

Oggi ho avuto una folgorazione. E NO, vi tranquillizzo: purtroppo non era Santamaria alla fermata sulla Colombo.

Stavo pensando, giusto qualche ora fa, di come molti di noi – me compresa – siano completamente incapaci di trovare una qualsivoglia forma di equilibrio tra il TUTTO e il NIENTE. Tra il sono un’eroina moderna e il vegeto come un’ameba.

Tra una vita piena e traboccante di emozioni, e momenti di vuoto, difficili da riempire.

Vi racconto una storia.

C’era una volta un ANNO della mia vita, non troppo lontano, fatto di pochi stimoli. E tanti rodimenti di cu…

Un anno in cui ho vissuto mesi in pieno stallo tra quello che avrei voluto fare, l’ambiente che avrei voluto frequentare e il posto in cui – ogni giorno – mio malgrado ero invece solita ritrovarmi. Un anno di lagne, le mie, che giorno dopo giorno avevano cominciato a snervare anche me. E credetemi: io conosco poche cose a questo mondo peggio di me quando  ‘n’è aria eh. Che, per intenderci- sia signora madre calabra che the dux – avrebbero diritto ad indennizzi proporzionali agli anni di convivenza insieme.

Ora, non so di preciso per quale assurdo motivo sociale, ma la lamentela è contagiosa e si propaga nel tempo. Negli ambienti e tra le persone. Diventando un punto di equilibrio instabile, tuttavia difficile da distruggere, se non con un nuovo e scintillante punto di rottura.

A distanza di tempo, posso dire, che nel mio caso era il senso di prospettiva a mancarmi.

Sarò estrema, ma la totale assenza di un percorso tangibile, come proiezione al domani, su di me si traduce in paralisi e immobilismo. Fact.

In quel momento, molte delle persone che mi stavano vicino mi incitavano a dedicarmi di più alle cose della mia vita personale, a ritagliare il giusto tempo (che fino ad allora mi era mancato) per me stessa, per le mie passioni. Per le tantissime cose che amavo fare. Insomma mi spingevano – giustamente – a riempire quei momenti densi di calma apparente e di noia con tanto di ME. Eppure, per motivi che non so razionalizzare, mi sentivo bloccata e non ci riuscivo.

Non avevo idee.

Sentivo la mia creatività nascondersi dietro i brutti pensieri. Come se non avessi voglia di sperimentare, con la certezza che tutto diventasse, come dire: inutilmente buono. E straordinariamente vano.

La mia testa funziona così: come un sistema connesso. Il mancato funzionamento di una sua parte ha ripercussioni su tutto il resto, in una parabola che mi porta lontana da ogni obiettivo. Ed è questa la teoria del tutto o niente.

Le cose hanno poi preso velocemente la direzione che desideravo.

E il cambiamento si è palesato così: improvvisamente.

Dall’incertezza, alla totale fattezza (che fa pure rima) in meno di 20 giorni. E la sensazione è stata di libertà piena.

Ad un tratto ero di nuovo padrona della mia mente, delle mie mani. Di me.

Come se un meccanismo inceppato fosse ripartito e avesse messo in moto le mille zone limitrofe ad esso confinante.

È passato del tempo da allora, ma la sensazione è ancora la stessa.

Sentirsi ad un tratto come un libro bianco da scrivere. Dove ogni pagina è una possibilità da valutare. È pazzesco pensare di poter fare della propria vita ciò che si desidera.

Gli eventi appaiono come delle biglie pazze che si scontrano e prendono traiettorie non previste.

E mai come in questo momento della mia vita ho voglia di FARE.

Senza un motivo specifico.

Senza un piano.

Senza un vero razionale.

È che prima sbagliavo prospettiva.

Ho letto che ci preoccupiamo troppo del fine ultimo. Senza goderci il percorso.

Obiettivi maledetti e inutili. Che sia crescita economica, in carriera, in proprietà, in potere. Poco importa. (conosco almeno una 10ina di persone che sarebbero persone migliori se non ne fossero ossessionati!)

E poi tie’: l’illuminazione. Così, un giorno all’improvviso.

La verità è che certe cose vanno fatte per una sola e unica ragione, che spesso ignoriamo. Perché CI RENDONO FELICI.

Niente di più.

Perché il solo pensarle e progettarle ci fa sentire persone più simpatiche.

Lei non lo sa. Ma ho una collega che da quando ha deciso di buttarsi in questa passione per le barche a vela, è più bella. Perché ha un progetto. Fosse anche andare a Ventotene d’inverno nel week end.

Esiste forse un motivo razionale per cui ci innamoriamo e decidiamo di condividere i nostri spazi con qualcuno?

Ecco, io credo non ci sia un motivo valido neppure per scendere giù dal letto e, come prima cosa, accendere la candela su un tavolo di legno. Eppure io lo faccio ogni mattina. Perché mi fa stare bene.

E tutto ciò è folgorante.

Fare. Divertirsi. Magari fallire.

O forse no.