image.jpgQuesto 2016 ha già dato prova di sé, mettendo in evidenza il suo più grande talento: rompere-inequivocabilmente-le-palle.

In tutti i sensi. In ogni ambito. ‘In tutti i luoghi. In tutti i laghi.’ (*)

Non tanto a me, sono onesta, ma a molte persone che conosco, che appartengono alla mia comunità, che fanno in qualche modo parte della mia vita, della mia quotidianità, del mio vissuto.

Un anno senza scrupoli, cattivo, che non da possibilità di scegliere in alcun modo. Che ti obbliga ad accettare, anche cose che non vorresti mai sentire.

Vi ho più volte parlato di quel difficile ‘percorso di gratitudine’ che vorrei provare ad intraprendere.

Ecco, il 2016 (**) – proprio lui – è uno di quegli anni che ti impone questo tipo di esercizio. Quasi forzatamente.

Perché in certe situazioni gioire delle piccole cose, non può essere solo una opzione, ma deve essere un imperativo. Una presa di responsabilità.

Su certe cose non si deve transigere: bisogna essere categorici. E lottare, ciascuno con i propri strumenti.

A volte diamo ingenuamente per scontato che le persone che amiamo saranno li con noi per sempre.

Che come ogni anno, arriverà un nuovo inverno e poi una nuova primavera, piena di fiori, di colori, di profumi. Di passeggiate bucoliche.

Crediamo che quei posti che abbiamo respirato per tanti anni, e che sono i nostri luoghi di sempre, ci terranno compagnia fino all’ultimo giorno. E che – certi momenti –  e alcune sensazioni staranno insieme a noi per tutta la vita.

Famiglia, amici, status quo, esperienze, sensazioni, amori.

Diamo per scontato che avremo sempre la forza di sorridere, di correre, di abbracciarci, di mangiare, di arrabbiarci, di volerci bene, di progettare, di sbatterci una porta alle spalle per aprirne una nuova, di essere lucidi, di cominciare una nuova settimana senza esserci riposati un minuto durante il week end.

Crediamo che la cosa più stressante da dover gestire sia quel progetto lavorativo complicato o quel collega che prova a renderci la vita difficile.

Pensiamo che ci sarà sempre – lì per noi – quel barlume di velata felicità pronto ad illuminarci, anche dietro alla più grigia delle nuvole, e che la realtà che ci circonda sarà immortale. Immutabile. Ovattata, così come lo sono i ricordi che abbiamo di noi e delle esperienze vissute.

Come se il microcosmo attorno al nostro io fosse il centro dell’universo.

Fermatevi un istante perché sto per dirvi una cosa.

Non è così.

Non siamo eterni. Non lo è chi fa parte di quel concetto astratto che è il NOI.

Probabilmente per auto-tutelarci ed essere immuni agli eventi, abbiamo sviluppato una surreale tendenza a considerare come ‘altro-da-ME’ ogni possibilità negativa. Come se mai nulla di terribile possa mai accadere. O meglio, si magari può anche accadere, ma non qui e soprattutto non a ME.

In questi mondi irreali e fiabeschi, che abbiamo costruito nelle nostre teste come scudi al mondo – per difenderci – i nostri cari sono piccoli burattini perfetti nel teatro delle nostre esistenze. Sempre sorridenti, immersi in una eterna felicità.

Loro cammineranno assieme a noi per sempre. Saranno infiniti. E forse anche noi lo saremo.

Eppure è chiaro che non è così.

Perché siamo tutti sotto lo stesso cielo, in una vita democraticamente sbagliata. Che spesso ci da e, altrettanto spesso, ci toglie tanto.

Una vita che è bastarda e ingiusta. Dove la possibilità che lo sia con noi è esattamente uguale a quella che lo sia con un estraneo, uno di quelli da sempre appartenenti alla sfera del ‘Ma hai sentito cosa è accaduto a Persona-X-lontana-da-noi?’

No, non siamo eterni e soprattutto nessuno di noi sa quanto tempo c’è in quella clessidra. Quanti granelli scenderanno ancora giù lungo quel collo che si restringe.

Ma ATTENZIONE: questa non è violenza psicologia, è solo una call to action ad AGIRE.

A combattere il torpore. Quel male di vivere che ci vorrebbe risucchiare anche quando stiamo bene. Anche quando abbiamo energia per saltare e voce per urlare.

Questo è un invito a vivere una vita di cui essere fieri fino in fondo. A fare ciò che ci rende davvero felici, o almeno a provarci. Perché se c’è una cosa davvero limitata e, in tal senso limitante, è proprio il tempo a nostra disposizione. Così veloce. Dal sapore così delicatamente agro-dolce.

Questa è la madre di tutte le CALL TO ACTION, la più importante: provare a tutti costi ad essere la persona che vorremmo. Senza più procrastinare.

Ecco, chiudete gli occhi per un attimo, e provate ad immaginare – anche fisicamente – l’individuo che vorreste essere.

Io lo faccio spesso.

Da domani: parlate come lui, agite come lui, affrontate gli eventi come lui farebbe, vestitevi come lui. Siate la versione migliore di lui. Quella che abbraccia la vita, senza scansare gli eventi. Quello che considera come realistiche tutte le possibilità, anche quelle per cui la società sembra averci detto ‘TU NON POTRAI MAIL FARLO!’. Un individuo che riconosce le proprie paure e prova a superarle.

Da domani l’imperativo è essere chi vorremmo realmente essere. E non perché è settembre ma perché siamo VIVI. Respiriamo. Possiamo muoverci.

Stiamo bene e abbiamo ancora la forza per affrontarli i problemi, quando e se mai arriveranno.

Qualche settimana volevo terribilmente una cosa.

Si, volevo trovare la forza di buttarmi – senza pensarci troppo – in una esperienza di cui avevo paura, il cui solo pensiero mi faceva provare un mix di sensazioni contrastanti: estasi e timore.

Qualche settimana fa ho detto di SI ad un mio desiderio, imparando che se vuoi tanto fare una cosa che ti terrorizza, allora – forse – sei sulla buona strada: ci devi provare!

Ci devi riuscire, perché se puoi allora devi! È una questione di responsabilità e rispetto verso noi stessi.

E ancora una volta, NON perché è settembre, ma perché questo mondo è un luogo bellissimo, nonostante tutto.

‘Abbiamo percorso migliaia di km per raggiungere la luna, ma da quassù lo spettacolo più grande è la terra’ (cit.)

Siamo NOI.

(*) scusate la demenza delle citazioni, riesco ad essere cojona anche quando parlo di roba seria!

(**) fottutissimi anni bisestili