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Era una mattinata piuttosto uggiosa, quel giorno a Londra, quando Elly – scendendo di corsa le scale irregolari di legno di casa casa sua – si era fiondata sulla strada umida e lucente in direzione Primrose Hill. Un piccolo e grazioso quartiere Borghese a Nord della citta’.

E’ li che lavorava ormai da qualche mese, in una copisteria che aveva l’odore caldo della carta appena macchiata dall’inchiostro.

Quella mattina le sue gambe lunghe e magre camminavano più spedita del solito. Tanto che le pozzanghere marroni della notte le si infilavano su, appiccicandosi alle calze strette nere che indossava e ai suoi pensieri.

Forse era stata la notte appena trascorsa a renderla cosi’ stranamente agitata. Una notte  più inquieta del solito, che non la aveva lasciata dormire.

In realta’, erano strane settimane quelle.

Giornate spesse di noia e responsabilita’ e lunghe notti in cui, in fondo, non riusciva a lasciarsi andare a quelle intense ore di riposo che le sarebbero servite.

Non si trattava di ‘problemi’, Elly non ne aveva poi troppi, se non quelli di una normale e faticosa sopravvivenza in una  città costosa e vitale come la capitale britannica. Si trattava più di una sorta di inquietudine,  che trafigge spesso le donne indipendenti che superano da sole la soglia dei 30 anni e che si sentono improvvisamente catapultate davanti ad un bivio. Senza trovare poi la voglia, la determinazione e il coraggio di scegliere una delle strade.

Mentre beveva, come ogni mattina, la sua tazza di mocha calda e dolcissima, presa al volo nella caffetteria vicino alla copisteria, Elly non sapeva ancora che quella che era appena cominciata sarebbe stata una di quelle giornate di cui – in futuro – si sarebbe ricordata.

Non sono molti, in fondo, i giorni che determinano e modificano la linea su cui si muove l’esistenza di una persona. Forse 5, 6 al massimo, in una intera vita.

Aveva una gonna a ruota blu quel giorno, un maglioncino celeste intrecciato – che faceva risaltare il colore nocciola dei suoi occhi grandi – e i capelli lunghi e mossi raccolti da una penna. Con alcune ciocche ribelli che le scendevano giu’ per le guance, incorniciandole lo sguardo. Si avvolgeva dentro uno sciarpone di lana color panna che, più che calore, le regalava quelle carezze che tanto avrebbe voluto in quella giornata londinese, falsamente primaverile.

Aveva aperto la porta della copisteria, acceso la luce e pigiato conpulsivamente il pulsante di accensione del suo lento pc, letto le poche mail di clienti che chiedevano servizi e scartato – infine – la corrispondenza fisica che – in un negozio come il suo – era solita accumularsi velocemente davanti l’uscio d’ingresso.

Una delle scatole, quel giorno, aveva particolarmente colpito la sua attenzione. Era completamente ricoperta da una carta crespa viola, con la scritta ‘2 copies, please’ e un numero di telefono da poter ricontattate a lavoro finito.

Per motivi che neppure lei aveva ben capito, aveva deciso, di infrangere la regola del first in – first out, aprendo direttamente quel pacco, che aveva attirato fin dall’inizio la sua curiosita’.

Era un diario vecchio. Consumato dal tempo. Completamente scritto a mano.

Come spesso accade, la voglia di scoprire qualcosa di nuovo e inatteso aveva preso velocemente il posto della voglia di fare. Inizio’ a leggere, seduta a terra su uno dei tappeti impolverati e dozzinali del negozio.

Entrava poca gente quel giorno. E quasi tutti conoscevano già Elly, che aveva imparato ad orientarsi molto bene tra le richieste standard delle persone che abitavano su quella strada.

Nel giro di pochi mesi si era accaparrata la benevolenza e la fiducia di quella via che da un ponticino di ferro arrivava dritta fino ad un parco verdissimo e ad una collina rigogliosa di vita e alberi, da cui era possibile vedere uno dei panorami più splendidi della città.

Senza nemmeno accorgersene, Elly, si ritrovò alla decima pagina di quel tomo scritto dal pugno di una donna, con le mani ingarbugliate dentro una ciocca dei suoi capelli.

Era la storia di una vita spesa in luoghi che, lei stessa, faceva fatica ad identificare. La scrittrice di quelle pagine consunte dal tempo, parlava di immagini spese in angoli del mondo indecifrabili e lontani.

La parte interna della copertina recitava: ‘A Tomas, compagno di avventure. Senza di te, la mia vita non sarebbe mai stata tanto intensa, tanto avventurosa. Tanto meravigliosa’.

Nel giro di poche ore, chi fossero la misteriosa donna del diario e il suo Tomas sembravano essere diventati il vero chiodo fisso di quella strana giornata.

Anche il cielo bianco di Londra sembrava essersi illuminato dei riflessi accessi della curiosità di Elly.

Non aveva indizi, a meno di un numero di telefono che, però, una persona introversa come lei non avrebbe mail composto se non per comunicare un’asettica ‘Just let you know, your copies are ready’.

Lasciò la copisteria quel giorno senza aver di fatto completato nessuno dei lavori presi in carico, completamente avvolta da una inusuale curiosità creativa.

Non sapeva nulla Elly, ma si sforzava di immaginare tutto.

Ando’ via quella sera, con la voglia avida di continuare a leggere quel libro consumato dall’inchiostro. In cui si incastravano storie, lunghe giornate di cammino, caldo afoso e ribellione.

Con la voglia di sognare e lasciarsi portar via in quei luoghi sconosciuti e, forse, inesistenti. O forse reali, da qualche parte nel mondo.

In dei posti in cui non era stata mai.