noosa

Noosa, Queesland.

Ne riesco a parlare solo adesso, che sono passati – più o meno – due anni. E che le sensazioni, strane e contrastanti, che avevo in testa sembrano aver finalmente trovato una forma e una logica.

Australia. Una meta che ho sognato per tanto tempo. Da quando ero bambina. E su cui stranamente fantastico anche adesso che – lì – di tempo, ne ho passato un bel po’!

Sarà quella bellissima forma, che continua ad evocarmi un cuore rovesciato o la testa di un koala. Sarà il fascino del ‘lontano da qui’. L’oceano e i surfisti. Le isole di sabbia. Non so di preciso il perchè, ma quando penso al ‘down under’ i miei occhi continuano a brillare ancora oggi. Anche adesso, mentre scrivo.

Sinceramente, non credo riuscirei a viverci tanto a lungo, sono ancora troppo legata alle atmosfere europee nostrane che trasudano storia. Ma la voglia di ritornarci, seppur a fasi alterne, viene costantemente a trovarmi.

L’Australia mi ha sempre dato l’impressione di essere un paese nuovo di zecca. Perfino le città degli Stati Uniti – a confronto – sembrano avere tanti “strati” in più. E’ la sensazione del nuovo, su cui è ancora possibile costruire e disegnare progetti creativi. In cui c’è spazio più o meno per tutti.

Un paese lontano per collocazione geografica, ma anche così tanto vicino. In Australia non mi sono mai sentita veramente “isolata”, sebbene il posto in sè lo sia. Ho trovato un forte senso di famiglia, amici, compagni di scuola.

Un paese che si è sedimentato in silenzio dentro di me.

In tanti, ancora oggi, continuano a scrivermi, facendomi mille domande. Come organizzare un trasferimento o anche solo un long trip, quanto costa studiare, quali i vincoli legati al Working Holliday VISA. La terra dei canguri è davvero molto bella, come peraltro tanti altri paesi …eh.

Se siete alla ricerca di un partner del ‘Australia= il posto più bello del mondo’, vi consiglio però di cambiare sito.

Non lo dirò mai di nessun luogo (Roma compresa…).

Tutto dipende da chi si è, cosa si sta cercando, dove si vuole andare.

Domande, vi assicuro, per nulla banali.

A cui io non riesco quasi mai a rispondere.

Però… il color pastello di quei cieli grandi e senza fine, quelle lune immense e così vicine che – quasi le potevi toccare – quel senso di libertà e quella dignità del ‘qualsiasi-cosa-tu-faccia-per-pagare-le-bollette-va-bene’… sono veramente introvabili altrove.

E a distanza di tempo, poco tutto sommato, non vedo veramente l’ora di ritornarci: stavolta per esplorare la parte di Perth che non ho ancora visitato.

Attenzione, l’Australia non è però il paradiso che in tanti – soprattutto negli ultimi anni – hanno provato a raccontarci. E’ un paese che ha sicuramente tanti pregi, ma che – cominciando ad essere la meta dei sogni di tante persone – ha smesso di mantenere tutte le promesse su di lei riposte. Cosa abbastanza prevedibile, in fondo!

Non consiglierei mai il ‘mollo tutto’ e vado in Australia a rifarmi una vita, perché al momento riuscire a restare a lungo lì non è questione facile come un tempo. Non che sia impossibile, non mi fraintendete. Ma è importante tarare le aspettative, in modo da gestire una eventuale delusione. E in questo, essere razionali, aiuta!

Io per prima confesso di aver pagato, sulla mia pelle, la scottatura della delusione. Sebbene non fossi – appunto – una fan a tutti i costi della vita down under.

Quando ero lì i miei sentimenti erano spesso contrastanti. Oscillando continuamente tra ‘oddio che figata’, ‘si però che noia’, ‘wow ci sono riuscita anche io’.

Trasferirsi all’estero non è facile. Non fidatevi, quindi, dei faciloni che vi dicono ‘ah, ma che cosa aspetti?’.

Bisogna sempre valutare cosa si ha da perdere/guadagnare (non solo in termini economici, chiaramente) e analizzare se ne vale davvero la pena.

Quando stavo in Australia, ho commesso un grosso errore. Che riesco a vedere solo adesso. A mente fredda. Ovvero, l’aver assecondato la mia bassa propensione ad ‘esplicitare esigenze e chiedere’, cosa assolutamente indispensabile nei paesi anglosassoni se si vuole ottenere qualcosa.

I British (non solo gli australiani quindi..) sono culturalmente molto diversi da noi.

A differenza nostra, ad esempio nei rapporti sociali, non sentono l’esigenza di intuire i bisogni. E questo perchè la comunicazione si basa su livelli molto più semplici. Loro conoscono e accettano un dialogo basato sulla chiarezza. Nuda e cruda. Senza sovrastrutture.

Se vogliono una cosa, non provano a fartela intuire, così come spesso facciamo noi per timore/cultura, ma te la chiedono direttamente. Cosa che io, appunto, non sono riuscita a fare. Sia perchè non pensavo ci fosse bisogno, sia perchè – caratterialmente – ho sempre avuto difficoltà a ‘CHIEDERE’, appunto…

Sinceramente non so neppure dirvi se, alla fine, avendo chiesto e ottenuto sarei stata così tanto felice di accettare. Il tema, credo si sia capito, è quello dei visti permanenti. Su cui, presto vi racconterò la mia storia e le mie disavventure 🙂

Nel frattempo, però, parto dalle basi dandovi la mia personale-piccola-sintesi degli elementi da considerare, prima di progettare una vacanza/viaggio studio/trasferimento down under.

PRO.

  • Facilità nel trovare un ‘casual job’ (lavoretti non permanent per intenderci). Elemento molto positivo per chi non ha abbastanza risparmi e vorrebbe comunque trascorrere qualche mese nel paese. Condizione indispensabile, almeno in Australia, è partire da una buona base di Inglese. Scordatevi di arrivare in città come Brisbane e trovare anche solo un lavoretto se il vostro livello è elementare. Qui non siete nella multiculturale Londra, dove i nativi manco li vedi e dove – attualmente riesiedono 500k italiani.
  • Perfetta per i viaggiatori backpackers. L’Australia è piena di ostelli che, ovviamente, però non hanno gli stessi costi di quelli europeri (costo per notte: circa 20 dollari a persona). Spesso però, nelle varie strutture, è possibile lavorare in cambio dell’alloggio. Questo vale anche per le host family (famiglie locali che affittano casa propria e che, spesso, adeguano il prezzo della stanza all’impegno di lavoro in casa. Il concetto è: fai le pulizie? Bene, allora paghi di meno!)
  • Sicurezza estrema per i viaggiatori in solitaria (ho conosciuto tantissimi giovani che giravano il paese perfino dormendo in macchina!!). Sinceramente non credo – al momento – vi sia un paese più safe dell’Australia. La cosa peggiore che può succederti è che il venerdì, per strada, ti offrano litri di birra!!
  • Natura affascinante e varia e paesaggi mozzafiato
  • Poca gente (circa 22 milioni di abitanti, in un territorio più ampio dell’Europa intera), poco traffico e tantooo spazio per tutti. Elemento questo da non sottovalutare, se siete sociopatici come me 🙂 yuppy
  • Ambiente multiculturale, ma solo nelle grandi città (tanti gli asiatici presenti). La provincia è TANTO provincia: be ready!

CONTRO.

  • Costo della vita (education, accomodation, food, …)
  • VISA, difficoltà di ottenere un visto permanente, per chi ha intenzione di affrontare un vero e proprio trasferimento
  • La velatissima ‘spocchia’ australiana spesso mascherata da caldi benvenuti. Non sto generalizzando, anzi la mia personalissima esperienza è stata più che positiva. La popolazione aussie è molto cordiale e sicuramente avvezza all’ospitalità. Ma ha un’alta considerazione di sè. E, come sempre avviene, avere un ego alto… ti porta a sottovalutare chi ti sta intorno (soprattutto se stranieri). Non starò a ribadire ciò che è palesemente accaduto in quel paese con le popolazioni aborigene…

Ad ogni modo, credetemi, non c’è persona a cui però non consiglierei un viaggio in questo paese bellissimo e tutto da scoprire.

Presto tutti i miei tips sui luoghi che in circa un anno (1 mese nel 2012 + 8 mesi nel 2013) ho avuto la fortuna di visitare.

NeXT: articoli su Sydney e dintorni, Melbourne e Victoria, Tasmania, Sunshine Coast & camping, Isole (Stradbroke Island, Moreton Island, ecc…), Byron Bay, Queensland (North and South), Great Barrier Reef e molto di più…