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Il primo ricordo che ho di LEI, e’ quell’odore forte, aspro e gommoso che si sente immediatamente, una volta scesi da un treno qualsiasi alla Stazione Termini. Ero piuttosto piccola, ma quella sensazione all’olfatto riesco a provarla anche oggi, tutte le volte che ci passo.

Questa citta’ e’ fatta di tanti strati adiacenti. Tutti diversi. Che spesso non si conoscono l’uno con l’altro. Ma che, anzi, si ignorano e spesso si respingono con violenza.

Cambiare quartiere, qui, puo’ avere lo stesso sapore del cambiare completamente citta’. Abitudini. Prassi sociali.

Per capirlo veramente, questo luogo, devi accettare di camminare piano. Di sporcarti le mani. Di buttarti nella mischia.

In mezzo alla gente. Al caos. Alla disorganizzazione. Alle persone che, a volte ridono, altre si lamentano.

Che a volte sono euforiche, e non esitano a dirlo al mondo, e altre hanno la disperazione disegnata negli occhi..

Conosco tante persone che vivono a Roma praticamente da sempre, ed ho come la sensazione che solo poche, pochissime di loro, la conoscano davvero. Nel profondo. Per quello che realmente e’.

A Roma c’e’ questo strano campanilismo di quartiere che, a volte, si traduce quasi in mancanza di curiosità. Di conoscere quello che e’ “lontano” e diverso.

Roma e’ così’: bizzarra. Cosi’ come alcuni dei suoi abitanti che, ad esempio, si lamentano dei mezzi pubblici senza – di fatto – aver mai provato a prenderli. Anche in zone in cui “l’ardua” esperienza potrebbe essere fatta in serenita’.

Roma e’ schietta e senza troppe sovrastrutture. Altezzosa, tanto da non voler competere, e terribilmente logorroica…

Le si puo’ dire tutto, tranne di non essere autentica nel profondo.

Negli anni ho affinato il mio fiuto.

Spesso, anche solo da poche frasi buttate li’ e da alcune parole pronunciate in un certo modo, riesco a capire esattamente il quartiere di provenienza della persona che parla.

Per chi viene da fuori e’ di solito molto più semplice che per chi in un luogo ci nasce. Anche a Londra zone specifiche, hanno particolari “cadenze”. Molto/troppo identificabili. Basta prestare attenzione e affinare l’udito.

C’e’ un Tram a Roma, il numero 19, che attraversa l’intera citta’ mostrandone tutte le sue anime.

Tutti i suoi infiniti spaccati sociali: dai quartieri più popolari a quelli più borghesi e ricchi.

Ed e’ assolutamente educativo regalarsi, anche solo per una volta, un viaggio tra quei vagoni. Così ricchi di diversità. 1 euro e 50 spesi in lingue diverse e in occhi che brillano in modo originale e autentico.

Roma e’ un cubo variopinto, dalle tante facce. Tutte diverse. Tutte maledettamente ruvide.

E’ illogica, irriverente e moderatamente maleducata. Ma per uno strano sentimento, che faccio perfino fatica a capire …figuriamoci a descrivere, i motivi per cui questa citta’ dovresti odiarla, detestarla e lasciarla, sono poi gli stessi che – in fondo – te la fanno amare alla follia.

E’ un po’ lo stesso motivo per cui, da quasi 9 anni, continuo ad andare a comprare i biscotti caldi nel panificio del Ghetto, nonostante lo strano “approccio al cliente” – tutt’altro che gentile – delle 4 signore che lo gestiscono.

Il primo anno, Roma la guardi in cagnesco perche’ ti ha innegabilmente complicato la vita parecchio.

Il secondo anno, continui a non capirla ma inizi lentamente a provare uno strano senso di simpatia.

Dal terzo anno in poi – se possibile – ti fa incazzare di piu’ ma, ancora una volta illogicamente, percepisci che di alcune cose forse non puoi più fare a meno. Perche’ nonostante tutto, ti piacciono.

Ieri ho rivisto una mia ex-coinquilina, che non vedevo da tanti anni. Anche lei in questo lungo lasso di tempo in cui siamo state separate, ha viaggiato moltissimo, vissuto e lavorato ovunque…

“Ma alla fine, mi dice, tra i tanti luoghi possibili – a parità di opportunità, ho scelto di stare qui.

Perche’ qui sono felice”

Forse, ma non ne sono poi tanto certa, e’ perché il BELLO non educa solo la vista, ma anche il cuore.

Roma purtroppo non e’ quella dei video deserti, dove una vespa, nel più prevedibile dei cliché, si muove lungo il Tevere fino a San Pietro. Magari lo fosse!

Roma e’ un mix di cose meravigliose e aberranti insieme.

C’e’ perfezione estetica e degrado.

C’e’ cultura immensa e ignoranza, come forse non l’ho mai vista altrove.

C’e’ “grazia” che non ti aspetteresti e che viene spesso fuori dalle persone semplici, che hanno poco. E c’e’ squallore che – altrettanto inaspettatamente – puo’ uscir fuori dalla bocca di uomini in pochette.

Roma e’ un sacco di cose. E’ l’orgoglio – e talvolta la miopia – di noi che la abitiamo.

E’ lo stupore di chi ci arriva per la prima volta. E’ l’odore della pizza bianca che esce fuori dalle panetterie. E’ quella striscia di cielo azzurro che colora la distanza tra i palazzi alti del centro storico. E’ quel sampietrino che, prima o poi, ti romperà una scarpa. E’ quel luogo in cui ho camminato tanto, sia con i piedi che con la mente.

Roma ha il fascino crucciato della donna che ha sofferto. A cui non puoi strappare lo sguardo di dosso, anche se vorresti. Roma ha la bellezza abbandonata di una storia che non c’e’ piu’.

Roma e’ stata la solitudine dei primi anni e il calore delle tante amicizie, arrivate poi con passare del tempo.

Roma e’ tante cose, ma e’ soprattutto uno dei miei amori per sempre.