secondo tragico fantozzi

Tra i tanti eventi esilaranti che mi sono capitati nella vita, se si esclude il fatto di essere nata con i capelli crespi e di essere alta bassa 1,63 cm, lavorare in azienda è certamente quello dalle sfaccettature più interessanti, variopinte, inaspettate e degno di nota. Nella vita mi sarei aspettata infatti di tutto tranne di diventare quello che – nel bene e nel male – sono oggi.

Le nostre aziende sono una scuola di vita o di sopravvivenza, a seconda dei punti di vista, per giovani rampanti dalle grandi ambizioni. Fin dagli anni del liceo, mi sono sempre confrontata – anche con manifesta perplessità – con chi pensava che avrebbe fatto della propria vita un capolavoro.

Che ci siano riusciti o meno, e’ questione abbastanza opinabile: dipende dai punti di vista da cui si guarda e dal prezzo che si è accettato di pagare.

Perché un prezzo da pagare, di solito, c’è sempre!

Non esagero dicendo che quello che – un tempo – era il servizio militare obbligatorio, oggi è il mitico “stage con possibilità di inserimento”.

Conosco giovani che lavorano tantissimo per raggiungere lui: il mitico contratto a tempo indeterminato. Scalpitando come dei matti per farsi spazio in mezzo ad ambienti decisamente molto affollati, dove spesso i nuovi posti vuoti sono strettamente connessi a pre-pensionamenti e/o alla prematura dipartita degli over 60. Converrete quindi con me che il mitico “Fantozzi” resta – nel panorama del cinema italiano – un caposaldo di realismo estremo.

Si scrive “ambizione”, ma si legge “si salvi chi può” o – meglio – “simpatiche guerre sociali ai tempi di Renzi e del Job Act (AKA – morte sua, vita mia).

Trovo estremamente noioso scrivere di lavoro, solo che negli anni ho accumulato così tanto “materiale umano” sul tema che mi sto quasi convincendo del fatto che il mio primo libro – che diventerà peraltro un best seller Rizzoli – si chiamerà probabilmente “Cinquanta sfumature di NEON”.

In copertina ci sarò io, ormai agè e con aria appannata/stordita, che mi mordicchio le labbra, con palpebra tremens semi-chiusa e unghie sfaldate a causa della carenza di sali minerali. A quel punto indosserò occhiali senza montatura, completi Carla G e avrò probabilmente ceduto alle Hogan Interactive e al capello ondulato biondo-roma-nord.

Ahhh quanto è meraviglioso e autoironico il nostro paese. Oggi per esempio, sulle bacheche Facebook tricolore, spopolava il post “le aziende italiane in cui si lavora meglio” che – se ci pensate – è già di per se un fantastico ossimoro.

Il mondo delle aziende italiane – poco importa se piccola organizzazione o grande multinazionale – ha delle inconfondibili connotazioni.

Ecco le prime cose che – di getto – mi vengono in mente:

  • Tutte le volte che nel corso di una riunione su un “Sistema informativo a caso”, viene pronunciata la frase “Facciamo un ragionamento filosofico” un ingegnere al tavolo muore e ad una fatina spuntano le ali (declinazione: ‘mondo fuffa verso mondo ingegnere’)
  • Quando ad una neo-mamma ancora in allattamento, a cui viene fissata una riunione ad orari sconvenienti, viene detto “Tranquilla cara vai via”, in realtà si sta provando a sottendere – anche con una non troppo velata aria di “supponenza”, “Tranquilla cara vai pure, che tanto faremo noi quello che non fai tu” (declinazione: donna, maternità e lavoro nel belpaese)
  • Noi donne, in certi ruoli, diventiamo… come dire… bizzarre? Piu’ o meno ogni 28 del mese, ad esempio, possono accadere eventi strani e poco decifrabili, soprattutto per i colleghi uomini. Tipo riunioni in cui il gentil-sesso si esprime con la stessa carica emotiva del peggior scaricatore-de-porto e con la stessa professionalità degli autisti Atac che parlano al telefono guidando con una mano. Tipicamente durante sti popò de buZziiiness-meeting il punto meno “personale” all’ordine del giorno è un bel “Be’, però sei veramente rigida”, che sottende un chiaro e diretto “anvedi sta stronza de merda” (declinazione: donna & potere)
  • Il “Ciao, posso offrirti un caffè?” pronunciato a strani orari del giorno e da parte di quei manager ermetici, ai quali NON devi chiedere mai, può voler dire una sola cosa: “stai attento, agguato in corso” (declinazione: te stanno a ‘nculà, stacce…)
  • Chi ti parla di “grande opportunità” invece, ti sta per ammollare una di quelle attività pazzesche che si sono rimbalzati in 100 senza soluzione alcuna e che adesso, vuoi o non vuoi, tocca a te (declinazione: padulo forte e chiaro)
  • L’uso della mail aziendale come strumento-chat genera un solo effetto: lo spostamento veloce e indolore ti tutte le mail in cui si sta in CC dalla cartella Inbox a quella “sti cazzi” (declinazione: outlook quello sconosciuto)
  • La probabilità per un over 30 di trovare lavoro attraverso l’invio di CV su linkedin è uguale a quella – per una quarantenne illibata – di uscire di casa la mattina e beccare per caso quel gran figo di Jude Law che ti chiede info sull’ultimo sciopero bianco dei mezzi pubblici romani (declinazione: italia e flessibilità nel lavoro)
  • Il modello uno lavora e 10 guardano è – in scala – perfettamente applicabile alle organizzazioni pizza&mandolino (declinazione: italia e meritocrazia)