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Raccontare le proprie esperienze, aldilà dell’innegabile valore di “condividere per ispirare/motivare”, è di fondamentale importanza – almeno per me – per fissare concetti, luoghi ed emozioni.

C’è una netta differenza tra i viaggi e gli incontri fatti, ma mai messi nero su bianco, e quelli invece che ho “post-prodotto”. Post-analizzato. Post-digerito. Post-raccontato. Post-amato follemente.

Ripensare alle cose è il primo passo per sedimentare nozioni. Pezzi nuovi di un “NOI” in continua crescita ed evoluzione. E’ come un dire a se stessi ad alta voce: “Antonia, quando sei felice, facci caso!”.

Siamo umani e umana è appunto la nostra labile memoria!

Ed eccomi, quindi, all’ultimissimo racconto del nostro memorabile viaggio in Portogallo. Lisbona e Sintra. Le ultime tappe prima di rientrare a casa e salutare definitivamente il THE-BIG-&-BEAUTIFUL-TRIP della fantastica (per clima e per esperienze) estate 2015.

LISBONA.

Scrivetelo pure come vi pare: Lisbon, Lisboa o Lisbona. Il risultato cambia veramente molto poco! Non ho troppo da dirvi se non di attaccarvi al pc per trovare la prima offerta low cost e volare in questa città fantastica. Che è gioiosa, chiara, musicale e divertente.

La sua travagliata storia mi ricorda moltissimo quella della mia città natale. Nel novembre del 1755, infatti, mentre gran parte della popolazione era intenta ad ascoltare la messa, la città fu colpita da un fortissimo terremoto che ne distrusse gran parte dei palazzi più importanti, generando – inoltre – un incendio disastroso. La maggior parte dei cittadini, per cercare salvezza, si rifugiarono lungo le rive del fiume, non sapendo che – proprio da li’ – si sarebbe manifestata la fine definitiva travestita da orrendo “tsunami”.

E’ strano poi come, dalle ceneri di una tragica storia, la città abbia assunto dei colori che mi sono sembrati tutt’altro che decadenti. Al momento, infatti, il centro si divide in una parte interamente ricostruita dopo il cataclisma e in quel che resta del pre-terremoto. Lo stile è sempre quello barocco, ma con forti accenti arabeggianti che le conferiscono il fascino della città dai molti strati culturali/evolutivi. Il consiglio che posso darvi è di programmare poco e perdervi per le strade che – a volte scendono – ma molto più spesso salgono. Di gustare l’atmosfera fricchettona e rilassata dei locali, tutti deliziosi e dalle forti tendenze middle europee. Di andare alla ricerca della street art, una delle migliori al momento. Di gustare il panorama da uno dei look-out della parte alta della città.

Da non perdere inoltre: la cattedrale “Se’ de Lisboa”, che contiene opere di valore inestimabile, una serata di “Fado”, musica tradizionale portoghese da ascoltare in uno dei tantissimi locali del centro, e una piccola escursione nel quartiere di BELEM, sia per una passeggiata lungo il fiume – fino alla storica torre, sia per mangiare i mitici Pasteis del Belem caldi e, soprattutto, nel luogo in cui sono nati!!

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SINTRA

Non so voi, ma delle volte, l’unica cosa di cui sento veramente il bisogno è di un po’ di magia. Di quella sana “fantasia” che induce “creatività”. Che ti fa staccare la spina: almeno per un po’. Giusto il tempo di una camminata, o anche solo di un tea caldo alla cannella.

Non che lo sapessi prima, ma c’è un treno che, a poco più di 30 minuti da Lisbona, ti catapulta in un’altra realtà. Passata. A più o meno 500 anni di distanza.  Sarebbe bello pensare che il binario di partenza che ti riporta indietro nel tempo, fosse il mitico ‘9 e 3/4’, anche se sul biglietto c’era invece scritto un banale 9.

È una realtà fatta di re, di regine, incantesimi e pozioni magiche. Eviterei di valutare l’impatto emotivo che un luogo del genere possa avere su chi – come me – è cresciuto a botte di pane e Principesse Disney, Sissi, Anastacia e Alice in Wonderland, e che peraltro – alla veneranda età di 33 anni canticchia spesso – ‘let it go, let it go, le it goooo’ (Frozen, per in non addetti ai lavori).
La sensazione, scendendo da quel treno, è quella di arrivare in un luogo di montagna, anche se dalle mappe il mare non sembra poi essere così tanto lontano.
La temperatura scende di almeno 10 gradi, regalando quell’improvviso bisogno di tea caldo al pomeriggio. Da prendere rigorosamente in caffetterie deliziose che suonano Vivaldi, mica pizza e fighi eh.
Nelle locande, i camerieri si trasformano in maggiordomi impettiti. E tutto intorno sembra dirti che sei arrivato – appunto – in un regno incantato. Che non è però un dozzinale parco giochi, ma una cittadina reale. Dove vivono davvero le persone.

Benvenuti a SINTRA. Un vero e proprio ‘giardino dell’eden’ che molti scrittori e poeti – tra cui Andersen – hanno giustamente definito come ‘il luogo più bello del Portogallo’. E che oggi, non a caso, rientra tra i beni Unesco ritenuti ‘patrimonio dell’umanità’.
Ho visto bambine impazzire di gioia, vedendo nella realtà quello che forse era sempre stato il ‘racconto della buonanotte’ poco prima di andare a dormire.
Castelli ad ogni angolo, in stile arabo e non, di quelli con il cornicione e le torri, che si sono stratificati nei secoli in un territorio ben definito. Case a punta che ti fanno pensare a storie esoteriche ed enormi giardini con pozzi e passaggi segreti.
Ovviamente i palazzi da visitare sono così tanti che, avendo a nostra disposizione solo un giorno, siamo stati costretti a fare delle scelte, prediligendo i più rappresentativi:
– Quinta da Regaleira – un palazzo in cui si concentrano lo stile gotico, rinascimentale e romanico. Creando atmosfere mistiche, tra giardini e grotte nascoste che non ti aspetti.
– Moorish Castle – un vero e proprio castello, di quello con il re e le regine, le mura da percorre lungo gli argini e le torri… Uno di quei luoghi da non perdere anche solo per il panorama mozzafiato e a 360gradi su Sintra
– Palace of Pena – un regalo di nozze fatto costruire da Maria II per il marito Ferdinando II del Portogallo sopra le rovine di un convento. Un’esplosione di colori, racconti celati e fantasia.

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I diari di viaggio del Portogallo, finiscono qui. Se non li avete gia’ letti, ecco le puntate precedenti:

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