Houston abbiamo un problema.

Sono un’inguaribile sognatrice alla ricerca del mio posto nel mondo.

Sono testarda e impaziente. Ma soprattutto, sono stufa di aspettare.

Vorrei sentire di nuovo il gusto agrodolce del cambiamento che nasce improvviso, mentre si è troppo impegnati per accorgersene.

L’emozione forte che ti avvolge, quando – forse rassegnati – avevamo smesso di cercarla.

E vorrei tutto ora. Subito. Qui.

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Sta sempre fermo li, ad aspettare. Come un bambino per strada, pronto a correre dietro ad un pallone in movimento.

Quell’insostenibile bisogno di imparare che è così maledettamente indispensabile alla mia età. Quasi vitale.

Che è aria di novità e vento gelido tra i capelli.

A volte si trasforma in eccitazione, per stimoli inattesi e nuovi di zecca.

Altre volte, in insoddisfazione profonda, quando la sfida è evidentemente troppo grande e le mie aspirazioni troppo forti. Quando le prospettive personali cozzano così irrimediabilmente contro la dura realtà. NO, purtroppo non posso e non so fare tutto.

Spesso è noia. Di quella che mi trafigge forte. E’ quella sensazione straziante di essere ferma. Di non potermi muovere come vorrei, e come – sento – potrei.

Come quella irrazionale sensazione di “mancata possibilità al movimento” che mi assale quando sento il lenzuolo che mi copre a letto improvvisamente bloccato da una parte, tanto da non potermi girare.

Quando mi succede provo la sensazione forte e reale di una mano che mi stringe alla gola. E più quello che mi circonda sembra essere mortalmente stabile/rigido/immutabile, più la sensazione orrenda di asfissia aumenta.

Vorrei fuggire, o chiudermi in bagno. Terapia – quest’ultima – ampiamente collaudata da adolescente in crisi, quando nel cesso ci passavo le ore.

Ho imparato a conoscermi, nel tempo, e so benissimo che, per una persona irrequieta come me, questi momenti sono abbastanza normali. Quasi ciclici. Impossibili da evitare.

La sensazione di un futuro statico, immodificabile e terribilmente stretto. Come se tutto fosse già scritto nero su bianco, senza possibilità di modificare la bozza.

In un foglio black&white dove ogni mia aspirazione sembra essere irrimediabilmente sepolta dalla brutale realtà delle cose che mi succedono accanto.

Tutte così predictable. Come un percorso lineare che si perde lungo un orizzonte infinito.

Provo a ridimensionare sempre il tutto, in nome di quel diffuso mantra del “si, però sono una persona fortunata”. A cui peraltro ho smesso di credere da un po’. La fortuna, semmai esistesse, dovrebbe essere commisurata all’impegno e – non ultimo – al talento. Perchè tutti ne hanno uno!

Provo a razionalizzare, domandandomi quanto durerà stavolta e come riuscirò a sconfiggere la sensazione di non star facendo nulla di concreto per me stessa. Per noi. Per la nostra piccola famiglia.

Nulla che mi arricchisce. Nulla che mi fa imparare. Nulla che mi permette di vivere in modo “pieno” questa vita. Che è una. E che è la sola che mi sarà data.

Ho spesso la sensazione di ricevere molto meno di quanto io dia, in un saldo negativo che è sempre in crescita. Ma questo – lo so – è in fondo solo il mio personale punto di vista.

Leggere mi aiuta tanto, anche se le storie meravigliose degli altri non possono essere una cura.

In questi momenti mi sforzo di trovare un obiettivo reale, tangibile e raggiungibile.

Solo che poi -poof!!- mi si apre una specie di voragine enorme sotto i piedi. Ci cado dentro, quasi mi risucchia. Ed è la consapevolezza – o forse la rassegnazione –  che obiettivi di questo tipo sono rarissimi nella realtà che mi circonda. Dove spesso regna sovrana la regola del ‘nulla può e deve cambiare’.

Che strano poi che sia così!

Il cerchio si chiude quando mi ritorna in mente che – forse – anche questa continua ricerca può diventare motivo di crescita. Illusorio e di provvisoria consolazione.

O forse no.

Alla fine, torno sempre con i piedi a terra e riparto! A volte anche più veloce. In un up and down continuo che mi rende – in fondo – la persona che sono!

Che poi, oggi è anche il primo di settembre. E mi piace pensare che da qui in poi, tutto può accadere.