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Ore 21.48, luce chiara e rossa all’orizzonte. Temperatura mite, ma non troppo.
In diretta dal minuscolo villaggio di Palas de Rei. Galizia. Spagna. Con noi pochi abitanti e tanti pellegrini.
All’attivo oggi: 25 km di camminata (quasi tutti su strada battuta), un bicchiere di rosso davanti alla promessa di un tramonto arancione, una tapas deliziosa&piccante al “pulpo” in perfetto stile galiziano… che mi lecco ancora i baffi (scusatemi, ma erano mesi che volevo dirlo: non lo facevo dagli anni ’90…) e 6 timbri nuovi di zecca sul mio taccuino del cammino. Mica male eh.
Mi è sempre piaciuto contate quanto di speciale può accumularsi in una sola, minuscola giornata.
Circa 6 ore di marcia – intervallate da piccole soste di recupero. Ho scoperto infatti che dopo una biretta fredda le mie gambe performano meglio: giuro!
6 ore di sali-scendi… Più “sali” che “scendi”, a dire il vero.
6 ore di energia tutta focalizzata in un solo obiettivo tangibile: arrivare alla meta. Fare una doccia caldissima. Indossare vestiti puliti. Recuperare le forze. Essere pronti per il giorno dopo.
È così semplice e perfetta la vita “itinerante” del pellegrino. Impari ad accettare la routine che – in questa situazione così particolare – smette di essere un insopportabile vincolo da rispettare, diventando possibilità concreta di fare bene. Di fare meglio.
La strada sotto ai miei piedi, oggi, mi ha insegnato il valore di non mollare, anche quando le forze sembrano mancare improvvisamente. E l’umore comincia a vacillare.
Perché in fondo ad una salita ripida e intensa – indipendentemente da quanto lunga essa sia – c’è sempre una dolce e confortevole discesa ad attendere.