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Day 1 [from Sarria to Portomarin]

Sono passate le 20 di sera da un po’ e a Porto Marin, prima destinazione del mio ‘Camino de Santiago’, c’è ancora alto il sole. La gente sta in piazza. Cena. Discute. Sorride.
Potrei dirvi che sto fresca come un fiore, ma la verità è che ho lo stesso andamento bradipo di una foca monaca. Insomma, oggi mi sono fatta il culo… In tutti i sensi eh! E l’ho fatto con grandi sorrisi perché i paesaggi che mi scorrevano accanto erano di una bellezza dipinta. E l’aria era piacevolmente frizzantina.
Se avessi modo, vi mostrerei quello che ora – seduta al mio tavolo – mi gira intorno: dappertutto simpatici andamenti-lenti. Camminiamo tutti un po’ “amabilmente-storti” dentro infradito di plastica post-doccia. Il paesello in cui mi trovo – così come del resto tutti quelli attraversati oggi – è un vero incanto. Isolato, immerso nella natura profonda della Galizia, pulito.
La Spagna è sempre così bella, calda, accogliente e vera: la amo tantissimo. Ed è sempre bellissimo tornarci. La cultura spagnola sembra basarsi sulla convivialita’.
Sono sveglia dalle 5.30 e forse comincio ad avere le allucinazioni e segni di cedimento. Il solo vago ricordo che ho di stamattina (prima di prendere il bus per Sarria, punto di partenza del Camino) è una specie di purga calda al gusto di caffè avvinghiata, non con poca consapevolezza, ad una macchinetta vecia della stazione dei pullman. Ricordo pure il sonno. Sonno atavico, tutto riconvertito poi in sana frenesia: quella di farcela quando la stanchezza cominciava a farsi sentire. Che camminare per 30km non è come andare a Campo dei Fiori a piedi. Inizialmente sembra che – wow – sia facilissimo! Ma poi km dopo km, le salite iniziano ad infastidire il fiato, le discese a mettere a dura prova la resistenza delle ginocchia.
Potrei dirvi, che ad ogni segno di cedimento mi ripetevo che, SI, c’è la potevo/dovevo fare… Ma la verità è che la mia auto-motivazione si basava su due capisaldo abbastanza cojoni:
1- i timbri sul mio taccuino del Pellegrino (considerate che chi vi parla, ai tempi dell’università, era soggetta ad ‘emozione-incontenibile-da-firma-sul-libretto’ … Era abbastanza prevedibile che sarei ricaduta nel tunnel
2 – il mantra del mio andare: “In Portogallo col culo de Belen”
Buona notte 🙂

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