image

La settima scorsa, a quattro di bastoni e con un tea freddo sul letto, mi domandavo quale fosse la mia “reale motivazione”. Quell’irrefrenabile impulso che ti spinge a fare, nonostante la fatica, nonostante il caldo. Nonostante tutto.
Sono miracolosamente in volo verso Santiago De Compostela. Il caos di Fiumicino mi aveva convinta che – NO – volare oggi non sarebbe stato facile.
Eppure sono qui, ancora una volta con la testa tra le nuvole sul tetto del mondo. A guardare dall’alto chi siamo.
Io, the Dux e loro: le mie inaspettate motivazioni. In fondo tutti le hanno lungo il ‘cammino’. Pellegrini religiosi, percorsi spirituali, amore per la natura. A ciascuno la propria personale ispirazione.
In questi lunghissimi 7 giorni ho capito quanto alcuni momenti possano cambiare tutto. Prospettive, Stati d’Animo, Priorità.
Come certi attimi segnino irrimediabilmente il confine tra chi siamo stati e chi siamo, in un percorso imperfetto. E delle volte perfino troppo doloroso.
Come guardarsi allo specchio e smettere ad un tratto di riconoscersi.
Pensieri positivi verso le persone a cui voglio bene, verso una in particolare che – in questo preciso momento – ha terribilmente bisogno di speranza. E un fitto nodo da sciogliere.
Questa le motivazioni che – forse – mi faranno camminare con tenacia per quasi 30km al giorno. Con i piedi ben saldi a terra e la mente all’insù. Alla ricerca del sole o anche solo di uno sprazzo di arcobaleno.