IMG_2387Diciamo tutta la verita’. In condizioni normali – in pieno LUGLIO – probabilmente non mi sarebbe venuto in mente di visitare una mostra. Adoro moltissimo gli urban safari. Ma li preferisco quando sono avvolta dentro un cappottino e una sciarpa. Quando cioè – solo respirando – produco quel fumetto invernale che sa tanto di Ally-Mc-Beal-never-stops. E quando ci si puo’ infilare dentro un bar, riscoprendo – in un tea caldo alla cannella fumante – la coccola del pomeriggio.

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Ecco, lo scenario di ieri non era decisamente lo stesso.

Alle 15 di pomeriggio c’erano 35 gradi reali e 42 percepiti. E per strada, a parte noi, c’erano soltanto qualche comitiva di giapponesi con ombrellini catarifrangenti e qualche vigile discretamente catatonico, in attesa di staccare e raggiungere famiglia e amici a Fregene.  Perfino i negozi, nonostante sia pieno periodo di SALDI, avevano ampi spazi esplorativi.

In condizioni del genere, se passi da Palazzo Esposizioni, e alzando la testa all’insu’ ti accorgi che il nome di uno dei tuoi artisti preferiti sta fermo a guardarti, te che fai non entri? Approfittando – peraltro – della coda praticamente inesistente alla cassa ticket? Evento abbastanza raro in una grande citta’…

… it took only a moment … 

IMG_2338E così e’ stato. Senza pensarci troppo, siamo saliti lungo le scale candide del Palazzo, incuriositi&felici insieme per la scarsa umanità presente a contorno. Che non so voi, ma a me invecchiando, la presenza eccessiva di Homo Sapiens, soprattutto in contesti in cui il silenzio e’ filologicamente mandatory, ha iniziato a creare un po’ di sana intolleranza. E’ che – ultimamente – ai posti affollati e fighi, preferisco quelli vuoti e rilassanti, che so’ tipo un bosco dove ci siamo io, qualche albero e un contadino!

Nel giro di pochi minuti ci lasciavamo letteralmente trasportare e incantare dal mood eccentrico della mostra. In un contesto veramente straordinario. Quello di Palazzo Esposizioni praticamente vuoto e TUTTO-PER-NOI.  Da non crederci! Come se io e The Dux, fossimo stati invitati ad un evento in esclusiva.

“AFTER THE DELUGE” – il Titolo della Mostra

(Dopo il Diluvio)

Un’esposizione concentrata su piu’ di 100 lavori che il grandissimo Davide La Chapelle, storico allievo di Andy Warhol (mica il mio prof. comatico di Educazione Artistica), ha realizzato a partire dal 2006 in poi. Il vero e proprio annus mirabilis per la vita artistica e non di La Chapelle.

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Il 2006 ha segnato infatti un vero e proprio ripensamento estetico, attraverso il passaggio dal filone della fotografia surrealista (di cui, a mio avviso, La Chapelle resta comunque il grande genio), a quello dell’arte perfettamente adatta ad ambienti concettuali quali mostre e musei.

L’evento alla base di tale cambiamento artistico ed estetico, pare sia stata proprio una visita alla meravigliosa

Cappella Sistina.

E non e’ infatti un caso se, in alcune delle sue opere, siano palesemente presenti elementi dell’arte classica romana. Che poi, a pensarci bene, se la visita al capolavoro di Michelangelo ha sbalordito me – italiana dal neurone medio – e’ abbastanza comprensibile che un uomo con la sensibilita’ artistica di La Chapelle sia stato letteralmente travolto da una “rivoluzione interna”.

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Ma il 2006 rappresenta anche un forte e deciso cambiamento di rotta, non solo per l’artista, ma anche e soprattutto per l’uomo che sceglie – coraggiosamente – ma anche inseguendo una vocazione Smoked Salmon – di ritirarsi dalla vita patinata dello star system hollywoodiano (per tanti anni sua base lavorativa), per rifugiarsi su un’isola selvaggia del Pacifico.

Lontano dal mondo delle paillettes, spesso ridicolizzato e messo in discussione in parte dei suoi lavori. Congedandosi – in maniera estremamente originale – con un epico e indimenticabile “Avevo detto quello che volevo dire” quindi ciao e grazie!

Ma voi non lo amate già un pochino?

Io si!! Ma tantissimo.

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Le opere di Davide La Chapelle hanno il chiaro obiettivo di creare uno shock  emotivo.

E ci riescono benissimo. Non solo per la tipologia dei soggetti rappresentati, ma anche e soprattutto per i colori forti utilizzati e per l’inconfondibile stile di composizione – mai lasciato al caso – degli oggetti (animati o meno) che vengono rappresentati.

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Volendo semplificare molto, l’opera di La Chapelle puo’ essere suddivisa in due grandi filoni:

  • le opere fatte di “carne e di ossa”, in cui sono gli uomini – rappresentati spesso in scene aberranti da modelli viventi – gli indiscussi soggetti principali (prima parte della vita artistica di LC che, non va scordato, nasce come fotografo surrealista e lavora per anni nell’ambito della pubblicita’/creazione di spot musicali e cinematografici)
  • le opere in cui “la carne viene cancellata”, per lasciare il posto a set privi di umanita’, ma tuttavia fortemente animati da scenari costruiti nel minimo dettaglio dall’artista (spesso con oggetti di uso comune, quali ad esempio lattine…)

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LE OPERE FATTE DI CARNE E OSSA

E’ la produzione artistica di La Chapelle che io personalmente ho amato di piu’. Quella che incalana al meglio la sua anima indiscutibilmente post-pop. Le fotografie, in realta’ veri e propri set fotografici, sono geniali. Impossibile rimanerne indifferenti. Vengono ripensati scenari quali la nativita’ o altre opere di carattere religioso, in modo del tutto originale e spesso irriverente e dissacrante.

In questa produzione, l’uomo viene mostrato per quello che, con tutti i suoi vizi e virtu’. Bello e orrendo. Nevrotico. Scosso da una modernita’ alienante. Ucciso dalla solitudine e dai suoi stessi miti (quali il denaro, ad esempio). Perverso e angelico. Egoista e magnanimo.

L’occhio di La Chapelle non e’ mai quello di chi vuole giudicare, ma di chi – in fondo –  quella realta’ e’ costretto a viverla in prima persona. 

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LE OPERE IN CUI LA CARNE VIENE CANCELLATA

Sono stazioni di servizio. Paesaggi industriali. Il punto di partenza di La Chapelle e’ la domanda di cosa la nostra societa’ sara’ capace di lasciare alle future popolazioni.

Quali saranno le nostre tracce, rispetto – ad esempio – a quelle delle civilita’ azteche per noi?

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La mostra di Davide La Chapelle e’ decisamente imperdibile.

Sara’ live a Palazzo Esposizioni (Via Nazionale, Roma) fino al 13 Sembre.

Costo: 10 Euro (prezzo scontato a 8 Euro per gli abbonati ATAC)

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