Questo post parla di persone e situazioni che disegnano tatuaggi in testa. Che ti insegnano che se una cosa puoi immaginarla, allora è reale. E puoi ottenerla. E che in fondo, il raggiungimento di obiettivi dipende – spesso – solo da noi e da quanta voglia abbiamo di investire in un progetto.

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Lo chiameremo Benny, che – lo so – sa molto di cane di taglia grande. Ma in realtà – LUI – è stato uno di quei professori destinati a cambiare per sempre, suo malgrado, la mia vita universitaria da lì in poi.

Non credo che Benny sapesse quanta influenza potesse avere ai tempi sulla mia fragile psiche vita di matricola insicura.

La sua fama di stronzo pazzesco lo precedeva. Così come una sua fantomatica  – e probabilmente mai detta – espressione che girava nei peggiori sobborghi degli alloggi universitari: “Al mondo la fisica la conosciamo in due, io e Dio. Ma lui CHIARAMENTE non è qui”. Agghiacciante, non trovate?

Ai tempi era il Prof. Di FISICA (1 e 2, mica pizza e fichi) nella mia Facoltà, e ci scommetterei che lo e’ ancora oggi.

L’ho conosciuto durante uno dei primissimi giorni di università. Quando, per la prima volta iniziavo a sentire parlare di “spazi vettoriali” e “Forma Canonica di Jordan”, mentre sentivo nascere in mè – lenta ma costante – l’incontenibile certezza che io, alla facoltà di Ingegneria, non mi sarei MAI – e dico MAI – riuscita a laureare. Lui mi sembrava cattivissimo e io completamente inadeguata.

In una giornata ancora afosa di settembre entrò in una di quelle aule enormi, di quelle riservate alle numerosissime matricole del primo anno (che poi – per un noto fenomeno del “vabbè avemo scherzato ”- cominciano lentamente a svuotarsi…così … day by day). Indossava una camicia bianca striminzita e un jeans sbiadito, tenuto stretto nella parte bassa delle pancia sporgente da una cintura marrone. Aveva le spalle tese, robuste e alte, era piuttosto pelato, muoveva le braccia fieramente, coordinandosi con i passi decisi, e teneva lo sguardo fisso a terra.

Ne ero terrorizzata. Letteralmente.

Assomigliava in modo pazzesco a Benito Benny Mussolini, non solo nei modi, ma anche e soprattutto fisicamente. GIURO. Tanto che, tutte le volte che cominciava a parlare, non riuscivo a tenere a freno la mia fantasia malata. E così mentre disquisiva di vettori, principio di inerzia, di azioni e reazioni, non potevo non pensare a lui che, affacciato da Piazza Venezia,  esclamava uno squillante “Italiani…”. Inquietante anche questo, in effetti.

Indelebile nella mia mente, la glaciale esclamazione “OH.MIO.DIO”, che si era fatto scappare durante una lezione e che aveva fatto tremare tutti. L’evento scatenate era stata una domanda piuttosto banale, diretta ad uno dei compagni di corso della prima fila, che – in modo del tutto inaspettato – aveva dato una di quelle risposte disarmanti da encefalogramma piatto. Tanto da rafforzare in me l’idea che – a parte la genia di L.L. (la bravissima collega dal 30 fisso) – tutti gli altri lì avanti giocavano un incomprensibile ruolo di “comparsa” e che – quindi – tutto sommato, la mia politica del “molto meglio godersi le serate universitarie, svegliarsi tardi e posizionarsi in zona CESARINI” fosse maledettamente vincente.

L’obiettivo era prendere all’esame scritto di FISICA 1 un ottimo voto, in modo da evitare l’esame orale e … il contatto diretto con Benito il Prof. La sola idea di sedermi davanti a lui mi provocava herpes isterici e gastriti.

Credo di aver studiato come una matta, pur di evitare il contatto.

Il compito scritto andrò bene. 26 e tiè!! Che – ai tempi – mi sembrò un GRANDE e INASPETTATO successo!!

Se chiudo gli occhi sento ancora la felicità e il senso di liberazione nel vedere il mio nome affisso in bacheca. 4 punti in meno per essermi dimenticata di quattro freccette su misure vettoriali. Segno del fatto che se mai ci fossimo incontrati, io e Benny, all’orale mi avrebbe brutalmente BOCCIATA. TRATTATA MALE. MORTIFICATA. 🙂

Da quel momento in poi ho sentito però in mè una indescrivibile sensazione di FIDUCIA. CE L’AVEVO FATTA. E soprattutto, CE LA POTEVO FARE a portarmi a casa l’obiettivo LAUREA.

Ero felice.

FELICE DAVVERO.

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Ieri, del tutto inaspettatamente, ho scoperto di essermi classificata come sesta nella torta dei vincitori degli #igersawards2015 nella categoria “Miglior BLOG”. Non ho vinto, ma ho ritrovato il mio nome in mezzo a blogger professionisti. Che hanno trasformato la loro immensa passione in un lavoro.

E sono stata di nuovo FELICE.

FELICE DAVVERO.

GRAZIE MILLE A CHI TRA VOI MI HA VOTATA (seguendo un iter anche abbastanza complicato… The Dux e mia madre hanno lasciato perdere… per dire!!).

Vedere il nome della mia creaturina lì mi ha ricordato, ancora una volta, che niente è impossibile.