Seppur in una tragica e spesso poco decodificabile confusione mentale,

ho sempre pensato che la felicità fosse una scelta.

Esattamente come quella di mangiare insalata verde e avocado piuttosto che pizza calda e mortazza.

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(Brisbane, Australia – APRILE 2013)

Sono sempre la stessa. Quella che qualche anno fa ha cominciato a scrivere questo blog, parlando della sua esperienza tragicomica da nanny in Australia. Quando una incosciente e inesperta neo mamma – in stato di completo babyblues –  mi metteva in braccio la sua povera creatura di meno di 3 mesi (il piccolo Rohan, meglio conosciuto come “MOCCI”) sottintendendo un loquace e diretto “mo, so cazzi cavoli tua!”

Sono sempre la stessa, è vero, solo un po’ più schizzata, nevrotica e con qualche occhiaia violacea in più.

Molte cose attorno a me sono cambiate.

  • Lo sono le persone che mi circondano, non trovandomi più in un ambiente internazionale.
  • Lo sono i posti, trovandomi adesso nel cuore dell’Europa meridionale.
  • Lo sono gli stimoli al contorno, decisamente “diversi” da quelli che certe parti del mondo – così innovative e progressiste – possono darti oggi, rispetto al nostro paese.

Non sono cambiati però gli occhiali che ho volutamente deciso di indossare qualche anno fa. Mentre camminavo per le vie dell’Asia, ad esempio. O quando provavo, riuscendoci, a scorgere bellezza laddove di fatto non c’era.

La vita non è una cosa semplice, ma delle volte è come se noi facessimo di tutto per complicarcela. Io per prima.

L’anno scorso mi veniva spesso detto che ero “fortunata” a passare molto tempo tra due città belle come Roma e Londra.

Ed e’ vero: anche io mi sentivo così. Privilegiata.

Ma vi assicuro che molte altre persone, nelle mie stesse condizioni, tale stato di grazia non lo vedevano per nulla. Anzi, c’era chi addirittura provava, senza peraltro riuscirci, ad elencarmi i motivi per cui NON potevo stare bene in quelle “condizioni”. Con il mio Lui all’estero e con me, in un appartamento condiviso al Pigneto.

E quando provavo a dire quanto invece fossi “FELICE” venivo quasi guardata come “LA STRANA”.

La bellezza è davvero una questione “soggettiva”. E delle volte, semplicemente, non è per tutti.

E’ un privilegio per chi ha la capacità, la voglia e l’attitudine per scorgerla.

Non mi sorprende più – per esempio – ascoltare chi si lamenta di abitare in zone centralissime come Trastevere (il cuore di Roma), per la mancanza di supermercati e parcheggi. Giuro: mi è capitato più volte!!

La bellezza è VERAMENTE dentro gli occhi di chi guarda.

E tra l’altro, è molto meno faticoso, vedere nelle vite altrui “fantomatiche fortune”. Proprio per giustificare quella insana e inevitabile paura di “buttarsi” nel vuoto. Di sperimentare. Di provare, magari fallendo, strade alternative.

Non sempre i sogni si realizzano. Io ne ho tantissimi ancora lì, fermi ad aspettare. Ma spesso, già solo provarci ci rende persone terribilmente migliori.

Anche io penso di essere, oggi, una privilegiata. Vivo del mio lavoro, sono indipendente, ho una casa e – soprattutto – una famiglia che mi supporta. E non posso che essere “GRATA” di tutto ciò. Grata della VITA che ho OGGI. QUI. ADESSO.

Ma ho lavorato sodo per raggiungere i miei piccoli, minuscoli traguardi.

Ho faticato e spesso fallito. Ho sofferto, capendo che nulla è eterno. E che tutto attorno a noi… le cose e le persone, così come gli status quo, possono cambiare.

E farlo in modo drammaticamente veloce.

In certi momenti, sarebbe stato molto più semplice piangermi addosso. Per i risultati non raggiunti, piuttosto che per quelli conquistati.

E , ad essere sincera, mi capita di farlo infatti. Ho spesso paura.

Ma ho imparato a modulare i miei timori per quelle che ritengo siano “valide ragioni”.

Ho imparato, a mie spese, che la vita sa sorprenderti in modi che non potevamo prevedere. Perché è come se le nostre membra abbiano acquisito l’imprevedibile abilità di adeguarsi alle situazioni. Anche a quelle più complicate ed estreme.

Per motivi che non vi sto a raccontare, sono spesso circondata da giovanissimi. Così spavaldi e soli. Così impauriti e indifesi. Per un futuro che sembra non esserci. Almeno non per loro. Ma anche per me, forse.

Delle volte quegli occhi così grandi e solo pochi anni più giovani dei miei, sembrano essere coperti da un velo. Che non è fatto di vivacità, tipica di quella età così speciale.  Ma di paura per un senso di completo abbandono.

Quegli occhi però mi ricordano quanto in fondo siamo fatti di piedi e non di radici radicate a terra.

Perché “siamo uomini, non alberi”.

E ciò che ci rende veramente LIBERI e’ la possibilità di CAMBIARE.

Un cambiare che NON è fuggire da situazioni difficili, ma che è “ricerca della felicità”. Quella a cui tutti avremmo il diritto di ambire.