E’ un po’ come un continuo contare, entrare nel loop dei propri pensieri. Lo si potrebbe fare all’infinito, senza mai fermarsi. Senza arrivare ad alcuna conclusione consistente.

E’ un pò come guidare – on the road – senza avere una destinazione precisa.

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Non so voi, ma personalmente ci sto lavorando da un pò. Anche se con scarsissimi risultati. E di strada davanti ne ho ancora tanta. Troppa forse.

Per non mandare a cagare chi mi sta sulle balle, ad esempio. E per apprendere, alla veneranda età di 33 anni, la sublime arte della DIPLOMAZIA.

Questa sconosciuta.

A volte faccio perfino fatica a non far uscire (letteralmente) dalla mia faccia quel fastidioso disappunto che si impossessa prepotentemente di me. Come fosse una maschera posticcia e appiccicata male.

E’ che in questo mondo, spesso, il senso di irriverenza si sposa con quello di anarchia. Personalmente, quando una cosa non mi va, non solo non riesco a farla… ma proprio NON la faccio.

Anche se si tratta di rapporti. Umani o pseudo tali.

Nella vita mi sarei aspettata veramente di tutto, tranne di dover nuotare – avendo paura di annegare – nel mare dell’immobilismo cerebrale.

Quello dell’encefalogramma piatto. Aiuto. Aiuto. Affogo. Salvatemi. So di essere una maledetta spoiled, avendo avuto – mio malgrado – la fortuna di frequentare spesso “belle teste”.

Tanto da concedermi il lusso di ODIARE.Gli.Ambienti.NON.Intellettualmente.STIMOLANTI.

Che fregatura!

Capita anche a voi, vero?

Li detesto a tal punto da ficcarmi, spesso, in situazioni complesse e difficili da gestire, solo perchè più interessanti/stimolanti. A volte corro anche il rischio di apparire quel tipo di persona che poi, nei fatti, non sono.

Una di quelle odiose e selettive radical chic de-merda, che guarda apparentemente tutti con la puzza.

E forse – senza volerlo – lo faccio per davvero. E di questo chiedo sinceramente venia.

Certi giorni (e non mi riferisco solo a quei giorni) mi sto sulle palle da sola. Non oso quindi immaginare come gli altri possano percepirmi.

La tecnica applicata negli ultimi mesi per sopravvivere e minimizzare i danni possibili è stata quella di limitare i contatti con l’umanità.

Ovvero, data la mia capacità NULLA di mediare le difficili interazioni tra l’attività delle mie sinapsi e le espressioni del mio viso, preferisco tirarmi fuori dalle situazioni ad alto rischio “VERITA'”.

Per evitare, nei fatti, di creare problemi.

A me stessa in primis.

 (anche a bit selfish, se vogliamo: lo so!)

Ma, sempre più spesso, mi domando se sia davvero così giusto alla mia età arrendermi di già.

Proprio io che, in fondo, mi sento ancora molto Beat Generation. Una sognatrice non ancora completamente affrancata.

E’ che forse la meglio gioventù a cui appartengo io non ha ancora trovato il coraggio di liberarsi completamente da quelle odiose convenzioni sociali, dando finalmente un senso liberatorio alla propria esistenza.

Perché nel nostro paese le convenzioni vengono ancora percepite come potenziali opportunità.

Triste, lo so bene, anche solo pensarci.

 “[…] non avrebbe mai potuto capirmi perchè a me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all’altra finchè non precipito.Questa è la notte, e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione”

(Jack Kerouac)

E’ davvero così grave, utopistico e irrealizzabile aver voglia di CRESCERE?

E di farlo IMPARANDO?