In questo momento la cosa che desidererei di più è la libertà. Quella che, siamo sinceri, in fondo non esiste. Se non per pochi eletti e/o per alcuni, ma solo in periodi di tempo piuttosto limitati. image Ognuno è sottoposto a “limitazioni”. Fisiche, di spazio e di luogo. A volte, perfino mentali (casistica di “limite auto-imposto” da una bassa consapevolezza di sè).

La libertà.

Bella e stronza.

Che come ti piglia per il culo lei… nessuno mai!

Si la libertà, quell’utopistico chiodo fisso, di cui noi dreamers maledetti – e perennemente insoddisfatti – abbiamo almeno una volta disquisito, anche con un discreto sense of humor inconsapevole. Magari davanti ad una birra gelida in spiaggia, indossando uno di quei parei imbarazzanti, comprati in una vacanza in Asia con la consapevolezza che MAI più avremmo trovato il coraggio di re-indossarlo … e invece poi non è andata così. image O, peggio, davanti ad un cappuccino fumante al Bar Necci, con un hipster barbuto e anche discretamente gnocco accanto, che si ostina a parlare di rivoluzioni,  della morte culturale di New York e – a breve – di Cuba e di economia sostenibile, con l’ultimo modello di Ipad retina tra mani e la bici super figa, con sellino rigorosamente “brooks”, parcheggiata all’angolo. Delle volte, mi domando cosa avrebbe pensato di me/dei miei discorsi/delle mie paturnie la mia bis-nonna. Tale “NONNA-MICA”, vissuta ai tempi della guerra. Quando i problemi riscontrati erano: il cibo e la consegna della propria fede nunziale per il finanziamento del regime. Altre volte mi chiedo se la mia generazione riuscirà mai a combattere quell’incoerente e supponente senso di diversità che ci porta a pensare che noi “CAVOLO” siamo diversi e che la routine uccide la nostra creatività, anche – se di fatto – nella stabilità ci sguazziamo (presto o tardi, o a fasi alterne) un po’ tutti. Per scelta, qualche volta. Per necessità, altre. Ancora oggi, a pochi giorni dai miei 33 anni – mi capita spesso – di sognare ad occhi aperti, immaginandomi su quella moto che non possiedo, avvinghiata al Dux, con i capelli lunghissimi che fuoriescono dal casco su una di quelle strade grandi e deserte che portano al mare. Col vento in faccia, a canticchiare…

 Come on now try and understand

The way I feel when I’m in your hands

Take my hand come undercover

They can’t hurt you now,

Can’t hurt you now, can’t hurt you now

Because the night belongs to lovers

Because the night belongs to lust

Because the night belongs to lovers

Because the night belongs to us

image Tra me e lei il confronto è spietato, non so ancora bene per quale delle due parti. Resta il fatto che mia madre, alla mia età, era già sposata, con due figli (di cui una – io – in pre-adolescenza), una casa, una macchina e un mutuo. E aveva probabilmente già smesso di investire i suoi soldi in vestiti vintage, borse improbabili e scarpe immettibili.

A me, comunque, continua a venire sempre molto da ridere

quando penso alla mia infantile,consapevole e lucida immaturità.

Tipo che, ad esempio, avendo da poco iniziato a dormire con la finestra aperta, The Dux ha cominciato a mettere i tappi alle orecchie. Perché quello che per lui è inquinamento acustico, per me, è il cinguettio di uccelletti che alle 5 am si svegliano.

Tutto-a-posto

Ahhh quel senso di libertà utopico, quello che ci ha fatto dire almeno una volta nella vita “Adesso, mollo tutto e vado”. aaa

(Lui, è Rocco – che spero diventi il mio mezzo di trasposto per l’estate 2015) 

Forse è per questo che – per evitare ogni fuga –  qualche mese fa ho acquistato una bicicletta (una bellissima #brompton verde Tiffany). Giusto per restare in tema “minimalismo” o “less is more”, filosofia in cui credo peraltro profondamente e a cui mi piacerebbe tendere prima o poi ma che, nei fatti, continuo ancora a sentire come non completamente calata nella mia strana e pazza vita. image Non è – quindi – per il “save the planet” (a cui sento comunque di contribuire per vari motivi), non è per combattere il traffico (per cui già mi ero mossa, visto che non ho macchina e utilizzo solo mezzi pubblici).

NO, è proprio per quel senso di freedom che ho sempre

cercato e anche molto idealizzato.

Una libertà che è tante cose, ma soprattutto, frutto di pura INCOERENZA.

Ed è per questo che continuo a pensare che la coerenza NON sia affatto un valore. Anzi, vi dirò. La coerenza crea ideologia. Ed è proprio a partire dalle ideologie forti, che spesso ci si radicalizza.

E io non voglio diventare una radicale.

Voglio continuare ad essere così: un pò fru fru.

Almeno per un pò.

Voglio poter cambiare idea, senza per forza dover fare i conti con la mia insana psiche. Voglio continuare a praticare l’arte di dire sempre quello che penso. Come sto già facendo. Ed e’ proprio vero: quando si comincia non si può più smettere. Ho perfino imparato a farlo in contesti in cui, solo poco tempo fa, pensavo non fosse concesso. E devo ammettere che, cacchio, è sul serio liberatorio. Essere assertivi aiuta.

Egoisticamente parlando, credo che la verità faccia addirittura molto più bene a chi la esercita, che a chi è costretto a subirla.

Nel tempo libero, voglio continuare ad indossare corone di fiori in testa, per non scordarmi mai di quanto la natura sia bella e renda – a sua volta – tutto così speciale. image

Voglio abolire i colori scuri dal mio armadio. Al momento Il colore meno vivace che indosso è il rosa, per ribadire al mondo la mia gioia di essere donna. Indipendente. Autosufficiente. Fiera.

Vorrei sempre mangiare cibi sani, buoni di gusto e belli da guardare. Come spesso mi fa notare un mio amico “Polimè, sei sempre troppo governata da Venere”. Ed è verissimo. L’estetica per me resta sempre parte essenziale della sostanza.

Vorrei perfino cominciare a decorare scatole di legno in decoupage, così come fa egregiamente la mamma di The Dux. E che brava che è lei! E chissà se io mai troverò il tempo di farlo. Forse si, forse no. Ma se anche non dovessi mai cominciare, resterà questo momento di libero fantasticare.

Che non bisogna per forza fare tutto,

tutto e subito,

tutto e bene.

Vi ho forse mai detto che aspiro ad efficienza, normalità e soprattutto coerenza?