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E’ da un po’ che ci penso. A come le città in fondo si evolvano continuamente, così come fanno le persone.

Alcune lentamente, altre molto più velocemente. Perché il cambiamento, si sa, non è una roba semplice. Arriva alla testa, passando per stomaco. A volte, lo si deve quindi solo “digerire”, oltre che semplicemente accettare.

Le città cambiano pelle, si adattano agli stili di vita camaleontici di coloro che le abitano. Creano tendenze e si adattano – spesso faticosamente – ad altre che, viceversa, vengono imposte dalle circostanze.

La città ti da e spesso ti toglie, in un saldo complessivo che – al momento – continuo a vedere come MOLTO POSITIVO. Le città impongono frenesia e lavoro matto, ma ti regalano stimoli, emozioni e voglia di sperimentare.

Io, ad esempio, continuo a voler fare della mia vita un capolavoro

anche se, probabilmente, non ci riuscirò mai.

Certo Roma non è Londra (oggi culla del modernismo occidentale, molto più che NYC), ma è anche questo a renderla straordinariamente unica e, spesso, speciale.

Personalmente preferisco sempre l’atteggiamento di “rottura” al mero conformismo. E credo che allinearsi troppo al progressismo nord-europeo (super efficiente e che certamente ci renderebbe la vita un po’ più semplice) priverebbe Rome di quell’inconfondibile fascino di città del Sud che, in fondo, continua a conservare egregiamente.

Forse è per questo motivo che non andrei mai a vivere in Germania, se non nella sola Berlino, ma solo per un periodo limitato di tempo.

Roma è una bellissima rovina che continua a vivere di luce propria malgrado il degrado e

l’inciviltà che spesso la violentano.

Ma anche Roma sta finalmente cambiando. E chi ci vive, oggi, la può respirare nell’aria questa ventata incessante di novità.

Saranno le biciclette che lentamente crescono di numero, sarà che per scelta o per necessità le persone iniziano a nutrirsi di cose semplici, come un pic nic di domenica in uno dei suoi bellissimi parchi.

Saranno le tante iniziative food matter che spopolano, cavalcando l’ondata del buon cibo (aka- “Tu sei quello che mangi”, in cui peraltro mi ritrovo moltissimo).

Ecco la città mi sembra, improvvisamente, respirare di più. E farlo di una boccata di aria fresca e pulita.

Facendo auto-analisI (nonché AUTO-CRITICA rispetto mie pregresse lamentele) non era la città in sé ad offrirmi poco, ma io forse poco propensa ad accogliere ciò che invece LEI era pronta a darmi. Che, in fondo, anche solo per “sentire” è necessario essere propensi all’ascolto, altrimenti NO WAY AT ALL.

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La strada è ancora lunga, lo so. Ma mi sembra che un certo senso di “gestione sostenibile” e “rispetto della cosa comune” si stia parecchio diffondendo soprattutto tra la mia generazione, tra quelli che hanno visto il mondo, cominciando pertanto anche solo a percepire le potenzialità grandissime della città che ci ospita.

Di una cosa Roma è sempre stata la grande QUEEN: l’arte.

Quella classica. Quella delle linee equilibrate.

Quella della perfezione estetica, elogio di eleganza e raffinatezza.

Ci sono parti di Roma in cui è impossibile abbassare lo sguardo anche solo dai palazzi abitati da gente comune (o pseudo tale…). Provate a fare un giro, ad esempio, nelle zone residenziali adiacenti a Villa ADA. Troverete incanti architettonici che non saprei come definire se non come “ARTE”.

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Ma anche qui, l’arte – storicamente “elemento” per pochi eletti – si sta finalmente trasformando. Abbandonando le sole forme classiche e abbracciando lo stile “di strada” e il gusto di molti.

Anche a Roma è arrivata finalmente street art di valore.

La città nasconde tesori che si ritrovano così, inaspettatamente. Alcuni pezzi di Alice Pasquini te li trovi in angoli bui della città, dove ti aspetteresti di trovare tutto fuorchè colore in movimento.

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(Alice Pasquini al Circolo degli Artisti)

Penso che TROVARE qualcosa quando, in fondo, non la si stava cercando sia il regalo più grande.

Da stasera, quando uscite dall’ufficio, indossate occhi nuovi. Che delle volte basta solo “essere pronti”. Regalatevi momenti di arte inattesa e, se vivete a Roma, perdetevi nei quartieri di “Tormarancia”, “Porto Fluviale”, “Pigneto”. In una domenica pomeriggio assolata.

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Auguro a voi, e a me, di essere curiosi e folli insieme.

E di amare profondamente le cose BELLE.