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MI MANCA…

Svegliarmi presto la mattina, con un fitto nodo allo stomaco. Di quelli difficili da sciogliere e che sono, spesso, preludio di novita’.

Entrare in una stanza ed essere completamente sola. Io, in mezzo a tanti sconosciuti. Indifesi, l’uno di fronte all’altro. Ciascuno con la propria vita. I propri dubbi. Le proprie paure.

Mi manca stare in uno di quei luoghi che mi si cuciono addosso come una seconda pelle. E sentire nascere un forte e inatteso senso di me.

Mi manca porgere la mia mano e pronunciare – a mezza voce – un timido “Piacere, Antonia”. E farlo, possibilmente, in una lingua che non e’ la mia.

Mi manca la gioia estrema del progetto. Di quello che, nonostante tutto, sai di poter realizzare. Che ti fa tremare le gambe. Ti toglie l’appetito. E ti costringe a stare sveglio fino a tarda notte. Come un bambino la sera della vigilia.

Mi manca il senso di una prospettiva futura. Che non sia necessariamente CERTEZZA, ma quantomeno STIMOLO.

Mi manca raccogliere risvolti positivi inattesi. Che non avevo considerato.

Sentirmi, per una volta, circondata dal travolgente entusiasmo di chi fa un percorso assieme a me.

Mi manca uscire di casa, la mattina, con la certezza di imparare qualcosa di nuovo. Di interessante. Possibilmente di utile. Non solo per me stessa.

Mi manca riuscire ad esprimermi in modi che non sono i miei. Che non mi appartengono.

Immergermi in una cultura, attraverso l’utilizzo di parole nuove. Capire le abitudini da espressioni comuni e i sentimenti, quelli veri, da semplici gesti.

Mi manca avere un magister. Che NON sia una persona da prendere come esempio. Ma da ammirare, seppur nella sua diversita’, per il suo modo unico di affrontare la vita.

Mi manca pensare che qualcosa di bello e inaspettato possa accadere. Anche a me. Che sono una persona comune.

Mi manca il senso della fatica fisica. Quella che ti fa sentire il peso della stanchezza e il sollievo del riposo. Mi manca l’uso delle mie mani, cosi’ poco utilizzate, per costruire qualcosa di tangibile. Di toccabile. Di tridimensionale.

Mi manca camminare per strada e respirare appieno l’aria che mi trapassa i polmoni.

Mi manca andare a letto e sentirmi appagata. Svegliarmi il lunedi’ e pensare che, in fondo, poco importa se il venerdi’ e’ ancora cosi’ lontano.

Mi manca quell’attimo poco prima di fare un esame. Quando la mente sembrava nascondersi dietro un’insensata paura che poi – puntualmente – si trasformava in pura emozione. Mi manca la gioia di una firma in piu’ sul mio amato libretto universitario. E quell’illusorio, meraviglioso e infinito attimo in cui avevo la certezza di poter fare tutto quello che volevo.

Mi manca correre, ridere come una scema e avere la mente completamente vuota. Aperta al mondo.

Mi manca quel senso di liberta’ che solo l’indipendenza dei 30 anni ti da la possibilita’ di provare.

Quando il limite di una innata inadeguatezza ha finalmente lasciato il posto alla sorprendente consapevolezza.

Mi manca cominciare qualcosa di nuovo. In un luogo nuovo. Con gente nuova.

Mi manca immergere la testa in cose che non so fare. Individuare i miei limiti. E buttarmeli addosso cosi’: pesanti. Provarci. E alla fine riuscirci.

Mi manca quel senso di soddisfazione che, da giovani ingenui, ci si illude spesso di poter trovare inseguendo la carriera. Ma che forse sta nascosto da qualche altra parte.

In un luogo, forse dentro di me, che non ho ancora trovato.

Ma che, in fondo, non ho mai smesso di cercare.

Vorrei perdermi all’improvviso. Per potermi ritrovare.

Perche’ alla mia eta’ si e’ troppo giovani per essere gia’ vecchi.