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Una tra le cose a cui – nel tempo – ho imparato a dare la giusta importanza è la (rara) capacità di contestualizzare.

In sintesi: capire chi è la persona con cui si sta parlando.

Conoscere il proprio interlocutore, o almeno provarci, non è infatti solo un’opzione ma il primo passo per un “avvicinamento” reale – e non necessariamente fisico – a chi ha, con noi, un qualsiasi tipo di relazione.

E questo – udite udite – non l’ho mica imparato viaggiando, passando del tempo di qualità con persone intellettualmente stimolanti – davanti una tazza fumante di vin brulè – o facendo vita sociale nei quartieri IN delle città che frequento, ma LAVORANDO.

(si, lo scatafascio che avete udito, sono io che casco a terra come una pera cotta)

Il punto è questo. Senza scendere in tediosi dettagli che rientrano – tra l’altro – nella sfera “cazzi mia”, ho trascorso il mio ultimo anno lavorativo focalizzandomi sulle esperienze altrui. Leggendo, analizzando e cercando di capire nel profondo quali sono  stati i principali fattori che hanno reso – o meno – un’esperienza MEMORABILE. Quali gli stati d’animo e le aspettative (soddisfatte o meno) di un numero veramente MOLTO ALTO di persone, all’interno di un dato contesto (anche questo veramente poco rilevante).

E tiè, l’illuminazione è arrivata all’improvviso. Ma vuoi vedere che sta tecnica dell’ “ascolto proattivo” (me lo sono inventato, non credo esista in letteratura) sia applicabile anche in contesti completamente avulsi da quello puramente aziendale in cui l’ho appresa?

Scacco.

Non ci crederete, ma è così. Veramente.

Ho trascorso il mio 2014 lavorativo “ASCOLTANDO” (o qualcosa del genere) chi, avendo qualcosa da dire, mi parlava. Imparando quanto importante sia mettersi nei panni di qualcun altro, immedesimarsi, mettere da parte l’IO per capire l’altrui di punto di vista.

E niente, ho solo intuito quanto in fondo geniale sia sta storia della Customer Experience – così la chiamano i nostri fratelli overseas – tanto da provare ad applicarla anche nella vita di tutti i giorni.

E poi tutti a dire che la luce del neon invecchia e basta!! Erano anni che non imparavo qualcosa di interessante me, in contesti in cui di solito faccio cose utili ad altro (diverso da me ovviamente).

Parlare meno e ascoltare di più è una roba

RIVOLUZIONARIA

(soprattutto adesso che c’ho anche l’orecchio destro sturato)

una vera terapia, soprattutto per chi è affetto, come a volte lo sono io, da psico-paturnie momentanee ma costanti.

Chi mette il proprio IO al primo posto, non solo pecca (forse involontariamente?) di egoismo, ma rischia di perdersi pezzi di realtà che gli scorrono vicini.

Ed ecco perché una settimana fa ho deciso di lanciare il mio primo sondaggio su INTERVISTEDALMONDO. Perché ero curiosa di sapere chi fossero i miei interlocutori.

E lo confeso: ieri sera mi sono divertita moltissimo ad analizzare sia i risultati emersi dagli analytics che le risposte del sondaggio lanciato una settimana fa 🙂

E’ stato come VEDERE la persona a cui scrivo e osservare quanto, in fondo mi assomigli.

sondaggio

Il lettore medio del mio blog è appunto una donna, esattamente come me. Italiana, di circa 35 anni (io ne ho 32 però eh!! (***) ), con interessi estremamente eterogenei. Il suo nome potrebbe essere uno tra Giorgia, Clotilde, Priscilla, Matilde o – perfino – Antonia. E’ una persona abbastanza combattuta, non tra i vorrei ma non posso, ma tra i VORREI – NON SO SE VOGLIO – MA SE VOGLIO LO FACCIO.

E’ una donna indipendente e passionale che, senza alcun problema, salirebbe su un aereo con destinazione “ovunque sia purchè lontano da qui”. Ama le fotografie, quelle che raccontano una storia, una persona, una situazione. Quelle che in fondo parlano anche di lei.

Non è il viaggio in se ad interessarla, quanto l’esperienza di vita che si cela dietro, che la porta ad un perenne conflitto con la realtà che vive quotidianamente. Si auto-critica molto, forse troppo. E vive in una costante oscillazione tra bianco e nero. A volte si ama, altre si odia. A volte sembra uscita da una delle pagine di Vogue, altre volte dalla pattumiera.

E’ interessata alle infinite sfumature della vita, e vive in una continua ricerca di quella verità che si nasconde tra le pieghe di una camicia vecchia ritrovata nell’armadio, tra le morbide rughe di una persona anziana, o nella luce viva degli occhi che incrocia per strada.

Ama l’infinita bellezza dei suoi luoghi di sempre. Quelle stradine strette e allegre che parlano di lei.  Adora la storia, non quella che si legge ma quella che si vede a cielo aperto, passeggiando di domenica mattina.

Adora i colori e tutto ciò che li racchiude. Un arcobaleno, una lecca-lecca, un dipinto, un panorama.

Conosco molto bene la lettrice media di intervistedalmondo perché – in fondo – mi assomiglia veramente moltissimo, ma soprattutto perché voi me l’avete raccontata fantasticamente, con le vostre stracce indelebili.

Anarchica, ribelle e curiosa.

Alla continua ricerca di quella creatività che sa di avere, ma non sa bene dove.

(***) qualche sera fa, sbirciando vecchie foto di me 23enne, ho appreso che NO, non sono nata con le occhiaie/zampe di gallina incorporate… Porca Zozza … Abituatevi quindi a crisi post-adolescenziali (ve l’ho detto eh)