Continuo a svegliarmi ogni mattina alle 5,30. E non credo sia piu’ colpa del jet lag. E’ che mentre sto in viaggio vengo travolta da una estrema voglia di fare e da questa ossessione del cambiamento che mi sfoglia davanti pagine di libro da correggere con la mente.

Non e’ mai per quello che faccio, ma per il come affronto le sfide giornaliere.

E’ proprio sul “come” che mi trovo costantemente a lavorare. Su quel sentimento di gratitudine alla vita che vorrei fosse per sempre mio. Ma anche su quella bellissima capacita’ di perdonare se stessi e gli altri. Perche’ non siamo esseri perfetti. E abbiamo il diritto di commettere errori.  image

Vorrei avere piu’ coraggio e soprattutto mi piacerebbe perdere quella maledetta abitudine di sminuirmi e sottovalutarmi senza motivo. Sia per probabile insicurezza/timidezza (giuro che lo sono, non a caso preferisco scrivere che parlare – cosa che mi comporta, quando devo farlo in pubblico, lunghe fasi di”training autogeno” forzoso), sia per insofferenza – spesso manifesta – di chi invece le proprie qualita’ me le sbatte in faccia con prepotenza ( e anche a ragione, delle volte).

Vorrei essere piu’ cosciente di me e delle mie possibilita’ sempre. Non solo viaggiando, quando invece il mondo e le persone che incontro sembrano urlarmi con armonia “YOU CAN DO IT”.

Ho incontrato un uomo olandese di recente, in un ostello di Laguna Bacalar. Aveva una maglia e le gote rosa e una voglia estrema di raccontare la sua storia. Una vita sofferta e piena di solitudine. Che ha visto la perdita di una moglie giovane e il trasferimento dei due figli in altri paesi. Ma vissuta con la caparbieta’ di chi – non avendo piu’ nulla da perdere – ha deciso di vivere in pieno la propria esistenza. Senza piu’ scuse e maschere esistenziali.

Fare anzicche’ rimurginare.

Delle volte uno zaino puo’ contenere una intera vita. E il senso del viaggio, che per me continua ad essere circolare, diventa una linea retta da inseguire.

Questo mondo e’ pieno di viaggiatori solitari, che si spostano non solo per voglia di esplorare posti nuovi, considerando che molti di loro sono gia’ al 4^ giro del mondo e hanno visto un numero di paesi che – onestamente – non so se riusciro’ a vedere in una vita intera, ma anche e soprattutto per colmare dei vuoti esistenziali che la vita gli ha procurato.

Il viaggio come esperienza curativa. Che strano, non ci avevo mai pensato.