fotoAdoro questa foto.

Non perchè sia bella. Non lo è affatto.

Non perchè io sia venuta bene. Anzi.

Nè tanto meno perchè immortali un bel panorama.

La amo perchè disegna un momento. Quello di me che, dopo quasi 2 mesi di lunghe e faticose peregrinazioni per la catartica India del Nord, mettevo finalmente piede nell’indimenticabile Jodphur, la città blu del mio lungo fantasticare.

La amo perchè mi ricorda che si può avere fame. Tanta fame. Di quella che ti fa sentire i crampi allo stomaco. E che non ti fa pensare ad altro che ad un minuscolo pezzo di pane bianco, anche senza nulla dentro.

Mi piace questa foto perchè – soprattutto – mi ricorda che quel tozzo di pane non è alla portata di tutti. Perchè mi fa pensare al Natale, che li’ aspettavo con la trepida attesa di chi sa di poter riabbracciarre i propri cari e il proprio amato-odiato paese dopo un lungo e intenso anno.

La amo questa foto perchè mi dice quanto in fondo profondo e sincero possa essere un GRAZIE. Quello generato da una cosa semplice come la “sazietà”.

No, non è affatto bella foto. Ma non riesco a trovarne una che meglio rappresenti il senso di questa stagione magica. Che non per tutti è fatta di lucine accese, tavole colme di cibi e “let is snow, let is snow” a gogo’.

La amo questa foto perchè mi ricorda il piacere dell’attesa e il valore delle cose semplici.

Sorridere. Mangiare. Viaggiare.

(ma anche andare da un parrucchiere e coprire le proprie zampe di gallina con apposito copri-occhiaie)

– 1 alla Vigilia: siete pronti?