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Oh ma riuscite a pensare alla faccia di MADRE quando le ho detto, con la discreta disinvoltura della faccia di culo che mi ritrovo, “Si si mamma sto bene e ho pure fatto la spesa e mangiato … ah e già che ci sono, non so se te l’ho già detto, ma sto Natale non scendo!?” (scendere= andare in un posto a caso a SUD di Roma)

A me piace immaginarla così: con la cornetta instabilmente poggiata tra l’orecchio e la spalla, mentre spennella sulle sue unghie cortissime il nuovo feticcio di KIKO – con un acino di uva che le va di traverso – esclamare “TU FIGGHIA SI PACCIA” (trad: “Tu, figliola mia sei una biricchina”).

E così, quest’anno, dopo ben 31 anni di onorata e fedele presenza, daro’ buca al

MIO GROSSO GRASSO NATALE CALABRESE.

Che, per cultura generale, vi sintetizzo però in alcuni importanti punti tematici.

  1. L’ACCOGLIENZA. Ci sono tanti modi per esprimere accoglienza verso il prossimo, ma il calabrese ne conosce solo uno. L’OFFERTA DIRETTA E CONTINUATIVA DI CIBO. Indipendente dal vostro perso reale, per la famiglia calabrese che vi ospiterà, voi sarete MAGRI COME UN GRISSINO. Ecco perché potreste sentirvi dire cose del tipo:
    • “puzzi” (trad: sei eccessivamente magro). Pertanto, non offendetevi.
    • “figghia mangia chi si scarscia” (trad: “Figliola mangia pure qualcosa che hai un aspetto estremamente sciupato”)
    • “stavota si bona” (trad: “questa volta ti trovo bene”). Aimè, segno inequivocabile del fatto che ve siete ‘nquartati e pure ‘na cifra #sapevatelo)
    • “si gnanca comu na carta” (trad: “sei bianca come un foglio di carta, ergo MANGIA qualcosina per rimprenderti”)
  1. LA BISCA. Se avrete superato – senza grandi ripercussioni – la fase accoglienza, vi renderete subito conto che la vostra famiglia – nel Christmas Time – viene posseduta da quella che mi piace definire come “la sindrome della bisca clandestina”. Non importa se a tresette, a mercante in fiera o all’asso piglia tutto, ogni gioco natalizio verrà affrontato – da tutti i componenti della vostra famiglia (anche dalla zia ottantenne) – con estrema serietà e aggressività. Guai a chiedere a vostra madre “mamma, mi presteresti – per piacere – un euro che ho finito gli spicci?”. Lei si limiterà a guardarvi con l’aria diffidente di chi vi detesta, dicendovi che NO, non ve li darà manco morta! Non importa se il banco del Sette e Mezzo si assesti sulla quota di 3euro e 50, i vostri relativi lotteranno senza scrupoli e spesso urlando per accaparrarsi l’ultimo centesimo. La Calabria dice NO ai legami affettivi/di sangue quando si tratta di TOMBOLA.
  2. L’ATTIVITA’ LUDICA. A Reggio Calabria, mia città natale, esclusa la Santa Messa e lo struscio sulla via marina/corso, non è che ci siano poi chissà quante attività a cui dedicarsi la domenica mattina, prima delle polpette fritte della nonna. Ecco, se mai sarete ospiti a casa mia, ricordatevi di NON chiamare MADRE per dirle “Mamma, sapessi…alla pineta c’è un mercatino vintage bellissimo. Ci sono giornali d’annata, vecchi manifesti e oggetti di antiquariato unici, da togliere il fiato”. Lei, probabilmente, vi risponderà così: “Ma quale mercato? Quello prima di Cesare per caso? AHhhhhhh… pensa una mia amica è andata lì e ha ritrovato tutti i mobili che le avevano rubato qualche mese fa”. MADRE, MA PERCHE’? Togliere così poesia alle cose.
  3. I TREND A TAVOLA. Tante e tutte estremamente sentite le discussioni a tavola. Nuove morti. Nuove malattie. Nuove disgrazie. Nuovi parenti/serpenti. Una new entry molto interessante – dell’inverno 2014 – è però il tema “porco”. Attenti, perché mentre starete gustando una fetta di salame, qualcuno potrebbe esclamare “Certo che del maiale non si butta veramente niente (cosa peraltro assolutamente vera in Calabria)”. Ma potrebbe aggiungere anche “Ma tu lo sai che se ad un maiale affamato da giorni, metti in gabbia un uomo, lui se lo mangia vivo?”. Bene, a quel punto, ricordatevi che il bagno di nonna sta più avanti a destra.
  4. CORTESIE PER GLI OSPITI A TAVOLA. La quantità di cibo che transiterà sotto il vostro naso incredulo, durante le feste, andrà ben oltre l’umana/razionale comprensione. Un antipasto “tipo” supererà – soprattutto in termini calorici – la vostra cena settimanale più speciale. Crispelle, pandori ripieni, pasta al forno, petrali (variate con fico secco e/o nutelloso) e così via… Improvvisamente, dopo le lenticchie del 31 Dicembre avrete per qualche ora l’illusione che tutto stia volgendo al termine. Almeno fino a quando MADRE non vi sveglierà alle 10 di mattina (per un totale di meno di 4 ore di sonno complessive) per ricordarvi che il PRANZO DI CAPODANNO vi sta aspettando. Cominceranno, quindi, i vostri intrattenibili conati che si prolungheranno almeno fino all’alba di Santo Stefano, quando a quel punto MADRE esclamerà “Tranquilla, oggi nonna ha cucinato una cosa leggera: PASTA, CECI e FINOCCHIO SELVATICO”. Non provate a ribellarvi, lei crederà davvero in ciò che dice. E voi, a quel punto sarete assuefatti all’eccesso di cibo.
  5. DOMANDE IMBARAZZANTI. Se siete sposati e avete superate i 30, aspettatevi:
    • In faccia: “Ma che aspetti a fare un figlio?”
    • Dietro le spalle: “Oh ma non è che è malata?”
  6. IL GIRO DELLE SETTE CHIESE. Non importa se per una settimana, dieci giorni, o un mese:
    • MADRE vi rinfaccerà – lungo tutta la permanenza – che siete rimasti TROPPO POCO
    • e voi – guai a non farlo – saluterete TUTTA LA GRANDE GROSSA FAMIGLIA CALABRESE sia all’arrivo che alla partenza (“che fai non vai a salutare la cugina Fabrizia e la pro-zia Anselma, prima di andartene??”