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Se fossi stata così efficiente (e per fortuna non lo sono!) da cominciare a scrivere questo sito nel lontano Dicembre del 2012 (quando, invero, avrei voluto) probabilmente vi sareste sorbiti lunghe e travagliate pagine sui temi cult di quei mesi:

  •  the Dux – il mio Lui – in piena fase post-adolescenziale impegnato a fare surf nel Queensland australiano, mentre io commutavo tutti i santi giorni nella capitale da una ridente cittadina costiera – in preda a forti crisi di nervi
  • i miei costanti imprechi contro i mezzi pubblici romani. Ma quelli ci sono evidentemente ancora oggi. Ieri ad esempio, nella ben frequentata zona di Porta Maggiore, intono alle 21, ha preso fuoco (ripeto: si, ha preso fuoco) il tram 14 su cui si poggiavano le mie reali chiappe stanche: siamo tutti scesi di corsa con il soave ed elegante urlo del conducente in sottofondo che ci teneva ad esprimere il suo punto di vista – “levateve, e tu levate … oh ma ‘nhai capito? Te devi levà!!”. E niente, oggi c’è pure un altro sciopero e per arrivare in ufficio ad un’ora decente ho messo la sveglia alle 6.30 e ho scroccato un passaggio.
  • il PACCO. SI, avete capito bene!

Non quelli che ho tante ricevuto o – altrettante volte – dato anche con una certa disinvoltura, sfoderando l’ever green “Cavolo che mal di testa, no grazie sto male non posso uscire e poi devo fare le pulizie. Si lo so che è sabato sera”. Mi riferisco invece a quelli – molto voluminosi (mettete pure da parte quelle faccette ilari, non è un post porno) che mi sono stati utili ad imballare la mia vita.

Una 50ina in tutto, posti verticalmente, uno sopra l’altro, contro la parete di un garage.

Che se ripenso alla mia casa completamente vuota e all’eco chiaro della mia voce contro quelle pareti bianche, un piantarello di rito me lo faccio ancora oggi. A distanza di 2 anni.

Ricordo di aver “curato” quel senso di vuoto sempre con la solita coerenza: ovvero con una bomba fritta alla nutella e una piega liscio velina dal parrucchiere.

Non c’è nulla di tanto diretto ed eloquente di un tetris di pacchi incastrati che sembrano dirti quanto in fondo piccola sia la tua esistenza. Talmente minuscola e irrilevante, da poter essere piegata, imballata e conservata senza che nessuno se ne accorga. Senza che tu stessa te ne renda conto.

La scatola contenente le 16 camice cucite a mano da un noto negozio del Ghetto Ebraico del mio LUI è, ad esempio, andata persa. E a parte il fatto che, questo insulso “dettaglio” pare rientrare nella categoria “giusta causa per annullamento matrimonio secondo la Sacra Rota”, siamo ancora tutti vivi e vegeti. E la vita pare continuare.

Alcuni di quei pachi stanno ancora lì a guardarmi inquisitivi,

perchè mai più riaperti.

Questo per dirvi che si sta per dare inizio alle danze. Che la mia attuale stanza e’ completamente ricoperta da oggetti – anche dalla dubbia utilità – che manco loro sanno dove vogliono andare e che, domani, traslocherò in una casa nuova.

Ma soprattutto in un nuovo quartiere di Roma.

  • Dal mitico matto e disperato bus 105 di Ponte Casilina, al super efficiente Tram 8, che dal Ghetto/Largo Argentina mi riaccompagnerà a casa in pochi minuti.
  • Dal Bar Necci, lo storico bar di Pasolini, a Trevisiol – un noto panificio/pasticceria/tavola calda che si trova nel mio nuovo quartiere.
  • Dai villini bassi e finto-trasandati della Roma centro-est ai palazzetti eleganti e – a mio avviso – di stampo Vaticano (catto-comunista?) della Roma del centro-ovest.
  • Da una zona Banglo-Magrebina ad una Vacanze-Romane-From-USA.
  • Dai cani neri e grossi dei panca bestia ai carlini francesi.
  • Da un Pigneto radical chic a una Monteverde, che al momento mi sembra tanto borghese.

In sintesi: una nuova Roma tutta da scoprire.

Una nuova vita piena di scatole vuote da riempire.

Questa sarà la mia ultima notte al Pigneto, il mio attuale quartiere, ed è la prima volta che mi sposto verso Ovest, lasciando i miei luoghi di sempre. La Roma popolare e verace: quella di San Giovanni, dell’Alberone (che dicono sia caduto), di Piazza Re di Roma (dove – per lutto 🙂 – ha chiuso pure Pompi #maiunagioia), di Furio Camillo e del Pigneto appunto.

Aspetti positivi di Monteverde: l’estrema vicinanza – anche by bike – alle zone più belle della capitale quali Trastevere, il Ghetto e Campo dei Fiori, nonché ad una parte della mia famiglia.

Aspetti negativi: sto per lasciare un luogo in cui si spaccia una cifra, è vero, ma sto anche per andare via da un caleidoscopio (erano mesi che volevo scriverlo!) di culture e personalità forti, il quartiere più interessante, vivo e progressista della città. Quello in cui si concentrano le poche cose che succedono oggi a Roma.

Vorrei chiudere questo post con la più scontata delle conclusioni. Che come la metti metti il mio week end sarà un simpatico “pacco”. Ma di quelli belli grandi eh. Che domattina – causa trasloco – la sveglia suonerà … indovina indovinello … alle 6.30!

Di nuovo \O/

Buon venerdì e buon week end di riposo