Larry-Munch

A volte succede. Di aprire gli occhi la mattina e provare quella repentina sensazione del… “Oh cazzo ma che davvero è di nuovo lunedì oggi?”.

Che diciamolo, quel senso di sottile inquietudine e soffocamento alla sola idea di dover spendere 10 ore al giorno (x5) dentro uno stanzone chiuso, illuminato dalla sola luce dei neon (già dalle 9 del mattino) lo provano – magari a fasi alterne – più o meno tutti. Anche i più invasatissimi, anche quelli che NON ve lo diranno mai.

E invece SI, succede. Anche ai più bravi. Anche ai più volenterosi. Anche a coloro che amano talmente tanto il proprio lavoro da renderlo parte stessa della propria esistenza.

Accade. Per il semplice fatto di essere umanamente imperfetti e non delle “macchine” che – a comando – alimentano le infinite e insaziabili esigenze sociali.

Faccio coming out: a me, per prima, succede qualche volta!

Così, nel corso dei mesi  ho provato a buttare giù un vero e proprio decalogo delle procedure di emergenza utili a combattere la fottutissima routine. Quella serie di azioni TUTTE UGUALI che talvolta ci alienano. E ci fanno sentire degli asettici automi.

Sono delle semplicissime regole, che mi auto-impongo, la cui applicazione mi aiuta spesso a stare meglio con me stessa e – conseguentemente – con gli altri.

Manuale del “MI MERITO UNA VITA FELICE, NONOSTANTE ADDA LAVORA’ PER PAGARE LE BOLLETTE” for DUMMIES:

  1. Focalizzarsi su un obiettivo – possibilmente a breve termine (in modo da fruirne immediatamente degli effetti) – che sia ESOGENO al lavoro. Se la giornata che avete davanti sembra essere TANTO TANTO pesante, concentrarsi ad esempio sull’organizzazione di una cena (a tema/bio o come più vi piace) può aiutare. Ma anche, semplicemente, pensare alla pausa pranzo, se avete intenzione di vedere un amico. O magari pianificare un’esperienza (la visita di un quartiere che non avete ancora esplorato o – più banalmente – di un negozio vintage/che vi piace, ecc) da regalarvi come “premio” all’uscita dall’ufficio, in modo da interrompere quel terrificante circolo della morte SVEGLIA-CAFFE’-TRAFFICO-LAVORO-TRAFFICO-SPORT-CASA e ricomincio.
  2. Combattere tutte le forme di etichette e di incasellamento sociale. Quando si impara a metabolizzare il concetto del “IO NON sono quello che faccio!” si diventa improvvisamente più consapevoli di sé. IO sono IO, a prescindere se mi guadagno da vivere facendo il Data Entry, impartendo ordini ad un team di 100 persone, facendo test funzionali, facendo il cameriere o scrivendo noiosissimi manuali utente in compagnia costante di un silenzioso monitor. Quando anche il nostro paese (come ormai ovunque nei paesi anglosassoni) imparerà a dare la giusta dignità a tutte le forme di occupazione (anche a quelle appartenente più umili), improvvisamente il macigno – molto in voga in questi anni – del “cavolo, non riesco a trovare un lavoro” risulterà molto ma molto … meno incombente. Non ci crederete, ma ho visto fior fior di professionisti (provenienti da grandi e blasonatissime aziende – es, Google) rimettersi in gioco – perché ‘gna facevano più – con successo, rivoluzionando completamente abitudini/stili di vita e tornando così ad essere PERSONE FELICI. Anche senza cravatta, anche senza fondotinta multistrato mattutino, anche con degli income meno alti.
  3. Imparate ad apprezzare il gusto di andare piano. Quello della “VELOCITA’ A TUTTI I COSTI” è stato il concetto cardine (a mio avviso SOPRAVVALUTATO e sulla via del fallimento) dell’ultimo secolo. Ma siamo veramente sicuri che gestire la propria vita con i ritmi de-merda che la società ci impone ci faccia davvero essere persone più soddisfatte e felici? Siamo proprio certi che andare di corsa ci renda “risorse umane” più produttive? Personalmente credo che il sistema – molto americano – del tutto e subito (applicato ad ogni ambito, non solo a quello strettamente working-life) abbia solo contribuito a renderci persone più stressate, frustrate, infelici e maledettamente sole. Per cui, la mattina, a costo di timbrare con 5 minuti di ritardo, godete di quell’attimo magico che è il gusto del vostro caffè fumante.
  4. Rispondete con un sorriso sempre e applicate la filosofia #sticazzi. Soprattutto con chi prova a trattarvi con sufficienza/arroganza/ignoranza. Che è difficile, lo so! Figuriamoci, ditelo a me che – fino a qualche anno fa – pensavo che la “diplomazia” fosse solo una facoltà universitaria. Ma a volte, il distacco completo, soprattutto dalle cose/persone che – razionalmente – sappiamo essere poco importanti, genera serenità. Oltre che il meritato “ROSICARE” di chi prova a stuzzicarci 🙂 L’indifferenza, così come il cioccolato, è sempre una buona scelta. Non c’è altra punizione tanto diretta e tanto efficace.
  5. Trovate una passione irresistibile o – alternativamente – un hobby. Qualcosa che vi faccia stare bene. Anche da soli. Anche dopo una giornata difficile. Le passioni, quelle vere, sono quelle che annullano la fatica.
  6. Find out beauty all around you. La bellezza sta davvero ovunque. Nei posti più impensati e nelle forme che non avevamo previsto. A volte è una montagna innevata che fa diventare la finestra del vostro ufficio un quadro. Altre volte è la luce che taglia di traverso angoli di città, colorandoli d’oro. Altre vote è leggere un libro in un bar, guardando la vita degli altri che va avanti, nonostante tutto. Delle volte è la mail di una amica che spunta sulla vostra inbox dandovi una buona notizia.
  7. Cercate di essere sempre ottimi professionisti, facendo al meglio il vostro lavoro, ma IMPARATE A SEPARARE GLI AMBITI. MAI portare il lavoro a CASA. A volte può rivelarsi molto più conveniente restare un po’ di più in ufficio piuttosto che rientrare a casa e rimurginare sul “cacchio avrei potuto farlo meglio”. Corollario: mai guardare la posta di lavoro quando – appunto – ci si trova in luoghi che non sono il posto-di-lavoro. Che il limite tra il buon lavoratore e l’invasato sull’orlo di una crisi di nervi, purtroppo, è molto/troppo sottile.
  8. Siate degli inguaribili sognatori ma mantenete i piedi ben saldati a terra. Pensate in grande ma siate sufficientemente disillusi, da non farvi incantare da vani luccichii. E, soprattutto, mettete sempre VOI e la vostra vita al primo posto quando si tratta di scegliere.
  9. Imparate ad accontentarvi. Nella vita per essere persone soddisfatte non serve essere sempre i “the number 1”. I primi della classe, diciamolo, hanno un po’ rotto le palle. Che dell’io “SO-ER-MEJO-DE-TUTTI” non se ne può più: che barba, che noia! Delle volte scendere a compromessi con le proprie ambizioni è il modo migliore per gioire di quello che già si ha, piuttosto che di quello che si sarebbe potuto conquistare.
  10. Godete delle microadventures che la daily life vi offre. Non serve andare lontano. Viaggiare non significa per forza volare a 18 ore da casa, se poi nella vita di tutti giorni ci si ritrova a ri-condividere ad esempio, i soliti campanilismi tra nord e sud o il solito velato razzismo verso il “diverso”. A volte, a poche ore di distanza da noi si nascondono tesori inesplorati. E in fondo viaggiare nel mondo è proprio questo: indossare occhi nuovi. Curiosi. Privi di pregiudizi. Essere aperto a nuove esperienze e nuove culture. Più che di turisti, c’è bisogno di inguaribili e appassionati traveler che lascino questo mondo migliore di come l’hanno trovato.

Ma la vera regola, quella che sta sopra a tutte, è che nulla è eterno. E anche le situazioni apparentemente più insopportabili prima o poi passano 🙂 

Buon lunedì a tutti!

Antonia