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Era la fine di una estate importante quella per me. L’ultima, prima di entrare definitivamente in quel mondo grande degli adulti che conoscevo cosi’ poco.

Mi ero appena diplomata e mi sentivo libera dagli impegni e curiosa di quel che sarebbe stato da li in poi.

Avevo le guance rosse dell’estate e i capelli lunghissimi, ricci e illuminati dal sole. Il giorno dopo sarei dovuta salire su un piccolo treno per consegnare la mia lettera di iscrizione all’università.

Ero tante cose in quel momento, ma soprattutto ero una ragazza felice. Una persona da costruire. Un contenitore di speranze e sogni. Avevo stampata in faccia quella freschezza che e’ tipica dei 19 anni. Quella per cui nulla di male può accadere!

La mia vita stava li, davanti a me, in quel preciso istante. In attesa che la facessi mia.

Completamente. Profondamente.

Era quell’eta’ bella in cui NULLA sembrava veramente impossibile. Quando tutto appariva legato al mio agire, alla mia volontà, ai miei desideri.

E’ strano come poi alcuni giorni della nostra vita restino cosi’ INDELEBILI, anche a distanza di anni. Come tatuaggi su labili menti.

Se chiudo gli occhi sono ancora li.

Erano le 4 del pomeriggio e indossavo un costume blu scuro e un vestitino glicine leggero.

Ero a casa dopo una calda giornata di mare. Assieme a me mio fratello, che aveva solo 11 anni. Era piccolo, bello e rotondo. Con delle guanciotte grandi e rosse che – forse – non ho mai baciato abbastanza.

Eravamo rientrati da poco. E ad aspettarci a casa c’era nostro padre. Che ricordo giovane e biondo.

C’era il vociare vivo della TV accesa. E di un racconto costante che sembrava non voler finire.

Ricordo un aereo che improvvisamente trapassava una torre altissima in un mondo sconosciuto e lontano.

Credo di aver fissato quelle immagini surreali con la stesso stato d’animo con cui si assiste ad un film. Come se non fossero vere. Come se, in fondo, raccontassero solo la trama di una storia.

Di una brutta storia.

Ricordo poi di aver visto un secondo aereo tagliare deciso un’altra torre, cosi’ come un coltello caldo avrebbe fatto con del burro.

E’ strano come la violenza delle immagini possa talvolta trasformarsi in immortale e crudele verità.

In pagine di storia da dimenticare. O forse no.

Da tenere bene a mente.

Ricordo di aver visto all’improvviso quei due palazzi sciogliersi su se stessi. Come delle candele accese da ore, lasciarsi andare al calore della fiamma.

Era stato un giorno normale per tanti di noi, almeno fino a quel momento. Quando l’umana indifferenza si era ritrovata ad assistere tutta insieme a quell’infausto spettacolo. Senza aver pagato alcun biglietto.

A quei tempi non sapevo nulla ne’ di politica, ne’ di economia, ne’ di interessi, ne’ di geopolitica. E perché mai avrei dovuto, in fondo?

Ricordo di aver ascoltato le parole di un’italiana, uscire timidamente tra i singhiozzi e la paura, e di aver provato un forte senso di vuoto. Era giovane. Alla scoperta del mondo. Era la IO che sarei diventata.

Ricordo il dolore forte di un pugno allo stomaco.

Era l’11 Settembre del 2001. E NYC, il centro di un mondo che oggi non esiste più, veniva colpita mortalmente al cuore. E con lei tutto l’occidente e la sua cultura. Tutti NOI.

Fino a quel momento pensavo, forse egoisticamente, che il male *quel tipo di male* non esistesse. O per lo meno non  esistesse pe me.

La violenza, le guerre e gli egoismi non sono certo una novita’. E non lo erano neppure allora.

Figuriamoci. Lo so benissimo!

E so anche che ogni giorno nel mondo perdono la vita tantissime persone innocenti. Con la sola colpa di essere nate in un luogo piuttosto che in un altro!

Nulla pero’ ha mai generato in me, e credo nella collettivita’ di allora, un tale senso di vulnerabilità. E di incapacità di reagire.

Aldilà di responsabilità o logiche di potere di cui, tra l’altro, poco mi importa.

E’ stato un giorno – quello – che difficilmente dimentichero’.

Cosi’ brutalmente scandito dal luccichio violento di un tubo catodico. E da una cattiveria umana che aveva deciso di scagliarsi su se stessa. Senza preavviso. Senza un briciolo di pieta’.

Ricordi sparsi.

Da un Settembre qualunque di tanti anni fa.

Quando il mondo, quello sconosciuto, mi sembrava un posto cosi’ semplicemente… DIVERSO DA ORA.

Antonia