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Sono a Roma da circa 2 giorni. E, come dice spesso E. *la mia coinquilina* sono gia’ precipitata in quello che lei definisce “lo sciopero delle parole”. Che consiste, in sostanza, nello stare anche ore intere in silenzio, senza emettere alcun suono.

Viaggiare, delle volte, puo’ far male.

Soprattutto farlo in luoghi veri. Privi di sovrastrutture.

In quei luoghi in cui le interazioni con le persone diventano spontanee e non necessitano di attente, quanto insopportabili, analisi sugli “oddio chissa’ se posso o se la prendera’ male”.

L’obiettivo delle mie 3 settimane di liberta’ e’ stato essenzialmente un “ritornare alle origini”. Nonche’ una profonda condivisivisione di idee ed esperienze con persone che avevano veramente voglia di ascoltarmi.

Quel tipo di persone rare che, per intenderci, quando ti pongono una domanda e’ perche’ hanno davvero voglia di ascoltarne la risposta. E che antepongono un sincero “TU” ad un egocentrico “IO”.

E se davvero viaggiare non e’ altro che un lento sfogliare le altrui normalita’, be’ allora sono quasi certa di aver letto almeno 3 libri. Che mi hanno completamente soddisfatta e appagata in quel bisogno di “comunita’” che tanto mi manca. Quello che riconosce le individualita’ e cerca di esaltarle.

Ero convinta, un tempo, che le grandi citta’ “togliessero” per poi dare qualcosa in cambio, in un bilancio sostanzialmente positivo per i suoi abitanti.

Oggi il mio punto di vista e’ un po’ cambiato. Credo che, spesso, le megalopoli siano contenitori di insoddisfazioni, di solitudini e di sogni infranti. Il tutto, spesso, shakerato in una euforica voglia di fare festa. Anche se, di fatto, non c’e’ nulla da festeggiare.

Quattro le immagini che meglio rappresentano il mio viaggio tra CALABRIA, LONDRA, CRETA e SANTORINI *di cui seguiranno post ad hoc… promesso!*

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   La mia famiglia.

Un aggregato di donne che ha mandato a cagare, nel tempo, il concetto di “etichetta”.

Tutte indipendenti. Tutte forti. Tutte cazzute.

Peccato mancasse la piu’ importante.

La nonna.

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Londra. Quel luogo di cultura democratica e curiosita’.

Dove quando dici che adori “We will rock you”, di solito il tuo interlocutore non ti etichetta con un “guarda sto cojone”, ma sa che stai parlando del piu’ grande musical della storia.

Quella citta’ in cui un tappeto di papaveri diventa un’opera d’arte alla portata di tutti.

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Creta. Un’isola grande e selvaggia di una parte di Grecia che e’ quasi Africa.

Un luogo che non e’ solo spiagge bianche e piccoli villaggi di pescatori raggiungibili solo in barca. Un  pezzo di terra fatto di pastori, di facce espressive e di vite che non hanno ceduto alla piatta omologazione.

Un’isola in cui i posti paradisiaci vanno conquistati con la fatica del cammino.

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Santorini. Un’sola elegante, raffinata, romantica e fotogenica.

Talmente bella che ogni suo angolo meriterebbe un trafiletto su AD.

La perfezione estetica fatta in piccoli borghi arroccati. Dove le linee bianche di piccole casette diventano morbidi archi, a contrasto con terra scura e vulcanica. Dove grandi coltivazioni di viti prendono il posto di aridi prati bruciati dal sole.

Questo viaggio e’ stato particolarmente bello. Desiderato. Vissuto.

Questa e’ stata la prima vera volta che si ripartiva insieme dopo il Gap Year.

Siamo cambiati io e Lui. Tanto. Quando tutto attorno a noi sebra essere uguale. Forse troppo.

E i nostri occhi, benche’ dello stesso colore, non sono piu’ gli stessi.

Sono a Roma adesso.

E non posso smettere di pensare che gli alberi di questa citta’ siano speciali.

Belli. Almeno quanto la ragazza *di poco piu’ di vent’anni* incinta. Che piangeva in metro da sola.

Oggi va cosi’.

Buonanotte.

Antonia.