Tutte le volte che ci passo davanti, non posso fare a meno di ridere come una matta.

Spesso, mi sento una vera idiota perchè proprio non mi riesco a trattenere, anche se – giuro – vorrei!

Avete presente quella situazione/sensazione di voi adolescenti brufolosi (e con vita sociale precaria annessa) in chiesa la notte di Natale, con vostra nonna in prima fila che ci da dentro di rosario, guardandovi orgogliosa, e voi che per insulsi motivi siete costretti a tapparvi la bocca per non far fuoriuscire il suono “Bhua bhua bhua!!”. Che tu ci provi pure a stopparti, per educazione/rispetto ma anche solo per senso del pudore, ma proprio ‘gnafai!!

Ecco, appunto. Proprio cosi’. Solo che adesso anzicchè capitarmi al Santuario della Madonna delle Grazie di Gallico Superiore (il capitolo “adolescenza e dintorni”, un giorno, potrebbe diventare oggetto di racconti!), mi succede a Piazza Repubblica.

Dove, soitamente, la gente che mi passa accanto, soprattutto gli stranieri, inizia a guardarmi in modo sospettoso.

Con quella classica espressione di chi pensa

“Oh, ma che se sarà fumata sta fattona?”

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Era il caldo pomeriggio di un Luglio intenso e tempestoso di qualche anno fa. Di quelli che, mentre cammini, hai come la sensazione che dall’asfalto salgano su’ le fiamme indemoniate dell’inferno. Che aggrappano lentamente tue gambe, si arrampicano lungo le tue ginocchia e puntano al tuo collo. Per toglierti il respiro.

Insomma, una di quelle tipiche giornate estive in cui vorresti essere ovunque tranne che in città, ovunque tranne che in attesa sotto il sole cocente.

Quelle che:

  • ti bevi un tea freddo ma vorresti un mojito ghiacciato
  • digiti caratteri sulla tastiera del tuo pc, ma vorresti spalmarti creme
  • ti vesti di lino per gestire il caldo, ma vorresti il topless di Formentera

La situazione era questa.

E LEI, se ne stava ferma ad aspettare ansiosa che il suo Lui la venisse finalmente a prendere dopo una lunga/intensa/insopportabile giornata lavorativa d’estate.

Il suo abbigliamento era formale, cosi’ come il lavoro di ufficio richede, ma allo stesso tempo, easy, data la stagione e la calura.

Tacchi alti. Pantalone e top nero. Capelli raccolti. Occhiali da sole. Borsa a tracolla e porta PC, poggiato sulla spalla sinistra.

Alle sue spalle l’Hotel Esedra, uno dei più rinomati della capitale.

Di fronte a Lei:

  • turisti nordici in cerca di refrigerio, vicino la fontanta, al centro della piazza
  • taxy in attesa di scarrozzare gente da qualche parte
  • giapponesi, dallo scatto facile, innamorati e stupiti da cotanta bellezza
  • impiegati di corsa, diretti alla stazione della metro
  • quelli del “mi scusi da quale parte è Piazza Venezia?”

ed poi, infine, ma non per importanza, l’ultimo elemento della Piazza.

Una signorozza bassa, scura e tozza.

E dai lineamenti marcati.

Una di quelle che difficilmente ti dimentichi. Truccata si, ma non particolarmente appariscente.

Probabilmente Sud Americana.

Con la pancia tutt’uno con le grosse/infinite tette.

Le si avvicina lentamente.

E comincia a fissarla con attenzione.

Con quell’inequivocabile atteggiamento inquisitivo di chi – costi quel che costi – vuole/deve capire.

Ad un certo punto, la suddetta buzzicozza, fa un balzo. Razionaliza.

Raccoglie, con forza, le idee e si fa coraggio. Decide istintivamente che – SI – era quello il momento giusto per AGIRE.

Si avvicina repentinamente a LEI. Alza la testa verso su e la guarda dritta negli occhi. Con quello sguardo che è sfida e minaccia allo stesso tempo.

La situazione comincia a farsi evidentemente tesa,

lo capiscono subito entrambe.  

“Ehi bella…”

“Scusi, ma sta per caso parlando con me?”

“Si, proprio con te. Che fare tu qui?”

“Guardi sono in attesa che mi vengano a prendere…”

“Tu andare via. ORA!”

“Secondo me sta sbagliando persona eh… “

“No, no io NO sbagliare”

“Senta no, ma che problema ha buzzicozza de sto cavolo? Parliamone perchè mi starà di certo scambiano per qualcuno…”

“No, no io NO scambia”

“Può lasciarmi cortesemente da sola? Mi sta importunando…”

“Tu andare via. Quelle di tua età non stare qui. Stare su VIA DEL MARE o SU COLOMBO.”

*******GHIACCIO******

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Che poi, diciamolo, nell’intercalare capitolino esistono molte espressioni che racchiudono concetti spessi, concreti e visibili.

Ma nessuna ha lo stesso potere comunicativo della romanissima

“MA-CHI-TE-SE-‘NCULA”

(come insegna l’accademia della Crusca, durante i suoi seminari di punta)

Felice domenica di luglio a tutti.

E attenzione gente, perchè nonostante gli sforzi fatti per darci “un tono”, per affermarci nella società come individui, nel mondo potremmo sempre incrociare la stronzetta di turno che, da innocui bagnati in cerca di refrigerio, potrebbe scambiarci per… qualcosa di DICIAMO-DIVERSO, appunto 🙂

Kisses

Antonia

PS: Indovinate chi era la LEI della storia? Si, avete capito bene. \O/ Lei (cioè Io). La stessa che ha il mito di Audrey Hepburn. La passione per i cupcake e lo stile country chic. E le cui tonalità preferità sono il ROSA confetto e il TURCHSE Tiffany. La stessa che è cresciuta facendosi le pere con “Sara, Sara graziosa sei tu… dolce bimba di molte virtu!”