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Mi capita di pensare, delle volte, a quanto in fondo semplice potrebbe essere il concetto di felicità. Non quella “folle”, che mette in moto simultaneamente stomaco-mente-sentimenti, ma più semplicemente quella che si avvicina alla “serenità” e che non richiede cervellotiche, quanto inutili, ricerche esistenziali

Basterebbe, in fondo, essere aperti alla vita.

Niente di più.

A volte, è l’autenticità di un sorriso che incrocia il nostro sguardo distratto.

Altre volte, è un incontro catartico, di quelli che ti cambieranno la vita di li in avanti. E tu lo percepisci. Praticamente immediatamente. Anche solo da una stretta di mano.

Quasi sempre sono gli AMICI.

Quelli veri. Non di convenienza. Quelli che “ti danno” senza chiedere nulla in cambio. Che non proferiscono giudizi o opinioni a tutti i costi, ma che ti stanno a sentire. Perchè sono curiosi di sapere quello che pensi. Perchè ti stimano.

Sono quelle persone che gioiscono con te dei tuoi successi, ma che sono anche pronti a guardarti piangere e starti vicino senza proferire parola. 

Quelli con cui ci si è scelti a vicenda quasi per una esigenza di condivisione.

Quelli con cui non si condividono necessariamente punti di vista, perchè a volte basta guardare nella stessa DIREAZIONE.

Quelli delle poche, pochissime parole.

E dai grandi fatti.

Quelli che non danno fottutissimi consigli. Ma che ti si siedono accanto e analizzano con te, razionalmente, i pro e i contro degli eventi. Delle questioni spinose.

Sono gli amici che, se anche vorrebbero chiamarti di continuo, non lo fanno perchè capiscono i momenti. Gli stati d’animo.

Sono quel genere di persone che percepiscono al volo quando tu stai bene e altrettanto velocemente sentono i tuoi disagi, anche solo da una parola non detta.

Sono quelle persone il cui calore ti arriva da lontano.  

Supera le distanze.

Attraversa i continenti. Nuota lungo gli oceani.

E arriva a te. Così. Autentico.  

I miei ultimi due anni di vita sono stati terribilmente importanti. E chi legge questo blog ne conosce gli evidenti motivi.

Ho visto posti nuovi, mi sono confrontata con culture diverse dalla mia. Mi sono messa alla prova, cercando anche di superare barriere imposte dalla mia mente.

Ho appreso l’arte di dare valore alle cose, anche quelle che prima davo per scontate. Ho imparato a volermi più bene.

Ma soprattutto, questi due anni:

  • mi hanno mostrato più che mai chi sono i veri “pilastri della mia vita”. Le persone su cui posso contare sempre. Che ci sono nonostante tutto, sia che io sia una vincente sia che io sia una completa disadattata. Che si preoccupano per me, ma soprattutto hanno a cuore il mio piccolo nucleo familiare fatto da due persone. Oggi, di fatto, fisicamente lontane.
  • Ho capito il grande valore di un piccolo/minuscolo  “BRAVA/O”, detto sinceramente. Ne ho ricevuti ben tre, tra ieri e oggi, in ambiti completamente diversi. E, sapete, ne sono felice. Perchè, ok è vero, magari una pacca sulle spalle non ti cambia la vita, ma ti alleggerisce la giornata.
  • Ho imparato, inoltre, che bisogna diffidare da alcune categorie di persone: i tuttologi – quelli che pensano di sapere sempre tutto, gli spocchiosi-de-merda – che appunto si autodefiniscono, quelli che non hanno umorismo, ma soprattutto i CRITICONI/LAMENTOSI/FLAGELLATI
  • Ma soprattutto sto imparando a cogliere i momenti. Quelli che passano veloci. Come un battito di ciglia. Come un sorriso innamorato che ti saluta, mentre tu – seduta sul tuo bus – stai per lasciare London-land 🙂

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BUON WEEK END!

Kisses,

Antonia