“Di che segno zodiacale sei?”, chiese Lei. Da quella prospettiva ovattata e rotonda che solo il lettino in spiaggia, in un assolato sabato mattina di inizio giugno, sa offrire.

“Dai, prova ad indovinare: quale pensi che sia?”, rispose Lui, sfidandola. Quasi ammiccando e facendo cio’ che più gli si addiceva: ovvero NON rispondere ad alcun interrogativo (anche stupido, anche se decisamente poco rilevante).

“Non so. Ma sicuramente NON del CAPRICORNO… e’ il segno che in assoluto detesto di piu’!”, ribatte’ lei ignara e stranamente sicura di se’.

“Sono nato il 4 Gennaio”, concluse LUI, mettendo fine alla -ormai- patetica e insostenibile discussione.

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Devo aver letto da qualche parte che gli amori – siano essi quelli di una vita o più semplicemente quelli di una fugace notte – nascono tutti allo stesso identico modo:

DA UN FOLLE E – SPESSO – POCO CONSAPEVOLE BACIO.

Che sigilla parole non dette.

E pensieri mai svelati.

Ma mi piace pensare che – talvolta – le storie d’amore possano nascere anche da una distrazione, da un fraintendimento o peggio ancora, da una figura di merda.

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Non ho ben capito cosa accada di preciso.

Ma so soltanto che succede quasi sempre così: che l’indifferenza di uno sguardo veloce si trasforma inspiegabilmente in qualcosa di profondamente consapevole e volutamente ricercato.

E’ quel sentimento fulmineo che ci colpisce passando per i nostri occhi, bypassando la nostra mente e arrivando dritto al nostro fragile stomaco.

Senza alcun preavviso.

Lui non lo sapeva.

Ma credo di essergli stata interessata praticamente da sempre. O meglio, da quando ho cominciato a conoscerlo per davvero.

Non che il nostro sia stato un colpo di fulmine, anzi. Tutt’altro.

Il primo ricordo che ho di Lui e’ quello di una freddissima partita di calcetto – post lavoro.

Quelle in cui, di solito, i colleghi maschi abbandonano la cravatta, indossano calzoncini corti e cominciano a correre dietro una palla. Mentre il “collegame” femminile se ne sta seduto ai margini a parlare dei più grandi cazzi altrui.

“Oh ma hai visto che panza che c’ha quello? Certo che sta meglio impinguinato eh”.

Ecco, io l’avevo osservato ben bene quella sera.

Se ne stava buffamente “impacchettato” in un discutibile completo total white, talmente aderente che, se non avessi avuto qualche elemento in più sulla sua vita extra-lavorativa (vedi colleghe di cui sopra), mi sarei iniziata a porre qualche valido interrogativo sui suoi presunti gusti sessuali.

E’ sempre stato un tipo eccessivamente sfuggente.

Uno di quelli che ti spinge a pensare “Sorry, ma proprio ‘gna possofa’ “

(come dicono spesso alla Sorbona, ma anche alla Bocconi … se non erro)

Uno di quelli a cui ha veramente poco senso fare domande, perché tanto difficilmente ti risponderà. E se anche deciderà di farlo, la sua risposta sarà talmente criptica, da risultare per quella che e’: semplicemente “INUTILE” ad ogni forma di chiarimento.

Uno di quelli che schiva i curiosi, quasi per difesa. E che, nonostante un’apparente sfrontatezza, non ama parlare di se’. O che quando e se decide di farlo, catalizza l’attenzione più sul modo di raccontare il “fantomatico evento che sulla storia in se’.

Un vero MACELLO, insomma.

Una di quelle persone che pensi di conoscere bene, almeno fino a quando non ci parli in tranquillità e per qualche ora consecutiva.

Che genera attorno a se’ curiosità, sia per il modo “diverso” e originale di affrontare la vita, ma anche e soprattutto per quegli elementi, accuratamente taciuti, che tuttavia trasudano dal suo modo di essere. E che la rendono – pertanto – la persona incredibilmente affascinate che e’.

Nella mia testa da ingegnere gestionale, il mondo si divide in due grandissime categorie:

la gente semplice/trasparente – di cui capisci tutto e subito – e le persone di cui MAI saprai tutto fino in fondo.

Anche se ti sforzi di farlo.

Ecco, mi piace pensare, che esiste un filo invisibile (o una calamita) che lega irrazionalmente le persone appartenenti a questi due gruppi sociali. 

Cosa sia accaduto, da li in poi, non lo so. E credo sia anche poco rilevante. 

Mi vengono in mente dettagli inutili e meravigliosi insieme.

Ricordo di una festa in spiaggia. E di quanto – a quei tempi – amassi indossare tacchi altissimi.

Di quanto tempo dedicassi a quella pallosissima attività di lisciare i miei lunghissimiiiiii capelli ricci.

Ricordo poi alcune notti estive. Belle. Bellissime.

E di una Roma quasi deserta e tutta nostra, ad orari della notte che preferisco non riportare.

Ricordo di tutti i caffè presi in ufficio per restare sveglia.

Ricordo tante cose, ma soprattutto Lui.

Che mi ha cambiato la vita.

E che, con un bacio – appunto – mi ha reso la persona che sono oggi.

Ancora insicura e titubante, a volte.

Che non sa mai quale sia la cosa giusta da fare.

Che esorcizza la propria invisibile timidezza, scrivendo.

Ma che alla -ECCESSIVAMENTE INQUISITIVA- domanda: “Che programmi avete per il futuro?” riesce a rispondere serenamente con un semplice “Non abbiamo programmi!”

Nice and easy.

Cosi’, senza alcun timore.

L’amore – per me – e’ proprio questo:

trovare qualcosa, esattamente nel momento in cui avevamo smesso di cercare.

Quel qualcosa, esterno a noi, che ci rende inspiegabilmente migliori.

Più sicuri forse.

Trovare l’amore e’ un graduale ritrovare se stessi.

E per voi invece, cos’e’?