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E’ da un pò che me ne sto seduta qui, a guardare dalla vetrata di una caffetteria la vita degli altri che mi scorre davanti!

Sono a Bottiglieria Pigneto ( #bottiglieriapigneto ) se qualcuno volesse unirsi alla “atipica” brigata di gente che, come me, scrive scroccando la connessione wifi.

Vedo la gente correre.

Chi con i figli. Chi con grandi borse. Chi con grossi occhiali.

Chi con grande nervosismo. Chi con grandi cazzi per la testa.

Che poi, ma dove andranno tutti di corsa?

Oggi, in fondo, è solo una simpatica domenica piovosa di inizio maggio!

Ciò che è veramente lecito concedersi è la lamentela free!

Da quando ho rimesso piede in Italia sono trascorsi un pò meno di 5 mesi.

Un periodo più o meno lungo (o più o meno breve, a seconda dei punti di vista) in cui, volutamente, ho “sospeso ogni giudizio”.

E’ come se mi fossi volutamente imposta di essere una “agnostica” sociale.

Ammetto di essere rientrata senza grandi aspettative (da buona pragmatica del segno “toro” quale sono)  ma anche senza troppi pregiudizi.

Venivo da un paese, l’India, in cui tutto sommato la civiltà dei grandi centri (per quanto “malata”) cominciava a mancarmi. Con tutte le sue innegabili comodità (tipo, fare una doccia con acqua calda e dormire in un letto con le lenzuola pulite… niente di pretenzioso, per intenderci).

Ma oggi, per motivi che non riporto (perchè rientranti nella categoria “cavoli miei” ), se potessi, ripartirei subito. Con destinazione “OVUNQUE-VA-BENE-PURCHE’-SIA-IN-ASIA-O-IN-LUOGHI-IN-CUI-LA-GENTE-NON-SI-FA-LE-PIPPE-MENTALI”

Stranamente, non andrei nè in Australia, nè negli States.

Dopo un pò, il “make money” anglosassone o quell’odioso giudizio su una persona che si basa UNICAMENTE su quanto questo abbia saputo guadagnare nella sua vita inizia a stancare, anche una consumista-media come me.

Giuro!

Ricordo che anche in Australia era così.

“Pippo, ah lui si che è un figo… pensa ha saputo fare questo e quello ed è diventato ricchissimo”. Per non parlare delle considerazioni non riportabili sulle popolazioni aborigene, sui gay, sugli asiatici e su tutti quelli che rappresentavano il DIVERSO. Che hanno, forse, messo in moto il mio lento e inesorabile rigetto.

Ma la domanda vera è…

E se io NON volessi per forza diventare ricca?

E se io NON volessi spendere tutta la mia preziosissima vita ad accumulare denari?

E se io NON volessi “DI PIU'” sempre e a tutti i costi?

Questo mondo prevede una via per la tanta, tantissima gente che – come me – non ha il mito della CRESCITA INFINITA?

Mi spiego meglio.

Esistono dei percorsi alternativi reali per le persone che scelgono volutamente di dire “FUCK THE SYSTEM” (volendo citare la mia amica Francesca).

Ad oggi direi di no.

Vedo tanta/troppa gente coraggiosa che ha detto un netto “NO”, ritrovarsi a gestire problemi su problemi, senza una concreta via d’uscita.

Pare, infatti, che il paradigma del “FARE SOLDI” sia ancora maledettamente in voga. E se non ti allinei rischi di auto-emarginarti.

Ma il mondo, viva Dio, è pieno di persone a cui dei soldi fini a se stessi non frega un fico secco. Sul serio.

Conosco gente che ha valori e ambizioni diverse. Che ha idee.

Personalmente ritengo che, una volta ottenuta una sussistenza minima, che mi consenta di fare la cosa che più mi piace, ovvero viaggiare, tutto il resto è noia estrema.

Tutto il resto è ricerca di INFELICITA’ certa.

Perchè talvolta, più si ha e più si desidera. Entrando così in un terribile e ingestibile circolo dell’INSODDISFAZIONE.

Quando sono a Londra, la capitale della finanza, mi capita spesso di provare una forte compassione per quelle persone, intrappolati nei palazzi dei SOLDI di Canari Wharf e della city, che sacrificano i loro sabati, le loro domeniche, la loro intera vita.

Contribuendo delle volte, con il loro purtroppo “feroce” lavoro, alla distruzione di paesi interi. Di famiglie.

Credete forse che i tipi seduti nei caffè a scrivere o fare i loro lavoretti da liberi professionisti o impiegati stiano davvero peggio solo perchè non hanno stipendi milionari?

Non so.

E’ un periodo di riflessioni importanti per me.

Mi piacerebbe COSTRUIRE qualcosa qui, a Roma o a Londra, i miei luoghi.

FARE QUALCOSA PER ME, MA SOPRATTUTTO PER CHI MI STA ATTORNO.

Ma delle volte, è come lottare contro dei mulini a vento. Contro delle barriere culturali insormontabili.

Tutto sembra difficile.

Ed è nei giorni così che vorrei il potere del teletrasporto. Vorrei circondarmi di gente curiosa. Che ha il desiderio di prendere in mano la vita.

Che poi, delle volte mi chiedo pure che senso abbia affrontare argomenti di questo tipo, in un paese in cui tale “GENNY A CAROGNA” ha poteri “decisionali”.

Non trovate che sia decisamente illogico? Incomprensibile.

Sembra quasi che l’Italia non riesca a scrollarsi di dosso lo stereotipo di contadino poco colto e mafioso di inizio novecento.

Quando però la gente, magari in estrema semplicità, almeno aveva il coraggio di battersi per dei VALORI COLLETTIVI.

Ci vorrebbe una nuova LIBERAZIONE.

Ma stavolta non dall’invasore straniero.

Ma dalla nostra estrema IGNORANZA.