imageRoma, 2 Aprile 2014

Non so nulla di Lui.

Se non che ha l’abitudine di aspettare il Pulman 105 alla banchina della Stazione Termini, al mio stesso orario. E che scende in qualche misteriosa fermata successiva a quella di Ponte Casilina *Pigneto*. Nel cuore della Roma popolare.

Lo incontro quasi tutti i giorni ormai da tre mesi.

E’ un vecchio signore distinto. Sempre ben vestito.

Indossa tutti i giorni una giacca, molto spesso la cravatta e, nelle giornate di freddo, un gilet dal sapore retro’.

Ha dei vecchi occhiali con la montatura chiara. Antichi. Come le sue rughe grosse, profonde e rotonde. E i suoi capelli grigi e lucidissimi.

Legge spesso. Anche se non sono mai riuscita a sbirciare il titolo dei suoi libri.

Ha la bizzarra abitudine di foderarne le copertine con carta regalo, probabilmente riciclata.

Delle volte si porta dietro una grande borsa nera da PC, di quelle che non si vedono in giro da tempo.

Spesso si guarda intorno, ma schiva i contatti. Non credo sia uno di quei tipi che ama socializzare ad ogni costo. Almeno non con tutti.

Sull’anulare della mano destra porta i segni di un solido amore: due fedi lucide. Pulite. Intatte.

Deve aver avuto dei grandi occhioni verdi, oggi opacizzati dagli anni e dalle esperienze.

Si porta sempre dietro un ombrello scuro e lungo, che utilizza come bastone di appoggio.

Ha delle grandissime mani che muove, delle volte, con estrema difficolta’. Un naso importante e delle sopracciglia bianche e folte.

Ha un’andatura piuttosto stanca ma estremamente fiera.

Ha lo sguardo della persona nobile d’animo. Sincera.

Ha l’inconfondibile aspetto di galantuomo italiano di altra epoca.

Sempra il personaggio di un film ambientato nel dopo guerra.

Lo immagino in bar eleganti del centro a bere liquori d’annata e fumare sigari. Con un cappello a quadri grandi in testa.

Non e’ all’apparenza avvezzo all’utilizzo dei mezzi pubblici.

Il suo atteggiamento e’ piu’ quello del “devo, ma non l’ho mai fatto, ne’ vorrei”

Quando il pulman apre le porte per accoglierci dentro, Lui non sale mai per primo.

“Prego, vada pure Lei”,

mi ha piu’ volte detto, nonostante io sia probabilmente una 40ina di anni piu’ giovane di lui.

Non si siede mai da subito.

A limite, decide di farlo solo se, una volta partiti, si accorge della presenza di qualche posto vacante.

Altrimenti, chiedendo permesso, si posiziona accanto ai finestrini grandi, proprio di fronte l’ingresso principale.

Si appoggia con la schiena ai vetri. E, a seconda della posizione, decide o meno di dedicarsi alle sue letture.

E’ solito offrire le caramelle “Rossana” a chiunque stia tossendo.

Invano chi gli sta vicino, prova a cedergli il posto. Lui si limita sempre ad un secco e inequivocabile “No, stia Lei. Ma grazie molte!”

Qui a Roma, quanto la primavera sboccia, le temperatura cominciano a salire.

Cio’ significa, principalmente, soffrire a causa del caldo afoso nei luoghi affollati, come i mezzi pubblici. Appunto.

“Sa, io sto tutto il giorno seduta in ufficio”

“Ah si, e che lavoro fa?”

“Lavoro in azienda, e sto spesso davanti al pc”

“Ah, un lavoro moderno allora!”

“Si, un lavoro moderno…o qualcosa del genere”

“Anche io utilizzo spesso il computer”

“Senta, le posso cedere il mio posto?”

“No, no, assolutamente no!”

“Ma guardi, io non sono stanca, resto all’impiedi volentieri, non mi pesa per niente”

“No, no… e’ escluso che io possa occupare il suo posto”,

aggiunge poi con un italiano e un accento che… LEVATE!!

“Facciamo cosi’, solo per oggi che fa caldo! Si sieda pure …”

“SIGNORINA, IO SARO’ ANCHE UN VECCHIO. MA RESTO PUR SEMPRE UN GENTILUOMO. E MAI LASCEREI IN PIEDI UNA DONNA!”

Cari uomini, ci sono tanti motivi per essere apprezzati.

L’aspetto fisico, il fascino, l’umorismo, il carisma, la cultura, i soldi, le esperienze vissute…. and so on.

Ma nessuna e’ tanto rara quanto la GALANTERIA. E L’EDUCAZIONE, of course!

Buonanotte,

Antonia