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Roma, 1 Aprile 2014

E’ scoppiata così, senza alcun preavviso, dopo una settimana di freddo atipico.

Il giorno prima guardavo un cielo che si ostinava a fare i capricci e la mattina dopo ero ricoperta da un’ondata di piccole foglioline bianche dalle sfumature rosa.

Come neve leggera che ti si posa addosso.

Senza bagnarti.

Senza fare rumore.

Questa città è esattamente come la vita dei suoi cittadini:

misteriosamente imprevedibile! 

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Delle mattine ti svegli dolcemente, fai colazione, ti immergi nella quotidianità – fatta di mezzi pubblici e lavoro – e tutto sembra filare per il verso giusto.

Tutto sembra essere (quasi) perfetto.

Altri giorni, invece, sali (puntualmente) sul tuo bus che, però, decide di rimanere fermo per 40 minuti senza un apparente motivo.

Ma tu sei troppo stanca per percorrere il pezzo di strada che ti manca.

Allora te ne stai li. A guardarti attorno. Ad inventare una logica laddove non c’è.

Senti – spesso – la gente accanto a te che comincia a lamentarsi.

Che inizia a spintonare, per creare degli spazi che, evidentemente, non ci sono. Per trovare quello spazio vitale che non c’è!

Senti la violenza e l’insofferenza di quei pensieri che ti passano accanto.

Che vorrebbero aprire le porte chiuse di quel maledetto bus immobile. Per rigenerarsi di aria pulita.

Osservi quegli occhi stanchi che vorrebbero semplicemente “vita”.

E quelle labbra sigillate dall’impazienza, che stanno ferme in attesa di gioia.

ImmagineMa, in fondo, che colpa ne ha LEI se è circondata da imperfezione?

Se è spesso brutalmente calpestata.

Trattata male.

Trascurata.

Lasciata sola nell’indifferenza. 

Arrabbiarsi con LEI e’ come incolpare il proprio dottore del malessere che ci affligge. Assolutamente illogico.

Lei è l’ambasciatrice di una tacita regola.

Quella del “NO PLAN”. 

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A volte bastano solo un laghetto, degli alberi in fiore e un prato di margherite a farci fare pace con noi stessi.

A mettere un pò di ordine.

Roma in primavera è bellissima! 

E’ un susseguirsi di sfumature, che si lasciano reciprocamente il posto. In armonia.

E’ uno stimolo alla vita.

Sembra spingerti a fare le cose che ami.

A incontrare le persone a cui vuoi bene.

A buttarti. A sorridere di più.

A correre.

A sdraiarti su un prato verde in pausa pranzo. Per riempirti i polmoni di quel profumo che è tipico di inizio aprile.

A colorare i tuoi occhi di celeste, quello del cielo sopra di te!

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E’ da qualche giorno che il solo mettere il naso fuori casa, anche se sono soltanto le 7 e 30 am, genera in me un solo desidero: camminare senza una meta, perdermi, ritrovarmi, vedere volti noti, parlare con perfetti sconosciuti.

  • Mangiare per strada. E godere anche solo degli odori.
  • Scattare foto. Per tatuarmi in fronte questa infinita perfezione.

Che è estremamente veloce.

Che dura poco, pochissimo.

Immagine Forse, me ne starei seduta sotto un albero a fare quello che, in fondo, mi riesce meglio.

Quel NULLA che ha l’intenso sapore di TUTTO.  

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Me ne starei a fissare, sdraiata, i rami rigogliosi sopra la mia testa.

A perdermi tra pensieri annodati. Illogici.

Nella mia timida malinconia. Nelle sue chiare radici.

Abbraccerei queste giornate che cominciano ad essere lievemente calde. In cui un raggio di sole è ancora una carezza.

Toccherei rispettosamente l’erba accanto a me.

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Me ne starei attenta ad osservare la gente.

Ad inventare storie.E costruire racconti da uno sguardo.

A dedurre idee ed emozioni da poche parole.

Le scriverei, per non dimenticarle.

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O forse, me ne starei semplicemente in silenzio ad aspettare con pazienza.

Così come fa lei, la PRIMAVERA.

 Lei in attesa dell’estate.

Io che qualcosa di meraviglioso accada.

Quante inaspettate analogie, in fondo!

Buonanotte,

Antonia