Londra, 21 Marzo 2014

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Li ho osservati piuttosto attentamente, sin da quando stavamo seduti al gate numero 8 dell’aeroporto di Ciampino.

Tutti e tre visibilmente stanchi. Ma pronti a partire.

Lei avra’ avuto sui 35 anni.

Non molto alta. 

Capelli castani, corti e mossi. Occhiali da vista con montatura scura, scarpe bassissime e cappottino blu.

Leggeva “Alla ricerca di un mondo migliore” di Karl Popper.

Non era una ragazza particolarmente vistosa e appariscente. Una bellezza discreta, la sua.

Una di quelle che, in mezzo alla folla, potrebbe perfino non farsi notare.

Due occhi grandi ed espressivi, incorniciati da una matita nera. Lineamenti delicati e uno smalto turchese alle unghie.

E poi c’era Lui.

Probabilmente della stessa eta’. Molto alto.

Con un giubotto senape della “The North face“.

Anche lui con scarpe Vans nere bassisime e kindle tra le mani.

Uno sportivo di circostanza.

Quella postura elegante e composta denunciava un vero uomo da giacca e cravatta settimanale che sa, all’occorrenza, sfoderare un equipaggiamento casual di tutto rispetto.

Baffo curato da hipster londinese.

Capelli corti ma non troppo.

Faccia pulita. Occhi grandi e castani.

Sguardo vivo e attento.

Stavano li.

Uno seduto di fronte all’altro.

Apparentemente indifferenti.

Ho visto Lei, per prima, alzare timidamente lo sguardo dalla sua lettura, per vedere a che punto fosse il nostro imbarco.

E Lui, poco dopo, fare esattamente la stessa cosa.

Ho poi osservato i loro sguardi incrociarsi, credo per la prima volta.

Quasi involontariamente.

Li ho visti mettersi in fila lontani.

Ho visto Lei cercare nuovamente, con gli occhi, quel giubbotto lungo e ingombrante.

E ho poi osservato Lui corrispondere quello sguardo curioso, inquisitivo e costante.

Ho guardato le loro sagome salire su per le rampe dell’aereo.

Lui dallo sportello anteriore, Lei posteriore.

Stavano li’ a scrutarsi in lontananza.

Sotto il sole cocente di una giornata primaverile.

Una volta atterrati a Londra, li ho poi ritrovati in fila alla dogana, ad aspettare il loro turno rilassati. Come a non desiderare di essere da nessuna altra parte se non li. 

Lui ordinatamente in fila a sinistra.

Lei, sommersa dalle sue borse, a destra, leggermente dietro rispetto a noi.

Ho visto Lui girarsi a tratti, per cercare quegli occhi grandi e luminosi.

L’ho poi guardato correre via veloce, superati i controlli di routine. 

Per un po’ ho perso di vista Lei.

Mi sono poi ritrovata fuori dall’aeroporto, ancora una volta in fila, in attesa di salire sul mio bus che, dall’aeroporto mi avrebbe portata in citta’.

Lui davanti a me.

Lei dietro.

Ho osservato Lui girarsi ripetutamente.

E Lei corrispondere quegli sguardi, come a dire “Ci sono”.

“Che fortunata coincidenza” – ho pensato.

Entrambe in attesa dello stesso pulman.

Avete idea di quante siano le possibili destinazioni raggiungibili una volta arrivati a Londra?

Decisamente tante!

Vedo Lui salire finalmente sul bus.

Si siede. Si toglie il cappello e comincia a giocare con il suo smartphone.

Penso subito che potrebbe essere il manager molto demanding di una mega-multinazionale.

Lo immagino sguazzare tra la sua efficienza. A mandare mail in orari improbabili. Bere caffe’ velocemente per non perdere tempo prezioso. E fare pause pranzo, risicate tra una riunione e l’altra. 

Decido di sedermi dietro il suo sedile.

Vedo poi arrivare Lei, completamente coperta da una sciarpa di lana rossa.

A dirla tutta, la tipa sarebbe potuta essere un’artista o un’intellettuale d’avanguardia della Roma bene.

Mi e’ sembrata improvvisamente molto simile ad una indigena del Pigneto.

Chissa’, magari siamo vicine di casa e ci incontreremo nuovamente in una domenica mattina, tra le vie del quartiere. O in mezzo alle bancarelle di un mercatino vintage.

“E’ libero?” – chiede Lei con una voce sottilissima.

“Si, certo” – risponde deciso LUI.

Lei si siede lenta.

Mettendo ordine tra la sua roba incasinata e il suo visibile imbarazzo.

Li sento parlare, ma non riesco ad intercettare bene i loro dialoghi.

La musica che passa alla radio mi impedisce di ascoltare le parole.

Ma sento risate.

Capto dei “Ah ma allora vivi li? Certo, quella zona la conosco benissimo..”

La luce che si riaccende improvvisamente ci informa che stiamo per arrivare a destinazione. 

E’ tempo di saluti.

“Senti ma che programmi hai per questo week end qui a Londra?” 

“Mmmm, veramente…”

 

“Se ti va ci possiamo incontrare, sai io sto da un mio amico che vive qui” 

“Veramente, io sono venuta a trovare il mio ragazzo”

dice infine Lei rompendo ogni incantesimo.

Avete notato come, delle volte, la verita’ tolga poesia alle cose?

In fondo, avrei preferito non sapere.

Restare sempre con l’amletico dubbio che – tra quelle asettiche panchine ferrose di un aeroporto militare – forse era accaduto un miracolo.

Quello di due persone che si trovano per caso.

Senza volerlo.

Tra le infinite possibilita’ della vita.

Semplicemente e inconsapevolmente.

L’uno di fronte all’altro.