ImmagineLondra, 14 Marzo 2014

E’ un dato di fatto che non abbia scritto per 10 giorni.

Non che non avessi nulla da buttare giù. Anzi.

Sono stata semplicemente in attesa.

Che succedesse qualcosa, forse.

Mi capita spesso di immaginare ad occhi aperti che qualcosa di meraviglioso accada.

Quando sono in fila, di solito.

Sarà un personalissimo modo di combattere la noia.

Credo di aver scritto interi libri aspettando di salire in metro la mattina o alla fermata del bus 105.

Mi si materializzano veri e propri clip di eventi. Mai accaduti nella realtà, ovviamente.

A volte penso che sia una fortuna. Perché – in fondo – riesco a vedere i miei “vorrei” come se fossero reali.

Altre volte credo semplicemente di essere una trentenne psicotica.

O, come dice una mia amica “virtuale” (ma non immaginaria, lei esiste davvero!), in perenne oscillazione tra indulgenza e fustigazione.

Ed e’ così che  tra febbre, antibiotici soporiferi e conseguenti paturnie le giornate mi sono scivolate tra le mani senza neppure accorgermene.

Veloci.

Mi sono resa conto del tempo passato in aeroporto. Oggi.

Mentre addentavo una mela fuji, aspettando di imbarcarmi sul mio aereo.

Che almeno un biglietto gratis la Ryanair dovrebbe regalarmelo. Se non altro per tutta la pubblicità che gli faccio.

Ecco le prove.

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Prima di salire sulle scalette che mi portano su, sopra un aereo, mi capita di entrare sempre in una nuova dimensione.

E’ come se, in quei brevi istanti, prima di lasciare il gate, fossi un’altra me.

E’ strano come una semplice carta d’imbarco possa trasformare i “vorrei ma non posso” in “posso e quindi voglio maledettamente“.

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Nel frattempo a Roma (e a quanto pare anche qui a Londra, visto che gli inglesi sono passati alle maniche corte)  e’ esplosa la primavera. 

Gli alberi sono pieni di boccioli che regalano promesse.

E la mattina presto non c’e’ più quell’aria spigolosa e invernale.

E’ tutto “morbido”, anche uscire dal mio palazzo caldo alle 7 e 30 di mattina.

C’e’ un laghetto, vicino al mio ufficio, completamente circondato da piccole margherite.

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Le mie pause pranzo cominciano ad essere un mix di colori.

Verde, rosso, azzurro, bianco.

Ed e’ in questo periodo dell’anno che, in fondo, non c’e’ posto più bello di Roma.

Dei suoi cieli “sempre più blu” che cominciano ad essere sgombri. Come la mia testa.

Quei cieli “carta da zucchero” che lasciano spazio ai pensieri. Ai migliori pensieri.

E’ il brevissimo tempo dell’equilibrio.

Quello in cui c’e’ caldo, ma non troppo.

In cui le persone sembrano improvvisamente risvegliarsi dal letargo invernale.

C’e’ sempre tanta vita attorno a me.

Sono spesso circondata da occhi inconsapevolmente appassionati. Che brillano per nuovi progetti.

E’ strano come la gente non riesca quasi mai a vedere la propria vita per quello che realmente e’.

Vedo tanta bellezza attorno a me. 

E la vorrei fotografare tutta. Ed elencala. Come in un lungo dipinto di parole.

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Lavoro. Ma, per la prima volta, riesco ad avere del tempo per me.

Di qualità.

Viaggio abbastanza. Quasi quanto vorrei. E continuo ad osservare la gente e i “microcosmi” che attraverso.

I miei viaggi cominciano sempre il giovedì’ mattina alle 8 e 40 circa. Quando provo a fare i miei check-in on line, che di solito non vanno mai a buon fine al primo tentativo.

Ed e’ questa, una di quelle meravigliose routine a cui mai vorrei rinunciare!

Ho imparato che la felicita’, quella vera, quella che ti crea i nodi allo stomaco, va condivisa.

Sto imparando a dire le cose. A non dare mai nulla per scontato.

Per non essere io la causa di inutili rimpianti.

ImmagineSono letteralmente in fissa con il testo di una canzone.

Che credo mi rappresenti.

lo sono qui 
Per ascoltare un sogno 
Non parlerò 
Se non ne avrai bisogno 
Ma ci sarò 
Perché così mi sento 
Accanto a te 
Viaggiando controvento 
Risolverò 
Magari poco o niente 
Ma ci sarò 
E questo è l’importante 
Acqua sarò 
Che spegnerà un momento 
Accanto a te 
Viaggiando controvento
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Ed e’ cosi’ che mi sento in questo momento: esattamente controvento.

Ad immaginare i sogni di chi mi sta vicino in silenzio.

Rispettosamente.

Ad attendere che i miei e gli altrui clip mentali diventino finalmente realtà.

Che qualcosa di meraviglioso accada.

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O semplicemente ad attendere di rivedere ancora una volta LUI.

Che sta per tornare.

Buona notte

Antonia