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Roma, 4 Febbraio 2014

Ritrovare Elena *la mia giovane e bella coinquilina* a casa, appena rientrata dal suo week end milanese, mi ha subito riportato ad alcune  *se vogliamo* patetiche riflessioni dei giorni scorsi.

Quelle lunghe, lunghissime lugubrazioni mentali che mi mostrano chiaramente cosa sono.

UN MOSTRO.

Vi siete per caso mai chiesti quanta parte della vostra vita avete dedicato ad aspettare qualcosa o qualcuno?

Io si! E il risultato e’ stato *come dire* feroce…

Credo di aver dedicato un pacco enorme di tempo a questa insana attivita’. Che, se unita alla notevole parte di memoria dedicata *a sua volta* alle serie televisive americane *viste in tarda gioventu’*, mi avrebbe come minimo consentito l’apprendimento di una lingua straniera! Si una a caso, tra il simpatico cinese e l’alcolico russo!

Che vi pare poco?

Ho aspettato di andare al liceo.

Di compiere 18 anni.

Di essere indipendente e vivere finalmente da sola.

Di laurearmi.

Di trovare un lavoro.

Di conoscere The Dux.

Di salire su quei grossi aerei che ti portano dall’altra parte del mondo.

Di guardare New York al tramonto, quando la luce del sole lascia il posto alle minuscole lucine dei grandi palazzi della city.

Ho aspettato impaziente partenze, meditato accuratamente ritorni e progettato nuovi inizi.

E non mi sento mica sola eh.

L’attesa e’ una follia collettiva.

Tutti quelli che mi stanno vicini aspettano che qualcosa accada.

E non e’ poi troppo difficile capirlo.

  • Conosco qualcuno che e’ alla ricerca della grande realizzazione. Il grande ‘scopo’ nella vita.
  • C’e’ poi chi cerca senza sosta l’amore. Senza mai rassegnarsi. Tra il rumore assordante della folla volgare e la melodia di bicchieri pieni e vuoti che si incrociano. Chi cerca il sentimento, quello vero, e’ in realta’ fortunato, perche’ ha trovato  se stesso senza saperlo. Forse non consapevolmente e forse involontariamente* ha capito che le cose veramente importanti … be’ semplicemente non sono “COSE”. Non sono oggetti. Non si comprano. Ma si conquistano con la costanza. Chi aspetta l’amore, e’ nella romantica attesa di condividere parte di se’, con qualcuno che e’ disposto ad accoglierla.
  • C’e’ poi chi aspetta di buttarsi alle spalle un passato scomodo, alla ricerca della grande occasione. Di quell’agoniato riscatto.
  • C’e’ chi continua a trascinarsi in un presente inconcludente nella speranza che qualcosa cambi.
  • C’e’ chi e’ profondamente infelice e aspetta di ritrovare la gioioa. O chi, al contrario, nel pieno appagamento sensoriale *e con tutti i dovuti scongiuri del caso* aspetta che la sfiga gli si avvicini senza toccarlo.
  • C’e’ chi aspetta che il suo telefono squilli. Che il suo maledetto bus passi puntuale. Che finalmente arrivi il venerdi’ sera.

Alla stazione la gente aspetta il difficile distacco. E lo fa lasciandosi andare a lunghi e affettuosi saluti. In abbracci sinceri che danno affetto e promettono ritorni.

Ci si saluta spesso sorridendo dietro un finestrino che comincia lentamente a muoversi.

C’e’ chi invece, di fronte ad un treno, si libera di fardelli insopportabili.

L’attesa e’ croce ed e’ delizia.

Ed e’ soprattutto l’inseparabile compagna dei numeri “1”.

Non di quelli che arrivano sempre primi che, a limite, aspettano di conquistare il confortevole secondo posto, per sfuggire la noia della perfezione.

Ma di chi, per scelta o per virtu’, si trova nel provvisorio e *a tratti fastidioso* stato di solitudine.

  • Elena da stasera aspettera’ di rivedere ancora una volta il suo Lui.
  • Il suo Lui aspettera’, a sua volta, di reincontrare Rocco, il suo cane fedele.
  • Ed il povero Rocco, animo nobile imprigionato nel corpo di un cane grande e grosso, continuera’ a starsene li, di fronte a quella porta, in attesa che il suo padrone vada a riprenderlo.

E io me ne staro’ qui, buona, a continuare ad osservare il mondo che mi passa accanto, in attesa che il 14 Febbraio arrivi.

E NO, “SE IO FOSSI FOCO” NON “ARDEREI LO MONDO”.

BRUCEREI LE ATTESE.

Dedicato a chi, come me, sta aspettando qualcosa.

Buona notte.

Antonia

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