Roma, 2 Febbraio 2014

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Ieri sera mi sono messa a letto come ogni giorno.

Camomilla calda alla vaniglia. Piumone accogliente. Profumo di lavanda per casa.

Si, perche’ il brutto tempo mi spinge spesso a dedicarmi ad attivita’ bizzarre quali l’igiene casalingo!

In dormiveglia pensavo a quello che avrei voluto fare oggi.

Credo di essermi addormentata tra un “domani voglio farmi un brunch domenicale” e un “Oddio devo assolutamente ritornare nel quartiere Coppede’ a scattare qualche foto”.

Ho dormito. Almeno per un po’.

Poi credo di essere stata svegliata improvvisamente da un fastidio. Potevo sentire chiaramente un’appendice in piu’ appiccicata alle mie labra.

Ho aperto gli occhi, sentendomi discretamente strana. Avevo le vertigini.

Mi sono mossa in direzione bagno come una larva.

Ho accesso la luce.

Mi sono specchiata.

Ho esclamato nel silenzio un educato quanto esplicativo “cazzo”.

Dopo aver intuito che la parte sinistra del mio viso transitava tra una Alba Parietti e  un Rocky Balboa post ring, ho capito che andava presa una decisione.

“DRING. DRING. Emmmhhhh ciao The Dux, scusa l’orario ma ho un problema. Te lo mostro pure… guarda…. credo di essere un mutante”

Di li in poi ricordo il mio campanello che suonava, il giovane dottore 50enne sardo, una siringa.

“Senta eh … ma una pillola non va bene uguale? Sa io ho una paura assurda degli aghi….”

“Senta ma lei lo ha capito che sta avendo uno shock anafilattico?”

Guardo lui che maneggia la siringa in ipnosi…

“Ha cotone e disinfettante?”

“Ho solo profumo, va bene uguale?” esclamo senza vergogna, sorridendo. Per poi infilare la testa, ormai evidentemente ingombrante, nell’armadietto dei miei coinquilini in we amoroso *beati loro*.

Tiro finalmente fuori il feticcio: ACQUA-OSSIGENATA. Per fortuna c’e’ ancora chi la compra, a parte mia nonna.

Resto in piedi. Stringo i denti. Sento il maledetto ago entrare.

Finisce il fastidioso bruciore.

L’ago che saluta il mio lato B, mi porta a pensare che e’ fatta.

Sospiro. Mi sento sollevata perche’ il lungo epilogo della storiaccia sembra finalmente finito.

Mi sbagliavo. The doctor comincia a scrutare la mia bocca, credo per capire se anche lei fosse soggetta ad alienazione.

Passa poi alla pressione sanguigna. Lo guardo perplesso pompare 2, 3, 4, 5 volte….

“Ma che sta avendo un mancamento?” mi chiede osservando incredulo l’aggeggio nelle sue mani (non si accettano battute eh).

“No, sono brachicardica” gli dico.

Che per i non addetti ai lavori, significa semplicemente che GOD *o chi per lui * ha dato in gestione il corpo di una potenziale atleta olimpionica ad una persona pigra. IO.

Tipo che se solo volessi *appunto ma non voglio* potrei correre per ore con fatica minima.

Ci siamo. I soliti sprechi del sistema insomma!

Ringrazio tanto The Doctor, soffermandomi per un attimo sul mio pigiama. Mi accorgo all’improvviso di essere un Marshmallow vivente. E di averlo accolto in questa casa improbabile cosi’.

Ho una fulminazione. Riesco a cogliere il significato della famosa “mettiti bene che non si sa mai”… mai compresa fino in fondo!

Mi rimetto a letto esausta con quella faccia che riconosco appena e con la quasi certezza che restero’ sorda a vita, perche’ capisco di essere allergica ai medicinali che mi stavano curando.

Mi sforzo di trovare il lato positivo della cosa. Tipo che se sei semi/sordo puoi sempre far finta di non sentire le cose che non ti piacciono. O puoi non rispondere a domande scomode. Oh… in effetti basta cosi’!

Mi convinco che si puo’ vivere anche con un solo timpano.

Chiudo gli occhi e penso a domani. Cioe’ ad oggi.

Rivoglio il mio viso.

Anzi, in realta’, rivoglio indietro tutto.

I miei occhi.

La mia bocca.

I programmi per il giorno dopo.

Il potermi lamentare di cose inutili, tipo la pioggia a Roma in questi giorni.

Voglio comprare un volo della Ryanair e incazzarmi per aver sbagliato la data di ritorno.

Voglio svegliarmi e fare colazione con i miei cereali ai frutti rossi.

Voglio scendere per strada e perdermi nella mischia, sotto la pioggia.

Voglio mettere il mio pellicciotto eco comprato a Londra qualche anno fa.

Voglio chiamare The Dux e dire che mi manca.

Voglio chiamare mamma e papa’ e dirgli che sono stata male, ma che ora sto di nuovo bene.

Voglio di nuovo perdermi per Roma e vedere BELLEZZA anche dove altri non ci riescono.

Voglio godermi l’attessa di salire sul prossimo volo che mi portera’ a Londra da Lui.

Voglio fotografare ancora una volta mele rosse nel bel mezzo di SOHO.

Voglio finire di leggere il libro “Da quando sono tornata” continuando a pensare che stava li ad aspettarmi su quello scaffale da settimane.

ImmagineAprendo gli occhi stamattina, sono corsa davanti allo specchio per guardarmi.

Ero di nuovo io.

Ho sorriso.

Ho pensato a quanto vera sia la storia che, come la metti metti, e’ sempre colpa della mamma *che ti passa i geni sbagliati*.

Ho pensato a quanto poesia in fondo ci possa essere nella *spesso noiosa* quotidianita’.

Ho messo i tacchi alti dopo mesi.

Ho fatto un brunch a base di bagel e salmone affumicato. Ho mangiato una musse al cioccolato e mirtilli. Ho pensato a quante infinite possibilita’ abbiamo. E alle numerose strade che le nostre vite possono prendere.

Ho pensato a tutte le cose che vorrei fare, a tutti i progetti che mi piacerebbe iniziare.

Ho condiviso speranze e idee. Esperienze ed emozioni.

Perche’ in fondo, anche se fuori piove, anche se hai avuto una nottataccia, davanti ad una spremuta fresca… tutto passa!

E’ la poesia delle cose belle. E’ la semplicita’ delle cose giuste.

E’ una domenica romana come tante.

Come se ieri non ci fosse mai stato.

Come se non ci fosse un domani. Ma solo un bellissimo OGGI.

Kisses

Antonia

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NEI SOGNI, COME IN AMORE, NON CI SONO COSE IMPOSSIBILI.