ImmagineRanthambhore National Park

E’ 25 Novembre e fino a meno di 5 minuti fa giravo per la giungla su uno di quei bus senza tetto alle ricerca di una tigre.
Con un fomentatissimo The Dux che, per l’occasione, mi ha costrettta all’alzataccia. Alle 5 e 30 ero già sveglia, per dire…
Quante cose si fanno per amore eh.
Persino acconsentire ad uno di quei safari indiani dove c’è una probabilità più alta di beccare un koala australiano che una povero tigrotto in libertà.
Che poi, se anche l’avessimo incontrata davvero, la povera bestia sarebbe fuggita di paura…solo per l’inquinamento acustico prodotto dalle nostre urla.
Ma è 25 Novembre, manca un mese esatto a Natale e la vita è bella.
Mentre giravamo per quelle strade terrose, mentre i miei polmoni si riempivano di polvere marrone, mi è venuta in mente la mia idea di ‘posto nel mondo’.
Eccola, quindi.
Il mio posto nel mondo è nascosto.  Non si vede.
E’ un sobborgo di una grande metropoli, che si sviluppa lungo una strada pedonale nè troppo lunga, nè troppo larga, nè troppo affollata.
All’angolo di quella strada c’è un piccolo bar dove una buzzicozza sulla 60ina serve solo caffè, caffelatte e cappuccino. E dove i clienti sono liberi di portare con se le merendine comprate al supermercato.
In questo strano locale, fatto di tavoli di plastica rossi della algida, quella signora consegna imbronciata le sue bevande, lamentandosi che il quartiere sta diventando troppo caciarone per i suoi gusti.
In questo angolo del mondo la metro non arriva ancora.
E la gente gira a piedi e in bicicletta, non per scelta ma per necessità. Perchè i parcheggi sono una risorsa rara.
Tra queste due strade in croce c’è n’è per tutti i gusti.
C’è un fast-food greco che vende le Jack Potatos inglesi più buone del mondo.
Un fast-food indiano dal quale esce fuori profumo di samosa, pollo tandori e curry a tutte le ore del giorno e della notte.
E una pizzicheria che vende porchetta costosissima e pane e olio e uova bollite economicissime. Il proprietario è buffo e assomiglia vagamente a Woody Allen. E la sua clientela è come lui. Piuttosto originale. Piuttosto strana.
C’è un piccolo ponticello ferroso che sovrasta il continuo passaggio dei treni e che connette la parte pedonale all’altro lato del quartiere.
Alzando gli occhi al cielo, lo sguardo incontra un aereo al minuto. Uno che parte e uno che arriva. E l’immaginazione si diverte a seguire le traiettorie bianche che colorano i cieli blu.
In questo angolo del mondo c’è un posto che è stato rifugio di un grande scrittore e regista. E il suo volto e la sua storia è tuttora impressa tra le sue pareti vintage.
E’ un luogo che trasuda di storia. Dove la mattina si incontrano vecchi intellettuali che pronunciano frasi del tipo ‘La rivoluzione non deve mai attecchire’.

Il pomeriggio mamme alternative che spendono qualche ora all’aria aperta con le loro creature. La sera diventa ritrovo per la popolazione locale. E la domenica luogo in cui giovani artisti vendono le loro piccole opere.

Nel bagno di questo locale lo sciacquone ha il pendente dell’acqua a forma di banana.
Se chiami per chiedere informazioni su eventuali stanze in affitto, il tuo interlocutore potrebbe chiederti ‘Quanti anni hai?’. E se tu rispondi  timidamente ’31… è un problema?’. Lui ti tranquillizzerà dicendoti ‘No, no è ok, non vogliamo ventenni’.
Si perchè questo luogo va controtendenza. Emargina i troppo giovani. Non li vuole. Crede che non siano ancora pronti.
Affacciato sull’aria pedonale, si trova un parrucchiere.  Talmente bisessuale,  che si farebbe chiunque , dal cagnolino di una delle sue clienti bionde finte zecche, al lavatesta rumeno, suo impiegato. Lui è uno di quei tipi che, come un dentista, ti accoglie dicendoti  infastidito ‘Ma da chi sei andata l’ultima volta? No perchè qui è un disastro’ e ti saluta con un ‘Be, se hai intenzione di tornare tra 6 mesi… almeno non dì che l’ultima volta sei venuta da me!’.
Le persone che abitano in questo luogo sono mediamente strane.
C’è il figlio di papà che, non ha dato tutto ai poveri, ma è temporaneamente  in pausa di riflessione. Tipicamente ha sulla 35ina e nella vita non fa una cippa. Veste di bianco in estate e di plain lana merinos mono color d’inverno. E pronuncia frasi del tipo ‘Ti ho mai parlato del mio ultimo viaggio spirituale a Samarcanda?’ … sotto la faccia di giovani donne in preda a crisi ormonali. E’ lo stesso che potresti trovare in meditazione a Varanasi, sulle rive del Gange. O alla ricerca di se stesso in Tibet.
La gente che vive qui non fa, mediamente, lavori normali. Il piu’ conformista potrebbe essere un archiitetto free lance che ha lavorato per tanti anni negli Stati Uniti ed è momentaneamente rientrato alla ricerca di quel maledetto gusto un pò retrò.
Altissima la probabilità che una tipa ‘troppo-noiosa-e-normale’  come me incappi in un fonico che condivide la sua stanza con un cane di 200kg che, suo malgrado, lui continua a definire ‘tanto caruccio’ e una movie maker dai capelli rasta che o è appena uscita da una storia difficile con un 50enne oppure è lesbica.
In questo luogo, d’estate, è possibile acquistare birre ghiacciate nei supermercati indiani e berle seduti a terra, mentre si osserva lo struscio di lino bianco.
Tra queste strade le grandi firme sono abolite. Considerate cafone. Di cattivo gusto.
Non ci sono negozi di abbigliamento.
E il radicalchicismo è talmente spesso che lo si può tagliare con le forbici.
C’è un locale che riporta la strana scritta ‘EPPI AUAR’. E una salumeria che vende il formaggio ‘al cucchiaio’ più buono della terra.
Le ragazze portano o i capelli rosso-zecca o la frangetta cortissima stile Ameliè. Di solito hanno una di quelle bellezze falsamente trascurate. Ma se guardi bene, ti accorgi che anche  loro ci  hanno dato dentro di fondotinta.
Non ci sono pizzerie. Ma in compenso c’è un negozio che ripara biciclette. E un open space che ospita vernissage.  Ed è tutto molto folle.

L’unico cinema del quartiere è stato, in passato, patria del porno. Ma oggi accoglie, di mattina, quelle giovani mamme desiderose di vedere un film con i loro cuccioli.
Questo posto nel mondo esiste davvero.
E io lo amo.
Perchè accetta me che, in fondo a confronto, a suon di tacchi, smalto rigorosamente rosso, cerchietti sottili e capelli lunghissimi e liscissimi (post-piastra), più che dal peggiore locale di Caracas, sembro venuta fuori dalla più  snob via dei Parioli.
Lo amo perchè accetta e integra africani, transgender dalle tette sode . Artisti. Poeti. E musicisti.
Intellettuali squattrinati. Falsi e veri poveri. Falsi e veri ricchi.
E’ un luogo che non ha pregiudizi.
Dove è ancora possibile acquistare gassosa e chinotto. E cornetti fatti a mano.
Lo amo perchè è un posto talmente incoerente da diventare profondamente interessante

Buongiorno Italy
Kisses
Antonia
PS chiaramente la foto non c’azzecca nulla col post… ma è stato impossibile caricare gli scatti del safari. Siamo nel bel mezzo del nulla.
I NEED CIVILIZATION #sapevatelo