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Jodhpur, 17 Novembre 2013

Se qualcuno tra voi si fosse domandato perchè non scrivo da qualche giorno, la risposta è facile. In India, la capitale mondiale degli sviluppi software  (dove quando squilla un telefono anche i vecchi di 90 anni si toccano le tasche) , è difficilissimo trovare wifi. E quando c’è, spesso, non funziona.

In effetti, io e questo paese ci assomigliamo un cifra. Tutti e due profondamente incoerenti.

Sono ormai quasi 15 giorni che viaggiamo senza mai fermarci.

Dalla regione del Kashmir a quella del Punjab. Per poi cominciare, circa una settimana fa, il nostro giro nel Rajasthan.

L’India è un vero macello.

E attenzione: non scherzo!

Le mucche vengono considerate come animali domestici. Sono come i cani e i gatti per noi occidentali.

Hanno quasi il ‘diritto’ di vivere come degli umani. Mangiano, bevono e soprattutto escrementano ovunque. Le strade sono completamente coperte dalle loro grandi feci puzzolenti.

Che  tra l’altro  ho più volte calpestato. Spero porti fortuna davvero.

Nei mercati , spesso mangiano frutta e pomodori dalle bancarelle. Ed è buffo vedere i proprietari allontanare le bestiole domestiche a suon di pali di legno.

Quando si cammina per strada si viene  catapultati in un’altra dimensione.

Ci sono biciclette, rickshaw e motorini che tutti insieme fanno un uso spropositato dei loro clacson (si scrive così??). La gente si muove in questo labirinto di vetture a stento. Cercando di focalizzarsi sulla strada e, contemporaneamente, evitare di essere messi sotto da uno dei ‘simpatici’ veicoli.

Tutto ciò, nei primissimi giorni in questo paese, può creare un effetto ‘stress’…

La gente mediamente urla e gesticola. E mentre cammini ti si affianca e ti parla.

Ti chiede di dove sei, come ti chiami e il nome di tuo padre. Giuro.

Il pivello neo arrivato nelle strade dell’India deve semplicemente imparare a distinguere il tipo di persona che gli cammina affianco. Questo paese è pieno di gente straordinaria. Ma è anche terra di mercanti.

Non ci si può/deve fidare di tutti. Soprattutto di quelli che, dopo 30 secondi, ti invitano a casa a prendere na cosetta.

Poi ci sono i bambini. Belli. E maledettamente intelligenti.

Sono i veri conquistatori. Molti comunicano in più lingue. Senza mai aver studiato.

Loro ti ammaliano. Ed è tanto difficile seguire i consigli delle guide locali che ti dicono di non dargli troppo retta poiché hanno, spesso, l’obiettivo di trarre vantaggio da te.

Chissà da chi avranno imparato i bimbi monelli eh…

Personalmente, evito di dare loro soldi. Poichè credo sia poco educativo. Ma adoro vederli sorridere quando ricevono in dono una penna o una matita.

Quegli sguardi ti dicono la verità su tutto. Che sono e restano dei bambini, in un paese che li vuole adulti da subito!

In India  gli uomini camminano mano per la per la mano. C’è una inaspettata tolleranza verso  i gay. Verso gli uomini gay.

In compenso, le strade sono tappezzate da cartelli che riportano raccapriccianti messaggi del tipo ‘le figlie femmine sono un orgoglio nazionale’. Segno che, evidentemente, c’è ancora l’esigenza di dirlo/urlarlo a gran voce.
Credo sia molto duro essere una donna in India.
Più del 90% dei matrimoni sono ancora ‘combinati’ dai genitori. Tipicamente è la mamma dell’uomo che sceglie la donzella più idonea al suo adorato figlio…
Ed è sempre la famiglia di lui che decide se la donna, dopo il matrimonio, potrà o meno continuare a lavorare.
Ed è così non solo per le caste più povere.
Anzi, spesso le giovani donne della middle class, che magari hanno anche ricevuto una buona educazione, sono costrette a rinunciare a tutto per un marito (che, in fondo, non hanno neppure scelto loro), per i figli e per  i  neo suoceri.
In televisione è facilissimo imbattersi in delle pubblicità che spingono le famiglie del marito a lasciar lavorare la neo moglie anche dopo le nozze. Sono spot nazionali, tipo i nostri sul non guidare sotto l’effetto di alcohol.
E, per finire, sono ancora  presenti dei casi (per fortuna pochi) in cui le donne che non riescono ad avere dei figli vengono bruciate vive.
Il governo Indiano oggi punisce con la pena di morte questi delitti assurdi  e atroci.

L’India è questo. Prendere o lasciare. 
E’ forse uno dei posti più spirituali del mondo. In cui però continuano a persistere situazioni degeneri.
Personalmente sto applicando il consiglio che mi diede un ragazzo giapponese a Koyasan.
‘In India devi essere lazy!’
Che non vuol dire essere semplicemente pigra. Ma prederti del tempo per capire. Rilassati. Apprezzare ciò che questo luogo può darti. Non avere grandi aspettative ma piccole conquiste giornaliere.
Perché questo paese è croce ma è delizia.
E non è un caso che il Dalai Lama viva proprio qui.
L’India riassume perfettamente le peculiarità del genere umano. Che a volte è brutale. Altre volte è magnifico.
Questo paese  se glielo consenti ti cambia la testa. Lo spirito. Il cuore.
Non c’è altro posto  al mondo dove il motto ‘carpe diem’ abbia più senso.
In un paese dove le certezze sono poche, dove non è possibile fare troppe previsioni, non puoi che apprezzare ogni singolo momento che ti capita.
Anche un tea fumante diventa un momento speciale.
Un sorriso sincero per strada.

Credo che difficilmente dimenticherò l’emozione provata dentro il Golden Temple, nella città di Amritsar. Un luogo sacro per la religione Sikh.
Ma soprattutto un posto aperto a tutte le diversità.
Poco importa che tu sia ricco o povero. Bianco o nero. Cristiano o musulmano. Omosessuale o eterosessuale.
Questo tempio apre le porte a tutti.
E offre cibo a chiunque abbia fame, 24 ore su 24. Tutti i giorni dell’anno.
Consumare il proprio pasto a terra, su quei tappeti puliti, circondato da altre migliaia di persone, ti fa capire la cosa più semplice e banale di questo mondo difficile.
CHE SIAMO TUTTI UGUALI.
Che siamo noi a creare le differenze, con sovrastrutture inutili e nocive.

Che quasi mi scordavo di dirlo, ma la terza classe dei treni Indiani (la classe degli ‘invisibili’ in un mondo sbagliato)…bè  anche lei è un pugno fortissimo allo stomaco.

Ieri ho conosciuto una signora australiana che, ormai da tanto tempo, trascorre 9 mesi all’anno in India.
Inizio ad intravederne le ragioni.
Non sono ancora chiarissime. Ma almeno comincio a vederle. Proprio lì, in lontananza

L’India ti fa ridere con i suoi colori e con i costumi bizzarri della sua gente frizzante.
Ti fa piangere, mostrandoti le cremazioni delle persone morte a pochi passi dalla vita. Dalla tua di vita.
L’India a volte ti fa stare male. Ma non ti lascia di certo indifferente.

Questa è la mia India. Almeno per ora.

Ma il viaggio è ancora tanto lungo..

Spero di poter scrivere presto di nuovo.

Antonia

PS  Su Facebook e Instagram sto cercando di caricare qualche foto dei posti che di volta in volta vediamo.

Ahh dimenticavo… indimenticabile anche l’esperienza nel deserto e la nostra notte tra le dune…