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Srinagar (Kashmir), India

6 Novembre 2013

 Viaggiare in giro per l’Asia per piu’ di due mesi, ha rafforzato una mia gia’ solida convinzione.

Il viaggio organizzato e’ l’essenza del NON VIAGGIO.

Credo che affiliarsi a dei gruppi, spesso troppo numerosi/caciaroni, e seguire dei percorsi standard, a volte molto/troppo noiosi (a base di bazar costruiti appositamente per turisti, ad esempio) impedisca di entrare veramente in contatto con il posto che si sta esplorando.

Per non parlare poi dell’effetto “scimmia”, che viene conferito al povero viaggiatore inconsapevole, da quelle fermate “strategiche” nel luogo in cui tutti devono scattare la stessa fotografia, tutti devono mangiare la stessa specialita’, tutti devono comprare lo stesso souvenir.

Decisamente, tutto molto avvilente.

Ecco, questo semplice concetto vale per tutti i paesi d’Asia, fatta eccezione per l’India.

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Non che qui serva per forza il tour super-organizzato eh. Non mi fraintendete.

E’ solo che, in soli 3 giorni passati in questo paese, cio’ che abbiamo capito e’ che ci sono dei posti in cui non ci si puo’ avventurare completamente da soli.

Serve un aiuto.

C’e’ bisogno di affidarsi a qualcuno del luogo. Che sappia come muoversi. Che conosca bene i posti. E, soprattutto, che sappia evitare eventuali situazioni spiacevoli (molto diffuse da queste parti).

Il Kashmir ad esempio, dove noi ci troviamo adesso, e’ un luogo veramente molto complicato. Questa regione e’ suddivisa in tre parti: una parte indiana, una cinese e un’altra pakistana.

Ecco, soltanto meno di 10 anni fa – proprio per motivi espansionistici – il Kashmir e’ stato colpito da un ferocissimo conflitto con il Pakistan, la cui frontiera, nel punto piu’ vicino, si trova a pochissimi km dalla citta’ di Sinagrar, dove noi peraltro stiamo alloggiando in questi giorni.

Purtroppo le ripercussioni di questa lunga guerra sono ancora visibili oggi, che tutto sommato la situazione e’ molto migliorata.

La citta’ di Sinagrar e’ infatti completamente militarizzata. C’e’ polizia ovunque. In aeroporto. Nei mercati. In tutte le vie della citta’.

I controlli sono frequentissimi. E coinvolgono soprattutto gli stranieri.

Ecco perche’ pensare di arrivare in un posto come questo, senza contatti con persone locali, e’ semplicemente da pazzi/inconscienti.

Gli abitanti di questa citta’ sono musulmani. Molto diversi dalla gente incontrata a Delhi.

E’ gente di montagna quella che si incontra a Sinagrar. Gente di poche parole che, talvolta, puo’ apparire anche spigolosa.

Ma e’ brava gente.

E glielo si legge negli occhi.

Anche le donne sembrano vivere con piu’ liberta’.

A Delhi, ad esempio, cio’ che colpisce immediatamente e’ la quantita’ di uomini che si spostano tutti insieme.

Le donne, quelle poche che ci sono, fanno sempre da dama di compagnia ad un lui (marito o padre che sia).

Qui a Sinagrar la situazione e’ molto diversa.

E lo si capisce al volo.

Innanzitutto, in giro per la citta’ si incontra un numero altissimo di donne che camminano a volte da sole, altre volte a gruppetti.

Che ti sembrano quasi urlare “Ehi mondo, io appartengo a me stessa e non per forza ad un uomo”.

Sorridono sempre. Passeggiano. E, apparentemente, sembrerebbero avere una vita normale (nei limiti imposti dalla religione musulmana, chiaramente).  

A Sinagrar, la gente si prende cura dello straniero.

Non lo vede solo come uno strumento per trarne vantaggi economici. Non che qui le persone siano meno orientate al business, attenzione. E’ solo che l’atteggiamento e’ diverso.

E’ meno aggressivo.

Le persone non ti stanno addosso. Non ti inseguono. Hanno dei modi molto più “raffinati” ed educati.

Oggi, ad esempio, ho incontrato un tipino sulla 65ina.

Bassino. Con la barba bianca e poco folta. Con un inglese alla Shakespeare e un cappellino arabegiante in testa.

Un venditore perfetto. Con la battuta giusta al momento giusto. Che se avessi una mia azienda non esiterei un attimo prima di assumerlo, nonostante la veneranda eta’.

Al mio “Complimenti per il suo inglese impeccabile”, lui replicava elegantemente “Complimenti a lei Madame, che e’ l’italiana con il miglior inglese mai incontrata”.

Al mio “Grazie per il tea, e’ veramente molto buono”, lui aggiugeva “Questo tea ha il potere di togliere due anni alle persone. Ringiovanisce sa?”

Ecco solo al mio “Be, per togliere due anni a me un tea non basta… ci vuole ben altro”  non ha saputo cosa altro aggiungere!

Ad ogni modo, tra una battuta e un’altra, tra una tazza di tea e quattro risate, ci siamo ritrovati improvvisamente davanti ad un preventivo, di piu’ di 4000 euro, per l’acquisto di un tappeto.

Un tappeto? Noi? 

Ma che sei matto?

Amico 65enne, ma non stavamo lusingandoci a vicenda senza secondi fini?

Ecco, credo di no!

Ma ad ogni modo, il fenomeno, che sarebbe stato capace di vendermi sua mamma, sepolta da anni, spacciandola per tale Naomi Campbell, non mi ha lasciato assolutamente un cattivo ricordo di se… anzi!

Ed e’ questo che fa la differenza! Non vi pare?

Da queste parti e’ come se la gente fosse troppo impegnata nel fare, per spendere energie in inutili formalismi cerimoniosi, che  hanno spesso un secondo fine.

E’ gente di pochi fronzoli e molto sostanza. Ed e’ per questo, che stare in mezzo a loro mi fa sentire decisamente a mio agio.

D’altra parte, anche i viaggiatori incontrati fino ad ora in questo paese sono accomunati da caratteristiche comuni.

E’ gente che mia madre definirebbe, nella migliore delle ipotesi, “stravagante”. Nella peggiore “fuori di testa”.

Di solito sono viaggiatori in solitaria. Che vagano coraggiosamente alla ricerca di una forte esperienza di vita.

Oggi e’ stato il turno della francese 50enne con due figli a carico che, a giugno scorso, ha chiesto 6 mesi di aspettativa ed ha iniziato a viaggiare da sola.

Un mito!

E’ stata poi lei a parlarci di un norvegese, a suo dire, “strano” che alloggia nella nostra stessa houseboat.

Un tipo sulla 30ina che, secondo la francese, starebbe sempre sospettosamente nella sua stanza e comincerebbe strane meditazioni durante i pasti.

Cioe’, tra na boccata di riso al curry, inizierebbe strane respirazioni.

Breath in, breath out.

Paura.

Una follia.

Che poi, il fatto che sia norvegese non e’ che mi tranquillizzi molto eh. Anzi, mi crea molta piu’ ansia.

Diciamocelo, il nord-europeo o e’ estremamente “per bene” oppure e’ un serial killer …non ci sono vie di mezzo. E non e’ un caso che libri come “Uomini che odiano le donne” siano ambientati in paesi come la Svezia.

E poi si, ci sono … la sottoscritta e tale mister The Dux.

Ma che noi vi sembriamo forse normali? Eh no, non diciamo strozzate su!!

Oggi e’ stata una giornata intensa. Di posti visti, di gente incontrata. Non posso dire anche “di nuovi cibi assaggiati”. Perche’ purtroppo ho troppa paura di stare male. E questa fobia, attualmente, mi impedisce di buttarmi a capofitto nello street food.

Ho ascoltato troppe storie a base di “Oddio, sono stato malissimo per giorni e giorni…” per avventurarmi in esperienze culinarie estreme.

Praticamente mangio solo 2 volte al giorno (poco più di un cane). Colazione e cena. Con un break a base di tea caldo nel pomeriggio.

Che detto cosi’ sa molto di storia triste, lo so! Ma in realta’ non lo e’. Alla fine, il nostro organismo si abitua veramente a tutto.

Fino ad un anno fa credevo di non poter vivere senza un caffe’ caldo e ristretto la mattina. Oggi continuo a pensarlo, anche se, il mio essere ancora viva… dimostra l’esatto contrario.

Bene, per oggi il mio diario indiano finisce qui.

Domani ci aspetta il trekking sulle montagne dell’Himalaya. Vado a nanna.

Buongiorno Italy

Kisses

Antonia

PS: quasi dimenticavo… solo in India poteva accadere che un tipo (anche lui sulla 60ina inoltrata) si rivolgesse a noi chiedendoci: “Are you from Japan” (Siete giapponese?). Che ho trattenuto a stento le risate.

Amico, ma che c’hai visto bene? Ti sembra davvero che io (con il mio occhio a palla, occhiaia viola dotato) possa essere una nipponica? E poi, vogliamo parlare di The Dux, della sua barba folta e dei suoi lunghi e fluenti capelli ricci? No perche’ lui potrebbe essere tranquillamente un Siriano, un Talebano… tie’ perfino un Indiano doc… ma un giapponese no!

C’e’ da dire che i signori di una certa eta’, in questo paese, hanno sempre qualcosa da dire.

E come lo dicono signoRriiii…

Altro che giovincelli eh. Ai poveri sbarbatelli gli lasciano proprio na pista.

Anche solo per l’inglese perfetto con cui si esprimono.

Eredita’ del periodo British (BEATI LORO).