Sringan (Regione del Kashmir, estremo Nord dell’INDIA),

5 Novembre 2013

Scrivo sorseggiando un Kashmir Tea, che sa di cannella mista ad altre spezie. Un tea che mi ricorda moltissimo il Tea di Natale, regalatomi qualche anno fa dalla madre di The Dux. Che buono che era.

Sento una voce che canta nel silenzio una nenia. Suppongo si tratti di una canzone religiosa, proveniente da una delle numerose moschee che si trovano in questa zona.

Mi trovo su una Houseboat completamente ricoperta di tappetti rossi, ricami e legno. Adagiata sul Lago di Dal.

Un lago immobile, completamente circondato dalla catena montuosa dell’Himalaya.

Delle montagne talmente belle, da emozionarti anche solo guardandole da lontano, dall’alto di un aereo.

Un posto decisamente molto diverso da quello in cui mi sono svegliata stamattina. Delhi.

Nei mesi scorsi, sono stati moltissimi i viaggiatori incontrati che avevano avuto esperienze passate in India.

Perche’, inaspettatamente, questo paese e’ battutissimo, soprattutto da noi Europei. Che in fondo, ci muoviamo un po’ tutti alla ricerca di qualcosa.

L’India e’ un posto unico. Ma anche piuttosto difficile da comprendere, soprattutto quando non ci sei ancora arrivato. Quando persino prenotare un biglietto del treno diventa un’attivita’ estremamente complicata. Per non dire impossibile.

Eravamo molto curiosi di avere notizie su questo paese, che cambia faccia ad ogni angolo. Che e’ uno e tanti.

E, infatti, non c’e’ stata – tra quelle ascoltate – una opinione uguale all’altra.

C’e’ chi la ama l’India, c’e’ chi invece la rigetta.

Ho sentito tantissime storie. Tutte diverse. E tutte altrettanto interessanti.

“Lei c’e’ stato tre volte vero? Be’ che ne pensa dell’India? Che idea si e’ fatto?”

Sorrideva quella mattina Mister ZO (https://intervistedalmondo.wordpress.com/2013/09/20/il-vecchio-mister-zo-e-il-mare/, dopo aver ascoltato la mia ennesima domanda.

“Be’ sai… mi stai ponendo una domanda davvero difficile. Bene, immagina di essere su un bus pieno di gente. Dove l’aria e’ irrespirabile. Dove non riesci a muoverti senza toccare chi ti sta vicino. Fuori piove, c’e’ traffico ed e’ pieno di fango e pozzanghere ovunque. Quella strada e’ piena di animali. Ci sono i loro escrementi ovunque. E tu, mentre quel bus continua a muoversi a fatica, riesci ad intravedere da un finestrino, non completamente appannato e sporco, un bellissimo fiore di Loto. Che sta proprio li’, a terra. Cosa fai allora? Decidi di scendere da quel bus, facendoti spazio tra la gente e andando in quella strada sotto la pioggia, tra la sporcizia e il fango? Bene, se nonostante tutto, la tua risposta e’ SI, significa che quel fiore lo ami e sei disposto a tutto pur di vederne la bellezza da vicino! Ecco, per me l’essenza dell’India e’ racchiusa proprio in quel piccolo e bellissimo fiore di Loto.”

Mister Zu quel giorno mi dava una lezione.

Ma io ancora non lo sapevo.  

Siamo atterrati a Delhi alle 2am (ora locale) del 4 Novembre 2013. Una data che difficilmente dimentichero’.

L’aria era fitta, c’era nebbia ovunque. Dall’aeroporto alla zona del Main Bazar, dove si trovava il nostro alloggio, sono stata in religioso silenzio. Mi sono limitata a contemplare dal mio finestrino quello che mi passava davanti.

Definire semplicemente “azzardata” la guida degli indiani e’ riduttivo.

Nonostante l’ora, ho visto piu’ e piu’ macchine passare ai semafori con il rosso, e altre mettere quasi sotto dei cani, a causa della nebbia e della forte velocita’.

“In India non si seguono le regole”  mi e’ stato detto il giorno dopo.

Cosa, tra l’altro, non troppo difficile da comprendere per me che sono italiana. Quante analogie, in effetti!

Tutto mi sembrava surreale. Un film.

La verita’ e’ che dovrebbe essere vietato un volo diretto Tokyo-Delhi…che duri solo 7 ore. Ti ci vogliono almeno 7 di giorni per metabolizzare un contrasto cosi’ forte.

Arrivare nel centro della citta’ e’ stato come ricevere un violento pugno allo stomaco.

E come se qualcuno avesse preso le mie budella, le avesse annodate, accartocciate ben bene e me le avesse poi reinserite dentro.

Ci siamo ritrovati in vie strettissime di terra rossiccia.

Ricordo di aver visto latrine a pochi passi dai negozietti chiusi.

Ho visto persone accartocciate a terra e altre che si muovevano come topi nella notte.

La prima cosa che ho pensato e’ che tutto cio’ fosse assolutamente disumano e ingiusto. Non e’ possibile che ci sia ancora qualcuno costretto a vivere cosi’.

C’erano cani talmente magri, da riuscirne a vedere le ossa.

Credo di aver anche pianto quella notte.

Sono scesa da quella macchina in silenzio, immergendomi nel mare di rifiuti che invadevano la strada. Sono entrata nella mia stanza con la testa piena di pensieri e la bocca incapace di proferire parola.

Non mi e’ mai successo di arrivare in una citta’ e dopo così poco tempo (un’ora scarsa) riuscire a provare, tutte insieme, queste emozioni fortissime e contrastanti.

La notte e’ passata lenta e silenziosa.

Ci siamo messi a letto dicendoci poco o nulla. Io non ho quasi chiuso occhio.

Fino a ieri quel fiore di Loto non e’ che non riuscissi a raggiungerlo … io proprio  non lo vedevo…

Delhi e’ un flusso di vita che corre velocissima.

Forse, troppo veloce per me.

Delhi riesce a toglierti la fame.

Ci sono odori fortissimi. Ma soprattutto sguardi fortissimi.

Sono quegli occhi grandi, profondi e, spesso, bellissimi che riescono a fissarti anche per minuti interi.

Ma avete idea di quanto possa essere lungo un minuto in certi circostanze?

Le donne coloratissime ti sorridono sincere. Vorrebbero rubarti pezzi di vita da un solo sguardo. Vorrebbero sapere chi sei, che fai. Vorrebbero conoscere la tua storia. Alcune sono belle da morire. Hanno occhi e capelli nerissimi.

Una ragazza mi si e’ avvicinata, chiedendomi che profumo portassi. E io non porto profumi da mesi ormai…

I bambini ti porgono le mani in cerca di qualcosa, qualsiasi cosa. Anche i loro occhi enormi ti fanno domande. Ti parlano. Hanno una luce che non saprei descrivere a parole. Una luce mai vista prima.

Gli uomini camminano a gruppi. Mai da soli. Anche sui motorini.

Gli sguardi maschili non sono solo inquisitivi. Possono, delle volte, diventare invadenti/inquietanti. Camminando per strada, ieri, ci sono stati dei momenti in cui ho come sentito violati i miei spazi vitali.

La gente ti cammina vicina a Delhi. Troppo vicina.

Ti parla. Ti fa domande. Vuole sapere.

Senti l’odore della loro pelle. Il loro fiato a pochi centimetri.

La mia mente e’ stata piuttosto brava. Ha iniziato velocemente a metabolizzare il forte cambiamento culturale. Perché, razionalmente, so benissimo che, ogni posto, ha i suoi costumi. E le sue peculiarita’.

Ma per il mio stomaco e’ stato tutto troppo veloce.

Lui ha bisogno di piu’ tempo. E quando non ce l’ha, si ribella come un matto. E lo fa nei modi piu’ diversi.

Sono riuscita a stare male senza mangiare nulla. Altro che parassiti intestinali e acqua poco pulita.

Ho vomitato bile a stomaco vuoto. Un malessere che, forse, era accettazione.

Il primo impatto con l’India puo’ anche essere questo: stare male.

Ma Delhi, ci tengo a dirlo, e’ anche atmosfere, luci e posti indimenticabili.

E soprattutto l’India non e’ solo Delhi…

PS: The Dux, d’altra parte, resta sempre un gran fenomeno. Con il suo tempo di adattamento praticamente nullo. Interpreta gia’ benissimo il ruolo del perfetto indiano.

Ho provato a caricare delle foto, ma purtroppo le connessioni qui sono estremamente lente… e’ già tanto essere riuscita a postare…