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Tokyo, 2 Novembre 2013

Mettiamo il caso in cui ci siano una Lei, il suo Lui (che studia) e un Mascellone Americano (che legge).

Tutti seduti silenziosamente attorno ad un tavolino basso nella living room, di una guesthouse di Tokyo.

Mettiamo pure che siano passate le 2 di notte e che i tre siano quasi in procinto di mettersi al letto. Nella loro stanza comune da quattro persone, non completamente occupata.

E’ tardi e le 4 ore di onsen (terme giapponesi) iniziano a farsi sentire.

Mettiamo quindi che la Lei, con un discreto “s’e’ fatta na certa” disinvolto e di circostanza se ne vada serenamente a nanna.

E’ Lei quindi, per prima, a lasciare il gruppetto assonnato e stanco.

Mettiamo poi che, intorno alle 5 di mattina, sempre la tipa di cui sopra, venga svegliata dal solito rumore apparentemente leggero che, lentamente si acuisce, diventando ogni secondo piu’ insistente.

Si, quel rumore constante che, di notte, ti trapana le meningi.

Insomma, il fastidioso quanto noto russare maschile. Di cui si e’ già ampiamente parlato anche su questo blog.

Nella stanza ci sono due letti a castello.

Quello di fronte al suo e’ al completo.

Nella penombra, riesce a distinguere il Mascellone, posizionato nel letto a castello di fronte al suo, nella posizione alta.

Si domanda, assonnata e con gli occhi semi-chiusi, perche’ il suo Lui abbia preferito stare sotto er mascella e non sopra di Lei

“De gustibus” – risponde a se stessa la simpatica-umorista-della-notte, ridendo a bassa voce per la sua battuta molto idiota.

Il Mascella dorme beatamente. Ha una faccia rilassata e serena. Ma soprattutto, ha la bocca chiusa. Il russare fastidioso non può essere il suo.

Lei non e’ una che accetta passivamente le situazioni.

Anzi, e’ una tipina bella “decisa”. 

E se c’e’ un problema va risolto. Punto.

Decide quindi di agire, portando avanti un piano d’azione ben strutturato. E consolidato nel tempo.

  1. Comincia a massaggiare delicatamente i piedi coperti del suo Lui, che sta posizionato sotto il Mascella. Senza ottenere, come previsto, alcun effetto. Il “russamento lento” continua.
  2. Ma lei mica e’ una pivella eh. Decide, quindi, di spostare la coperta e di toccare direttamente con le sue mani il gentil piedone del suo omo-rumoroso. Ma, ancora una volta, nulla di fatto. Il Runf Runf rimane attivo.
  3. Capisce, quindi, che la situazione richiede rimedi piu’ drastici. Ha molta esperienza nel campo. Comincia quindi a scuotere prepotentemente la coperta, a fare un leggero solletico ai piedi (per creare fastidio) e a dare piccoli ed efficaci pizzicotti alla di Lui gamba.

Finalmente, qualcosa succede.

La montagna umana si muove.

Ed ecco che, dalla parte superiore della coperta, spunta fuori LUI.

******* UN ALTRO LUI ******

Un Michael Buble di 200kg, con un ciuffo più lungo e piastrato di quello del cantante dei Muse. Con braccia completamente ricoperte di tatto, che si arrampicano anche lungo il suo collo pienotto. Il tutto condito da una canottiera bianca aderente.

Il suo volto e’ evidentemente sconvolto.

Ha l’espressione di chi, per una vita, ha evitato accuratamente relazioni lunghe con donne. Proprio per evitare situazioni spiacevoli come questa. Essere svegliato, senza alcun valido motivo, nel cuore della notte.

I suoi occhi a palla verde-fango denotano un forte/fortissimo shock, acuito – forse – dai postumi di una serata evidentemente alcolizzata.

E’ un omone si, ma vorrebbe urlare, glielo si legge in faccia.

Ha la stessa carica emotiva della protagonista di Psyco dentro la doccia, di fronte al suo aguzzino.

La vorrebbe picchiare. E’ chiaro.

Credo fosse anche pronto a tirare un cazzotto bello deciso a quella magliettina color fragola di fronte a Lui.

Lo avrebbe fatto molto volentieri. Se solo le sue sinapsi attive, nonostante le birre della sera prima, non gli avessero fatto notare che dentro quella T-shirt si nascondeva il corpo di una folle donna.

Dormono tutti dentro quelle quattro mura, a parte loro due. Che si guardano attoniti per qualche secondo.

“Sorry, sorry”

sono le uniche due parole (di Lei) che rompono il silenzio di quella stanza quadrupla in cui si sta consumando un dramma.

La LEI, che da questo momento in poi chiameremo “LA PAZZA IN LIBERTA’ VIGILATA” (per ovvie ragioni narrative), torna a letto velocemente. E’ catatonica. Non puo’ smettere di ridere istericamente. E di ripetersi le seguenti frasi del secolo:

  • “cavolo ma a che ora e’ arrivato il quarto della stanza??”
  • “sono na cojona!”
  • “ecco cosa succede a non mettere i tappi alle orecchie!”

Vuole riaddormentarsi e non svegliarsi più. Non vuole correre il rischio di incrociare quella faccia di nuovo.

L’imbarazzo e’ fortissimo.

La parabola di oggi ci insegna, ancora una volta, che non importa quanti posti tu abbia visto, quante persone tu abbia incontrato, il numero di lingue che parli…perche’ la+figura+de+merda sta sempre li’, in agguato. Ad aspettarti discreta dietro un angolo.

STANOTTE MENTRE UN TATUATO RISORGEVA DALLE TENEBRE, UNA PAZZA MORIVA DI VERGOGNA.

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Non so perché, ma e’ da stamattina che sento un fortissimo bisogno di cioccolato…

Ma, saranno i racconti che circolano negli ostelli.

E pensare che ieri pomeriggio ci eravamo anche imbattuti in questo supermercato/gioielleria che vendeva TIM TAM.

Peccato esserci limitati ad una foto. I grassi saturi mi avrebbero aiutata molto qualche ora fa!

Buongiorno Italy

Antonia