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Tokyo, 31 Ottobre 2013

C’eravamo noi e questi quattro giapponesi vestiti di bianco che manovravano coltelli. Tra noi e loro un tavolone alto.

Loro a tagliare filetto di tonno, come fosse burro.

Noi a strabuzzare gli occhi e scattare foto come fossimo giapponesi(sorry!! :D)

Lo strano cappellino che portavano in testa mi ricordava vagamente il papa’ di “Kiss-me-Licia”… e sono stata li’ li’ per dirglielo.

Ma poi ho taciuto.

Fortunatamente.

Loro, in compenso, alla notizia di avere di fronte due italiani non hanno resistito.

“Totti!! Totti”

Che tutto sommato, possiamo dirlo, non e’ che ci sia andata malaccio. Meglio “er capitano da magica” del fastidioso rituale tricolore “pasta+pizza+mafia+mandolino”!

Che fatica essere italiani all’estero delle volte.

Ma ricapitolando, eravamo sempre noi, sti tipetti in perfetto stile “Marrabbio” e un maledetto-mal-di-pancia: il mio!

Tristemente ereditato da una seratina a base di curry piccante+spinaci e da mesi australiani a base di mangia-a-cavolo-e-crepa-pure.

Ci trovavamo nel piu’ grande mercato del pesce del mondo, Tsukiji, seduti al tavolo di uno dei piu’ importanti sushi bar di Tokyo.

Ed erano le 9.45 di mattina.

Di stamattina.

Al tavolo erano presenti: TEA verde giapponese, di quello vero, che puoi vederne i residui nel fondo della tazza. Una ZUPPA a base di alghe, cipolla verde e qualche altro ingrediente indecifrabile. Che delle volte e’ meglio non sapere.

E del GARI fresco, profumato e invitante.

Ed e’ cosi’ che con il sapore di caffellatte e biscotti in bocca, approdiamo in questo posto dalla luce giallastro-arancione.

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Inizio subito col bere un po’ di zuppa, per vedere/studiare l’effetto che fa.

Chiamatela pure suggestione, ma giuro che la combinazione bevanda+zuppa calda mi ha fatto subito sentire meglio.

Cosa che, dopo l’esperienza del Ramen di Kyoto, ha solo che avvalorato la mia tesi sulla cucina giapponese. Che non e’ solo cibo.

Perché quei tipi dallo sguardo misterioso che sfornellano dietro i banconi di legno, non creano piatti, ma pozioni magiche dall’estetica perfetta. Non sono cuochi, sono scultori del piatto.

In pochi minuti, arrivano i primi piattini di sushi e sashimi, ordinati da un coraggioso The Dux, per onorare la sua prima “colazione nipponica”.

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Inizialmente, mi sentivo poco più che una spettatrice attonita.

Io non e’ che poi sia una grande sperimentatrice del gusto. E non e’ che mi andasse poi tanto di diventare complice di una seconda colazione a base di pesce morto crudo. Almeno fino a quel momento.

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Ma ad un tratto, la faccia in estasi di The Dux e un “E se poi te ne penti?” in testa, alla Maccio Capatonda… mi hanno fatto cambiare idea!

Ah la cultura da pausa pranzo…sapevo che prima o poi mi sarebbe tornata utile!

Non ho resistito.

Alle 10 e 15 am capitolavo pure io al filetto di tonno piu’ buono della storia.

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Vogliamo poi affrontare il tema wasabi? Si, dai quella sostanza verdognola e orrida che mi ha spesso provocato coniati di vomito.

Ecco, in Giappone la trovi in molti piatti.

Ma l’effetto stavolta e’ decisamente…come dire…sublime? 

E veramente, se sta bene a me… be’ buona camicia a tutti!

Il punto e’ che spesso, all’estero, non viene importata la vera cucina giapponese (e questo credo valga anche per altre cucine etniche). Spesso, i sapori vengono adattati ai gusti locali. Ecco, ad esempio, il perché della orrida famosa pizza all’ananas servita in tutte le peggiori tavole del mondo.

Ma, nello specifico caso dei ristoranti giapponesi, e’ anche molto diffusa la “gestione made in China”. Non da escludere, ad esempio, la casistica dell’ex muratore di Pechino che se ne va a Roma ad iniziare un nuovo business.

Voi sareste forse capaci di distinguere un cinese da un giapponese dietro un bancone di sushi? Be’ tranquilli, neppure Io.

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A Tokyo e’ quasi Natale.

Nonostante la temperatura sia ancora molto mite.

Nonostante un The Dux che passeggia ancora in infradito.

Nonostante sia appena cominciato Novembre.

Tra me e questa citta’ e’ stato quindi amore a prima vista. Considerate che, due anni fa, ho disfatto l’albero a Pasqua…e ho anche testimoni! 

Al tramonto e’ già un rincorrersi di lucine ovunque. E’ il color arancio dei tramonti, che sembrano primaverili, a lasciare il posto ai decori illuminati. Delicati, aggraziati e gentili.

E tutti, sia turisti che abitanti del posto, non perdono l’occasione per immortalare questo mix di luci – naturali e non – che solo adesso e’ possibile fotografare.

SYD_0530Tokyo me la immaginavo come una megalopoli grigia, alienante e caotica. Una specie di formicaio umano.

Almeno prima di arrivarci. Credo siano state le esperienze e i racconti di altre persone.

E’ vero a Tokyo convivono 35 milioni di persone. Ma non c’e’ ombra di traffico, perché i mezzi pubblici funzionano benissimo. E la grandezza della citta’ e’ assolutamente idonea ad ospitare un numero così alto di persone.

Nice and easy.

E’ anche vero, che spesso le scritte nelle stazioni della metro sono in Giapponese, ma ad ogni stazione e’ associato un numero… a prova di scemo! Che se sbagli significa che non stai bene…

Vero anche che i giapponesi non hanno generalmente un buon inglese, ma una volta capita la tua esigenza, se non trovano le parole per spiegarsi, ti accompagnano nel luogo/strada che stavi cercando.

Credo dipenda molto dalla loro cultura. Se chiedi loro qualcosa, e’ come se si sentano in dovere di aiutarti fino in fondo.

Per poi congedarsi con un lungo ed elegante inchino.

Ma quanto sono belli? Vorrei esportare l’inchino in Europa. Ci farebbe davvero bene.

Ormai anche io mi inchino sempre.

Tokyo poi non ha quell’odore, perdonatemi se lo chiamo puzza, di altre metropoli asiatiche, tipo Bangkok o Pechino.

L’aria e’ respirabile. E se togliamo le radiazioni di Fukushima, perché su quelle proprio non vi saprei dire… almeno non adesso … vedremo in futuro, direi che Tokyo non e’ apparentemente una citta’ inquinata. Anzi, l’aria sembra fresca, pulita e priva di smog.

Per strada non c’e’ quel caos insopportabile che avevo erroneamente immaginato.

E anche nelle ore di punta, la sensazione non e’ quella di “Oh no, mi schiacciano” … anzi e’ spesso “Oh mio Dio … tra un po’ calpestavo la stronza tizia con l’ultimo di Miu Miu”.

Certo gli incroci dove attraversano la starda migliaia di persone tutte insieme ci sono. Ma non mi hanno creato quelle brutte sensazioni che pensavo. E’ sempre tutto estremamente ordinato e composto.

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La mattina la metro di Tokyo e’ popolata da circa 8 milioni di persone (come tutta la popolazione Londinese, per intenderci) … tuttavia, in ogni stazione, passa un treno ogni 30 secondi. Praticamente non esiste tempo di attesa.

E poi, diciamo pure, che 8 milioni di giapponesi non sono come 8 milioni di Italiani, Francesi o Spagnoli. Tipicamente rumorosi, lamentosi e incazzati.

Il giapponese in metro si spegne. Dorme.

E lo fa perché i sedili sono comodissimi. Talmente comodi che, spesso lo faccio anche io. Solo che a differenza mia, un nipponico medio riesce a svegliarsi esattamente nella stazione dove deve scendere. Sono i super-poteri del Sol Levante. O il sonno ad intermittenza. Non lo so ancora.

Anche quando un treno e’ pieno, la cosa che ti sorprende di piu’ e’ il completo silenzio. Di solito rotto da stranieri maleducati – tipo me e The Dux – che si arrovellano ad alta voce per qualcosa di mediamente poco interessante (tipo i biglietti del treno in India che il sito fa cagare, i bus in India, ecc ecc in India …. credo che l’universo mi stia insistentemente dicendo qualcosa). 

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Tokyo e’ anche e soprattutto arte contemporanea.  

Bella, illogica e a volte poco comprensibile.

Esattamente come piace a noi.

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Ovvio, il Mori Art Museum non e’ la Tate Modern di Londra o il Moma di New York.

Ma qui l’arte la trovi spesso per le vie della citta’. Nelle gallerie. Per le strade. Nei palazzi. Insomma, ovunque.

Tokyo e’ una metropoli fortemente internazionale.

Ama le atmosfere europee.  

E’ connessa sia all’Australia che agli Stati Uniti.

La citta’, inutile dirlo, e’ pulitissima. Ed e’ completamente priva di cassonetti della spazzatura (sia grandi che piccoli). Non li trovi da nessuna parte. Sarebbe interessante capire cosa la gente fa con i propri rifiuti.

Ieri abbiamo speso mezza giornata per le (bellissime) vie del lusso. Chanel, Dior, Miu Miu, Prada, Armani… c’era di tutto e per tutti i gusti.

C’era gente da tutte le parti del mondo. Ma c’eravamo soprattutto noi Italiani. Li. A leccare le vetrine.

Ah Italiani, popolo di fashion victim. E non mi dite di no eh 🙂

Buongiorno Italy

Kisses

Antonia

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Mori Art Museum