SYD_9374 Kyoto, 23 Ottobre 2013

Forse c’ero anch’io poco lontana da quel ponticello, in una Kyoto grigia, di qualche anno fa. Quando una bambina di soli 9 anni riceveva felice un bicchiere di ghiaccio zuccherato, da quell’uomo, dallo sguardo buono, a cui aveva poi mostrato il suo sorriso piu’ bello.

Per poi correre veloce su’, per quelle scale irregolari e storte, fino a quel tempio dove, offrendo tutti i suoi averi (delle piccole monete appena ricevute in dono), aveva suonato quella campana e urlato nel silenzio la sua piu’ grande preghiera.

C’ero forse anch’io quando, attraversando la foresta di bamboo, ormai donna, arrivava in una casa splendida nei decori, nei fiori e nei colori … ma orrida di una violenza inattesa.

Povera ragazza.

Nessuno le aveva detto la verita’.

Aveva dovuto sperimentarla sui propri brandelli giovanissimi e impreparati.

Dov’ero io quando, Lei – chiusa in quella stanza del chimono (datole in dono) – si piegava alla piu’ atroce delle violenze?

La verita’ e’ che io non c’ero. Nessuno era li’.

Chi mai avrebbe potuta salvarla?

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“We don’t become geisha to pursue our own destinies. We become geisha because we have no choice.”

(Non diventiamo geisha per inseguire i nostril destini, ma perche’ non abbiamo scelta)

 Sono frasi come queste che ritornano prepotentemente nella tua mente e – spesso – ti costringono a stare con gli occhi aperti nel cuore della notte. 

Chi sono veramente queste “donne della luna”, che camminano in silenzio di notte, per le vie di Kyoto?

I loro passi leggeri sembrano scanditi dal suono di legno delle loro scarpe.

Chi si nasconde dietro quella maschera bianca che illumina la notte di questa citta’ piena di misteri?

Cosa fanno e chi incontrano, quando entrano ed escono velocemente, dalle abitazioni di legno della zona di Gion?

Chi le attende?

Perche’ – a volte-  si inchinano di fronte a delle porte, apparentemente vuote.

Chi si nasconde dietro quegli usci? A chi rivolgono i loro gesti di rispetto?

A chi riservano tanta eleganza?

Nessuno lo sa.

Perche’ nonostante siano passati secoli, nessuno realmente conosce la verita’ che si nasconde dietro i loro volti.

Cosa fa veramente una geisha?

Perche’ ci sono uomini potenti disposti a pagare quasi mille euro solo per averle accanto per poche ore?

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“A story like mine should never be told. For my world is as forbidden as it is fragile; without its mysteries it cannot survive.”

(Una storia come la mia non dovrebbe mai essere raccontata. Il mio e’ un mondo cosi’ proibito e cosi’ fragile. Senza i suoi misteri non potrebbe sopravvivere) 

 E’ ancora vero?

Camminano a passi piccoli e sicuri, quasi trascurando le persone che per ore stanno li ad aspettarle.

Perche’, in fondo, chiuque arrivi a Kyoto ha un solo desiderio: incontrare una geisha e perdersi un istante nei suoi occhi che celano misteri secolari.

A volte te li offrono pure degli sguardi veloci. Quegli sguardi laterali e velocissimi, quasi ipnotici.

Incontrano i tuoi occhi solo per qualche istante. Per poi negarsi nuovamente.

Perche’ si, accettano silenziose le attenzioni altrui, ma non le assecondano mai.

Tu stai li silenzioso e in attessa… e vorresti rivolgergli la parola, ma non puoi. Perché cose del genere, semplicemente, non sono socialmente accettate.

La verita’ e’ che tra te e loro c’e’ una distanza infinita.

E’ l’incolmabile distanza data dalla tradizione. Che per te e’ solo un racconto ammaliante, per loro e’ vita vera. E’ cio’ che le fa stare davanti allo specchio per ore a disegnare quella maschera elegante che le protegge dal mondo.

Da un mondo che vorrebbe sapere tutto su di loro.

Tutto su quelle verita’ taciute, dietro gesti che sembrano danze.

Ma nessuno vuole e puo’ svelare il trucco. Il segreto di questo mondo teatrale. Perché’, in fondo, lo spettacolo deve continuare.

Ed e’ cosi’ che pochi metri di distanza si trasformano in muri enormi di silenzio e rispetto.

Le immortali in scatti veloci, come i loro passi, ma cerchi sempre di farlo senza invadenza. Senza mai ingombrare le loro strade. Che devono sempre rimanere libere.

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“It is not for Geisha to want. It is not for Geisha to feel. Geisha is an artist of the floating world. She dances. She sings. She entertains you. Whatever you want. The rest is shadows. The rest is secret”

(Ad una geisha non e’ consentito volere. Ad una geisha non e’ consentito provare emozioni. Una geisha e’ un’artista sospesa sul mondo. Lei danza. Lei canta. Lei ti intrattiene in qualunque modo tu voglia. Il resto e’ ombra. Il resto e’ un segreto.) 

Cosa succede se una geisha si innamora? Puo’ veramente inseguire la sua strada e il suo amore?

E’ libera di vivere la sua vita, se lo vuole?

E chi sono quelle donne adulte (credo sulla 60ina) che le accompagnano su taxi notturni, diretti chissa’ dove…

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“I want a life that is mine!”

(Vorrei poter decidere per la mia vita!)

 “Every step I have taken, since I was that child on the bridge has been to bring myself closer to you”

(Ogni decisione presa, da quando ero quella bambina su quel ponte fino ad oggi, ha avuto un solo scopo: starti più vicino)

 C’e’ solo una grande verita’ dietro questo mondo misterioso.

Le geisha sintetizzano a pieno l’essenza della cultura giapponese.

Un giapponese puo’ essere cordiale, elegante, raffinato, estremamente educato. Ti apre le porte di casa sua. Ti offre il suo tea. Ti mostra i suoi sorrisi sinceri. Ma sarà sempre circondato da un velo di mistero.

Perche’, se un giapponese vuole, puo’ celare abilmente la verita’ dei suoi pensieri, dietro i suoi gesti. Dietro la sua “maschera”.

Non e’ forse cio’ che fanno queste giovani donne bellissime?

E attenzione, non si tratta di poca trasparenza, ma solo di differenze culturali tramandate in secoli di storia.

Il Giappone e’ uno di quei posti nel mondo che – più che darti risposte – genera domande e interrogativi.

E’ un luogo unico, che uno straniero non riuscira’ mai a conoscere abbastanza…

Buongiorno Italy

Kisses

Antonia

PS: tutte le citazioni e la descrizione di alcune situazioni particolari si riferiscono al film “Memoirs of a Geisha”, che vi consiglio di vedere se non l’avete gia’ fatto! Ieri notte non abbiamo resistito … l’abbiamo rivisto!