Fate come le anatre, che da fuori sembrano ferme e sott’acqua pedalano come pazze

(M.Caine)

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Osaka, 17 Ottobre 2013

Avrei voluto dirvi di spegnere le luci, per godervi il film che stava per cominciare.

Era tutto pronto.

Quella pellicola, dal gusto un po’ retro’, stava per essere proiettata.

C’era una Lei curiosa, di fronte ad un cinema dalle insegne di legno. Di quelli che ne riesci a sentire l’odore anche da fuori. Da una parte insegne di film impegnati, dall’altra inequivocabili hard.

Non ci aveva fatto molto caso perche’, con quella luce, anche una prostituta smette di essere tale. E la volgarita’ dei suoi costumi viene avvolta da un alone di romanticismo.

C’era un forte odore per le strade. Era Ramen. Un cibo caldo. Una zuppa che, dicevano, facesse miracoli. Che mettesse tutti d’accordo. Ma soprattutto che rendesse tutti felici.

“E’ come se il peso della giornata scendesse giu’ al ritmo del brodo”, questo dicevano…

Lei si era quasi convinta che il ramen non fosse un cibo, ma una pozione magica.

Lo aveva mangiato anche Lei, alla ricerca di quello stato di grazia.

C’erano queste strade strette, incorniciate da case a due piani.

C’era poca luce, elegantemente distribuita da lanterne bianche.

C’erano fili della luce intrecciati accuratamente. Come a creare ricami e centrini. A decorare, involontariamente, l’orizzonte.

“E pensare che in molti posti nel mondo sono state spese tante energie per eliminare quel modo così creativo di trasportare la luce nelle case delle genti”, aveva subito pensato.

“Che peccato! A volte togliamo poesia alle cose …”

C’era sempre Lei, a spasso tra le acque calde e pulite di una grande onsen, alla ricerca di relax.

Ma il film ad un tratto si interrompe.

Avrei voluto raccontarvi di piu’. Perche’ sono in Giappone. Ad Osaka.

Nel paese piu’ affascinate del Mondo.

Dove la buona educazione e’ cultura.     

Dove il buon gusto non e’ ostentazione.

Dove lo stile delle case ricerca semplicita’. E sembra anche lui dirti “Less is more, baby! Don’t you know?”. Quante cose ci insegna l’architettura …

Ma poi la magia ad un tratto e’ finita.

Mi sono imbattuta in un orrido articolo di una nota scuola di Economia Londinese, che descriveva un futuro catastrofico per il nostro Paese senza proporre alcuna valida alternativa.

Lo dava per morto nel giro di 10 anni.

Mi sono (forse stupidamente) chiesta da che pulpito arrivasse tale giudizio, dato che sono state proprio quelle scuole li’ che, per molto/troppo tempo, hanno dato per oro colato paradigmi economici mortali per l’intero sistema mondo.

Ci hanno convinti che o siamo bestie da consumo, o siamo dei morti che camminano. Nessuna via di mezzo.

Ci hanno inculcato il mito della crescita perenne e senza un limite.

Ma chi l’ha detto che bisogna CRESCERE E SOLO CRESCERE? 

E’ fose un assioma di Dio che mi sono persa al catechismo?

E ora, sempre le suddette scuole “abbattono” quei paesi (che di certo a loro volta non hanno buone politiche eh) che non riescono piu’ a stare dietro a questo meccanismo spietato.

Piu’ leggevo, piu’ rosicavo.

Ho così cambiato pagina nuovamente. Approdando ad un passaggio onirico della Fallaci.

Sono stupendi i trent’anni..

perché sono liberi, ribelli, fuorilegge,

perchè è finita l’angoscia dell’attesa, e non è cominciata la malinconia del declino ….

Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista,

non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile.

Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo ..

Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.

E’ viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non si riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo un po’ ansimanti e tuttavia freschi. Non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna”

Ed io e’ proprio cosi’ che mi sento.

Quasi in cima a quella montagna.

A breve potro’ osservare pienamente cio’ che e’ stato e cio’ che forse sara’.

E di tutto il resto, mi interessa poco o nulla.

Perche’ non c’e’ niente di così importante come la mia vita.

Come le nostre vite.

Nessuno ci ridarà indietro la nostra giovinezza …e i nostri meravigliosi 30 anni!

E non sara’ di certo una crisi economica/di valori a mettere in discussione questa verita’.

La strada? La troveremo … e se non c’e’ … la inventeremo!

Buongiorno Italy

Kisses

Antonia