Taipei, 14 Ottobre 2013

Nelle ultime 48 ore ho imparato che:

  • nutrirsi di “pasta” (o di suoi derivati…) dopo 5 settimane di noodles, zuppe al ginger, riso in salsa troppo piccante, spiedini di soia e tofupuo’ provocare emozioni fortissime. Per dire, due sere fa, di fronte alla fumante carbonara di The Dux mi sono quasi commossa. Avevo le lacrime di gioia e la bava alla bocca. Ho mangiato talmente velocemente che, da quella sera, il mio stomaco non si e’ piu’ ripreso. I carboidrati andrebbero classificati come “droga leggera”: provocano felicita’ dello spirito, un po’ di sana dipendenza e non fanno poi troppo male!
  • se stai in Asia (e sei ospite di amici) ci sono cose da cui non puoi sottrarti …

Stavamo non troppo lontani dal “101”, uno dei grattacieli piu’ alti del mondo. Con il naso attaccato alla vetrata, riuscivo a vederlo nitidamente. Alto e fiero. In perfetto stile asiatico.

Una pagoda altissima che spicca nel cielo di Taipei.

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L’ambiente in cui mi trovavo era chiassoso.

I pacchetti di cibo sui tavoli denunciavano una evidente pausa pranzo. E gli odori forti pure.

Arriviamo in una piccola stanzetta, arredata con un tavolo rettangolare, una lavagnetta e 6 sedie di plastica colorata.

Questo ambiente si affacciava su una grande stanza, piena di ragazze sedute in platea, attente a “qualcosa” che, stando dalla parte opposta,  non riuscivo pero’ a vedere.

Le distrazioni continue di The Dux indicavano presenza di gnocca free nei dintorni. Cosi’, osservando attentamente, mi sono resa conto che … si … quelle ragazze erano in effetti bellissime. Delle bambole di porcellana.

All’improvviso ci troviamo di fronte Lei, che si presenta con fare cordiale. E’ gentile e sorridente.

I fiocchetti che le incorniciano i capelli la fanno quasi sembrare un Manga Giapponese … o peggio meglio ancora una EMO.

Era molto carina e il suo parlare racchiudeva quello spirito del “Sono qui solo per voi…” che e’ tipico delle donne d’oriente.

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Ad un certo punto apre un libro e comincia a parlare…

Ci parla del suo lavoro. E di come l’azienda per cui lavora sia nata.

Ci racconta di una povera donna americana (tale Mary Kay) che aveva aspettato per tre anni suo marito, lontano dalla famiglia a causa della sua vita militare. Per poi scoprire che si, lo stronzo era effettivamente tornato a casa, ma con una donzella giovanissima al suo fianco. Ed e’ così che MK aveva trovato la forza di fondare la sua compagnia, impiegando solo donne. CAZZUTA EH!!

Finita la parentesi storico-femminista, inizia a spiegarci cosa – da li’ a poco – sarebbe successo.

Il suo inglese non era buono. Tanto che Derrik, il nostro amico, si era dovuto improvvisare “traduttore simultaneo”. E non che la cosa lo avesse infastidito minimamente, anzi…

Lei parlava mandarino. Lui traduceva in inglese.

Questa alternanza mi ha impedito di schiantare la faccia sul tavolo. La sera prima (causa carboidrato sopra citato) avevo dormito pochissimo.

Facevo fatica a stare con gli occhi aperti.

Così mentre lei parlava, io sognavo di immergere il mio sonno in un caffe’ caldissimo, di quelli che – se non stai attento – ti bruciano le papille.

Comincia a farci delle domande dettagliate. Noi proviamo a rispondere. Ma la nostra ignoranza in materia e’ evidente.

Ci invita poi a lavare le nostre mani e le nostre braccia con un prodotto speciale.

La seguiamo. E cerchiamo di imitare questo rituale che sembrerebbe dare una grande importanza ai gomiti che, a suo dire, sono una parte molto stressata del nostro corpo.

Inizia poi a parlarci di 5 fasi … quelle che da li a poco avremmo provato sulle nostre facce … e non in senso astratto eh.

Proprio li, sulle nostre pelli … rovinate e malconce dopo mesi di viaggio!

Perche’ NO … non stiamo parlando di rituali spirituali asiatici.

Trattasi di TRUCCO E PARRUCCO.

E le mie occhiaie erano più viola del solito.

Ci trovavamo in uno dei centri di cura della pelle piu’ famosi di Taipei. E la nostra interlocutrice era la fidanzata di un caro amico di Derrick.

Appena avevano saputo che due occidentali (molto rari da queste parti) si trovavano a casa del loro amico, senza perdere tempo … lo avevano contattato, chiedendogli se volevamo fare da cavia questa esperienza.

Nonostante ci fossimo sentiti “materiale da esperimento” … avevamo risposto subito di “SI”.

Gli asiatici sono ossessionati dalla cura della pelle. Che deve essere idratata, protetta … ma soprattutto BIANCA.

Inizialmente, soprattutto nei periodi Australiani, questa stranezza mi aveva molto infastidita… mi era sembrata una sorta di discriminazione. Ma in realta’, la passione per le carnagioni chiare ha radici molto piu’ lontane …

Le pelli abbronzate erano, nel passato, segno di provenienza contadina. Inotre, i nasi orientali abbinati ad una pelle scura creano un effetto “scimmia” … cosi’ mi avevano spiegano alcune amiche. Ed in effetti e’ vero …

Ed e’ per questo che, invece, i nostri visi occidentali, scuriti dal sole, piacciono invece moltissimo.

Ricordo di aver incontrato una simpatica signora sull’isola di Mabul (nel Borneo) che mi aveva detto proprio questo: “Tu abbronzata sei piu’ bella, io abbronzata sono orrenda” … come a giustificare il suo giornaliero bagno a mare fatto completamente coperta da abiti.

Viaggiare ti apre una finestra su tradizioni e culture diverse … a volte anche poco comprensibili!

Un uomo asiatico, per dire, e’ capace di storcere il naso di fronte a Naomi Campbel … che in quel caso non riesci proprio a fartene una ragione!

Iniziamo quindi la nostra esperienza di cura estrema della pelle.

Da notare la faccia seria e concentrata di The Dux e le mie espressioni cojone

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foto2Inizia così un processo lunghissimo. Che prevede lavaggio del viso con un prodotto speciale, copertura pori, prodotti per gli occhi … e via discorrendo…

Tanto che non mi ero potuta trattenere … “Ma tu fai così tutti i giorni?” le avevo chiesto.

“Si, certo” mi aveva risposto “a parte la maschera, che faccio una volta a settimana, questi sono gli step che seguo giornalmente”.

Silenzio. Sottinteso un mio “Io non lo farei mai”

foto 6Il momento “maschera” e’ stato quello più divertente. Se non altro per la serie di foto stupide scattate. Talmente idiote, da non poter essere pubblicate …

foto 7Finalmente finiamo i lunghissimi trattamenti. Ci guardiamo allo specchio e … in effetti … mi dispiace ammetterlo ma e’ vero.

Le nostre pelli sembravano nuove!  

Ma non finisce qui.

E’ vero che i trattamenti di bellezza curano … ma non fanno miracoli. Per quelli ci vuole o GOD oppure … un buon sano Make Up!!

Ed ecco che la Clio de Taipei mi chiede: “Ti posso truccare?”

Ovviamente, senza esitare un secondo … rispondo “Si, ti prego fallo …”

Cosi’, nel giro di 20 minuti, a botte di pennellate, kajal e ciglia finte … e’ iniziata la lenta trasformazione del mio viso (sotto l’ilarità collettiva).

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L’esperienza di trucco e parrucco a scrocco (di questo si tratta, dato che ci e’ stata gentilmente regalata, senza dover pagare o acquistare alcun prodotto) mi ha insegnato ancora una volta che:

  • i taiwanesi sono un popolo generoso, open mind, curioso. Sono veramente persone meravigliose. Se hai la fortuna di trovare un amico taiwanese, hai veramente trovato un tesoro … una nuova famiglia!
  • anche il fondotinta asiatico più scuro e’ troppo chiaro per la mia carnagione.
  • il make up … ti aiuta … ma anche lui … non fa miracoli. Per le zampe di gallina e le occhiaie stratificate servono altri rimedi …foto11

Ma soprattutto, cio’ che ho veramente imparato e’ che tutti si meriterebbero di essere “principessa/principe almeno per un giorno“…

Buongiorno Italia

Kisses

Antonia