Taipei, 12 Ottobre 2013

Felicità è fare colazione con caffellate fumante, cereali ai frutti rossi, pan brioche e nutella…
Felicità è la libertà di rimettersi a letto dopo colazione e dormire profondamente.
Felicità è circondarsi di silenzi creativi. Alimentare le proprie idee, anche quelle più stravaganti.
Felicità è fare cose semplici pensando/progettando cose speciali.
Immagine
Ho sempre avuto un SOGNO.
Che viaggiando si sta arricchendo di nuovi e sempre più nitidi dettagli.
Come un disegno a cui, giornalmente,  aggiungi  particolari. A volte colorati. Altre volte in bianco e nero.
A seconda dei giorni e del tuo mood.
Qualche anno fa sono stata a CALCATA.
Un borgo antico non lontano da Roma. Un posto incantato, nascosto nella provincia di Viterbo, che è stato e continua ad essere il rifugio di tanti artisti (hippie nostalgici). Non solo italiani.
Un luogo unico, come pochi al mondo. Lontano dal caos delle grandi città.
Che profuma di bellezza e di storia.
Camminando tra le vie storte del paesello è facile imbattersi in negozietti vintage di cappelli fatti a mano, in bistot che servono una sola specialità, in vecchietti inquisitivi – seduti davanti al portone di casa – che morirebbero dalla voglia di farti tante domande, in scritte romantiche impresse nel legno – incorniciate da fiorellini rosa.
Immagine
VERITA’, SEMPLICITA’ E AMORE
Ricordo di essermi letteralmente arrampicata su uno dei vecchi edifici del piccolo borgo, per sbirciare le colline viterbesi da quella posizione privilegiata.
Ricordo un paesaggio fatto di verde muschio.
Ricordo che era inverno. E avevo freddo.
Indossavo un piumino viola, guanti rossi di velluto (dimenticati solo qualche mese dopo a Parigi… #sadness) e una sciarpa a pois.
In effetti, con l’aggiunta di una gonna lunga e arancione, sarei stata perfetta.
Ad un certo punto, senza volerlo, ci siamo ritrovati sul terrazzo di una delle case di pietra.
Ed eccolo, alla nostra desta, un posto delizioso. Come quelle caramelle al latte ricoperte di carta gialla, di quelle che ci regalavano le nostre nonne da piccoli.
Un piccolo localetto. Che sembrava quasi nascosto dentro una caverna.
Nonostante fosse ancora giorno, le luci dentro diventavano soffuse e intime.
Ricordo candele rosse ovunque.
Piccoli tavolinetti di legno, sgabelli bassi e irregolari, ma estremamente comodi.
Un bancone completamente ricoperto di leccornie fatte a mano.
Ricordo un piccolo forno acceso proprio dietro.
E l’inconfondibile profumo di una torta di mele appena sfornata.
E poi Lei. Una signora bionda e bellissima sulla 50ina. 
Un’olandese. Innamorata del nostro paese.
Ma soprattutto innamorata di Calcata.
Un posto caldo. Fatto di tea, tisane e dolci semplici e genuini.
Un luogo in cui rifugiarsi nelle giornate di pioggia, in cui trascorrere delle ore a parlare di tutto e di niente. In cui nessuno si è sognato di presentarsi da noi, scontrino alla mano, dicendoci “chè …  hai finito che me serve er tavolo?”.
E’ stato amore a prima vista…
Da allora ho sempre pensato che un posto del genere sarebbe stato il “luogo” perfetto per me!
Un piccolo angolo dove la gente si ferma per leggere, bere un tea caldo e parlare. Un posto in cui c’è poca luce accecante e tanta immaginazione.
Dove chi ama scrivere può farlo in tranquillità.
Un posto in cui fermarsi senza un vero motivo. Solo per piacere.
Credo che uno spazio del genere diventerebbe la mia grande passione.
Un luogo in cui fare esprimere gli altri, ma anche me stessa.
Lo abbellirei con poltrone pechwork, lumini colorati e librerie di legno antico piene di libri e riviste (di design, arte, viaggi e biografie che hanno fatto storia…).
Ospiterei la presentazione di libri di case editrici di nicchia. Di cui si sente parlare poco o nulla.
Sarebbe quel posto In cui ognuno ha la possibilità di leggere liberamente e lasciare, se vuole, il proprio libro/rivista.
Un luogo fatto per viaggiatori in cerca di una pausa e lavoratori stanchi che cercano un attimo di relax, in un posto che li faccia sentire a casa.
Imparerei a sfornate cupcake coloratissimi, strudel di mele e cannella, torte al cioccolato e biscotti al latte.
Immagine
Vorrei una dispensa piena di tea, provenienti da tutte le parti del mondo, da servire in tazze tutte di colori diversi.
Immagine
 Ora che ci penso, mi piacerebbe anche che una delle pareti assomigliasse ad una cucina (di quelle vere) in perfetto stile Svedese, dove anche gli ospiti avessero la possibilità di partecipare alla creazione del proprio dessert. Aggiungendo, a piacere, della frutta al proprio piatto, della cannella al proprio latte e della marmellata ai propri biscotti.
Non  servirei caffè espresso, ma solo moka.
ImmagineTutti i prodotti sarebbero biologici.
E la musica sarebbe il delicato sottofondo di attività sociali e non la protagonista fastidiosa e invadente.
Mi piacerebbero melodie francesi.
Che roba muoversi e pensare al ritmo di “La vie en rose”
Vorrei ricoprire le pareti di scritte promotrici di nuove idee. Vorrei fotografie in bianco e nero.
 Immagine
Vorrei che in questo posto magico si respirassero sogni e progetti. E la gente avesse la possibilità, volendo, di condividerli.
LOVE. DREAM. TRAVEL.
Vorrei che le persone fossero circondate dai volti che hanno fatto bello il mondo. Credo che metterei vicini il poster di Madre Teresa, Audrey Hepburn, Moana Pozzi, Gandhi, Lady D, la Montalcini e Pasolini. E anche di tanti altri …
Perchè vorrei che le pareti trasudassero bellezza dalla diversità di persone speciali.
Vorrei guardare, nostalgica, il volto e le rughe di persone irripetibili. Sognando di incontrare, prima o poi, gente così..
Sarebbe si, un luogo un po’ retro’ (come me) … ma sempre proiettato al futuro!
Immagine
Che bello se uno spazio così ci fosse a Roma.
O anche da qualche altra parte.
Io ci andrei. E voi?
Buongiorno Italy
Kisses
Antonia
PS: il fatto che da Taiwan vi parli di un sogno nato a Roma … mi rende sempre molto poco coerente …! E’ che oggi mi sento piena di idee e si … amo sognare ad occhi aperti 🙂