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Singapore, 2 Ottobre 2013

Mi piace pensare che la gente che cammina sorridendo per strada sia felice. Anche se, negli anni, ho trovato spesso molta meno sofferenza e molta piu’ gioia in lacrime apparentemente disperate. Perché chi sorride, a volte, trattiene.

Mi piace pensare che l’umidita’ di una citta’ come questa sia una maschera disintossicante per le nostre pelli. Un trattamento di bellezza gratis. Un prezzo da pagare per stare qui. Un po’ come i cieli perennemente bianchi di Londra.

Mi piace pensare che la ragazza che alle 6.30 di stamattina spennellava di ombretto e mascara nel suo letto (per prepararsi alla colazione) lo facesse per correre giu’ per le strade vive di questa citta’. Per strappare, di forza e con la prepotenza delle sue idee, opportunita’ al mondo. E non farsele regalare, invece, dal primo vecchiardo obeso, in cerca di libido facile. Perché lei e’ unica e bella. Lei può fare tutto cio’ che desidera. E mi piace pensare che sia veramente cosciente delle sue possibilita’.

Mi piace pensare che le luci che iniziano ad accendersi al tramonto, che illuminano i palazzi e l’acqua circostante, accendano idee nelle menti delle persone, spesso poco stimolate. Siano idee disegnate nel cielo della notte. Siano quell’ispirazione che stavamo cercando da tempo. Siano romanticismo dello spirito. Perso e finalmente ritrovato.

Mi piace pensare che in una citta’ come Singapore ci sia liberta’ espressiva e soprattutto comunismo delle opportunita’. Quella democratica possibilita’ di scelta che e’ molto/troppo difficile toccare dalle nostre parti. E che io, personalmente, non ho mai sperimentato davvero. Quel gridare al mondo “Eiiii sono qui, e voglio fare questo … questo e solo questo! E siccome lo voglio, allora posso!”.

Mi piace pensare che, in citta’ fantascientifiche come questa, la gente talentuosa riesca sempre ad incanalare la propria bravura e la propria energia in una delle strade pulite della city.

Mi piace pensare che in metropoli come questa sia ancora possibile sognare ad occhi aperti. Alimentare desideri. Pensare in grande.

E mentre la me stessa reale e razionale cammina curiosa con le sue comode Birkenstock, scattando foto con la testa all’insu’, c’e’ un’altra me stessa che indossa un vestito luccicante e con le balze anni ’20, dei guanti lunghi, neri e lucidi e un tacco vertiginoso.

Perche’ mi piace pensare che in citta’ come questa, se lo vuoi, tutto puo’ succedere.

Singapore non e’ la classica megalopoli orientale. Rumorosa, spesso poco raffinata e a volte invadente. Non lo e’ per nulla.

Singapore e’ all’avanguardia. E’ come se le nuove tendenze che – malgrado tutto – continuano a nascere anche da quell’altra parte del mondo (vedi New York) trovassero applicazione pratica qui. Ho visto bellissime donzelle indossare – come manichini di un negozio – collezioni viste la settimana scorsa sulle riviste di moda.

Singapore e’ gioia del palato. E’ possibile trovare qualsiasi tipo di cibo. E lo si puo’ fare anche con prezzi accessibilissimi. La citta’ e’ piena di street food da leccarsi i baffi … cibo Thai, Cinese, Indiano, Occidentale, Siriano … c’e’ di tutto! Basta scegliere.

Singapore e’ internazionale. Camminando per le strade delle citta’ e’ facilissimo incrociare expat ad ogni angolo. Che lavorano nella city, che corrono al tramonto, che intasano i locali alla moda, e che si aggirano inquisitivi nel quartiere a luci rosse in cerca di affetto e compagnia che forse non hanno… forse.

Singapore e’ il connubio perfetto tra architettura e rispetto per la natura. Ho come l’impressione che questa citta’, nata da uno schizzo creativo e folle su un foglio di carta bianco, sia stata poi pensata e studiata accuratamente da Ingegneri e Architetti, seduti diligentemente attorno ad un tavolo. I palazzi e le strutture contemporanee sono in perfetto equilibrio tra di loro e con gli spazi verdi circostanti. Il tutto condito con un grandissimo gusto estetico. Meraviglioso il nuovo giardino botanico (Gardens by the bay). Che sembra uscito da un film futuristico.

Perche’ Singapore e’ anche e soprattutto questo: il futuro.  

Questa parte del mondo si muove ormai da anni verso la cosiddetta “Unione Asiatica”(e bisognerebbe forse informare anche i disfattisti europei che – a breve – ci troveremo a competere non solo con la Cina … ) che dara’ un’unica anima ai paesi orientali.

E in un contesto del genere, non vedo altra citta’ se non Singapore, in grado di armonizzare al meglio le differenze culturali dei vari stati. Non puo’ farlo Hong Kong, che e’ molto bella, ma e’ come se le mancasse qualcosa, ne’ Pechino, che ha vergognosamente distrutto il “vecchio” per un nuovo opaco e grigio, ne’ Bang Konk e neppure Shanghai che – per quanto spettacolare – resta comunque troppo “cinese” e troppo poco cosmopolita (almeno per me)!

Ieri sera, mentre camminavo per le vie della citta’, sono tornata indietro di qualche anno. In un attimo, era nuovamente il 2009. E io lavoravo ancora per quella multinazionale americana li’.

Eravamo nel pieno di una grossa crisi. I progetti cominciavano a scarseggiare. E ricordo ancora che “Singapore” veniva presentata come una specie di minaccia.

“Non te lamenta’ bella, che se non te piace … te mannamo nel progetto Singapore e so cazzi tua!” sembrava dirmi la faccia volgare di quel tizio coatto dalle mediocri capacita’ intellettive.

Ricordo anche una mia collega che – scherzando – canticchiava la canzone “Singapore” dei Nuovi Angeli (http://www.youtube.com/watch?v=rBiBPU_iplQ)

E se mi ci avessero mandato davvero? Come sarebbe stata la mia vita?

Mi piace pensare che i “SE” e i “MA”, legati al passato, ci facciano analizzare meglio il nostro presente. E creare con la mente incredibili scenari futuri.

Illudo senza ritegno la mia fervida fantasia. Forse. E voi?

Ai tempi, ci sarei venuta veramente volentieri a Singapore… mi sarei perfino pagata il biglietto 🙂

E devo dire che non mi sbagliavo manco un po’!

Buon giorno Italia

Kisses

Antonia

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