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Brisbane, 22 Agosto 2013

Erano da poco passate le 6. Stamattina.

Ed entrambe stavamo distrattamente aspettando il nostro bus.

Lei, con capelli lisci e rosa, come buffamente arruffati in mezzo a delle grandi cuffie colorate. Con un volto giovane che denunciava la freschezza dei 18 anni.

Io, con il mio zaino pieno di cose da fare e da dire, in una giornata che richieva impegno e prometteva liberta. Completamente incredula, di fronte ad una luna immensa. Talmente grande, da sembrare piu’ vicina alla terra e farmi sentire, per un attimo, nel terrificante regno di … “Melancolia” (= film = se potete evitatelo!).

Lei, immersa in quella musica assordante e consolatoria che usciva fuori dal suo smartphone. Che a guardarla bene sarebbe potuta essere una delle protagoniste di “Almost Famous”.

Io, con lo sguardo all’insu’, a riempirmi gli occhi di quella bellezza indescrivibile a parole.

Noi e le nostre vite parallele.

In una Brisbane confusamente illuminata – da una parte – dalla luna al tramonto – dall’altra – da un sole nel pieno della sua alba.

Noi, esattamente li in mezzo.

Come a riequilibrare quello squilibrio. Quel gioco di luci e ombre, che riesce a confonderti, ma che sta per dare spazio alla luce tersa di sempre.

A quell’azzurro pastello che colora le giornate a queste latitudini. Quel colore intenso che ti fa compagnia quando cammini da sola per strada.

L’ho vista poi, ad un certo punto, distrarsi su parole lette. Una email o un messaggio forse. Di certo, qualcosa di poco bello.

Quando mi sono rigirata per cercarla con gli occhi l’ho ritrovata in lacrime.

Si disperava.

Che quando impari a conoscere i nati sotto il segno di albione, sai bene che questo tipo di atteggiamenti e di esternazioni (se non nel week end, sotto effetto di tanto/troppo alcool) sono veramente molto rari.

Avrei voluto chiederLe cosa avesse, ma non l’ho fatto.

Ad un certo punto le si avvicina un Lui.

Di quelli che a scuola vanno solo con le popolari che – ad una certa eta’ – coincidono con le “tette” dotate.

Lei continua a piagere. Discutono.

Capisco – quindi – che il motivo di tanto “dolore” e’ Lui.

Il ragazzetto biondo e lentigginoso.

Arriva il mio bus. Ci salgo.

Continuo ad osservare la scena, fin  tanto che la traiettoria me lo consente.

Continuo ad osservare una Lei disperata e un Lui impassibile.

Rivedo un cliche’.

Osservo una storia che ogni donna sperimenta prima o poi.

Rivedo quel Lui che tutte noi abbiamo incontrato almeno una volta nella vita.

Rivedo me stessa alle medie.

Nella ridente cittadina – che chiameremo – di “PANE+CALDO+E+CORNETTI”.

In classe. Con la Prof. di Italiano – che invece chiameremoLA MUMMIA. Che assomigliava vagamente ad una Crudelia Demon 95enne.

Che forse, al nostro sistema scolastico dovremmo far notare che, agli studenti non vanno insegnate solo le regole grammaticali. Ma che la scuola, anzi, dovrebbe offrire spiragli sul mondo e sulla vita. Ergo, se hai superato i 70 probabilmente non hai più troppo da dire/condividere ai/coi minorenni.

Adesso che ci penso, dov’e’ quell’ambiente di vecchi bacucchi che guidano “mandrie”, a cui potrebbe essere applicato lo stesso principio? ah … la politica ecco. Stupida me. 

Ricordo Crudelia Demon  entrare in classe e chiedere ad alcuni dei miei compagni “Come sta tua madre/padre/nonno?” … che ai tempi non riuscivo proprio a spiegarmi.

Anzi mi domandavo spesso perche’ non lo chiedesse anche ad altra parte della classe (me compresa).

Ecco, in questo “fermento” molto poco culturale e inadeguatamente classista. Anche io incontravo l’adolescente brufoloso che mi avrebbe cambiato l’esistenza. Che chiameremo il NULLACOSMICO.

Ecco si. Quel LUI che poi, potrai sempre prendere come esempio per pronunciare con enfasi frasi del tipo “Non saro’ mai piu’ cosi’ stupida” oppure “La verita’ e’ che non gli piaci abbastanza (cit.)”

Chi e’ che non l’ha incontrato almeno una volta su?

Eccolo, se chiudo gli occhi lo rivedo ancora.

Lui e il suo scooter rosso all’uscita da scuola.

Una scuola che non mi piaceva. In un posto che non mi apparteneva. Con quel Lui li fuori ad aspettarmi e darmi speranza. Che Baglioni avrebbe potuto scrivere il sequel di “Questo Piccolo Grande Amore”. Easy.

Eccomi mi posso vedere, con il cuore ingenuo e carico de “Il primo amore non si scorda mai” a fare progetti. A dire bambinosamente con la compagna – manco farlo apposta – bionda e bellissima “Ah come e’ bello e come mi piace”.

Per poi, come da copione, essere abbandonata a inizio estate. Per l’atra belloccia della classe.

Tutto molto prevedibile… Sentimenti infranti. Aspettative deluse.

E’ forse il bello dell’adolescenza. Com’era? Quello che non ti uccide ti fortifica?

A quella ragazza dai capelli rosa oggi avrei voluto dire sinceramente di non piangere.

Perche’ anche lei, forse, incontrando a distanza di anni il Lui ormai ex- lentigginoso, ex-adolecente e molto uomo sulla trentina, probabilmente non avrebbe più visto l’aitante fanciulletto ma … un uomo semplicemente:

  • Basso Alto come un tempo
  • Con i brufoli trasformati in buchi da varicella
  • Magari in relazione/fidanzato/sposato con quella che era la piu’ cessa della scuola
  • A frequentare sempre gli stessi ambienti e le stesse persone
  • A fare sempre le stesse cose

Mentre Lei magari e’ adesso una donna evoluta. Con le proprie certezze e capacita’ di giudizio.

Lei che ha trasformato negli anni i “mai piu’” in grandi forze e opportunita’.

E a lei, che sarebbe potuta essere mia sorella minore, avrei voluto dire di girare pagina … di andare avanti … di non guardare indietro.

Di non vivere nostalgicamente di ricordi, ma di proiettarsi nel futuro.

In un futuro suo e solo suo.

Quello che la vedra’ come protagonista principale, e non come attrice secondaria di un film, la cui trama e’ incentrata sul lentigginoso di turno.

E sono le stesse cose che avrei detto alla me stessa di 15 anni fa!

Le paturnie mattutine della ragazza dai capelli rosa, mi hanno urlato l’universalita’ dei sentimenti.

Perche’ puoi essere in Italia, in Repubblica Ceca o in Australia … ma la sincerità/ integrità’/forza di un sentimento giovanile non ha frontiere.

E’ tutto autentico. C’e’ sempre verita’. Anche quando questa e’ priva di logica.

Ah… ma a proposito di gente stronza che incontri almeno una volta nella vita.

Oggi e’ stato il mio ultimo giorno con la Moccy’s Family.

Nell’ordine:

  • Moccy’s Dad mi ha abbracciata almeno 4 volte prima di andare a lavoro. Mi ha poi scritto un messaggio inviandomi i loro indirizzi di posta elettronica e i suoi ringraziamenti per il lavoro fatto con lo sdentato ex-lattante.
  • Moccy ha trascorso le sue ultime 8 ore con me … creando disastri. Ha cagato 2 volte. Dormito mai. Pianto senza motivo una 30 di volte. Pianto perche’ io lo mettevo giu’ … altrettante volte. Ma l’ho capito eh… che e’ stato un suo modo gentile per dirmi “Cerca di dimenticarmi. Non pensarmi piu’, tata Antonia” … Che quando li frequenti per un po’ i prototipi Moccys ti iniziano anche a stare simpatici e li vorresti mangiare di baci. Cio’ nonostante “bellini, ma se puoi evitali” rimane il mio motto.
  • Moccy’s Mom mi ha abbracciato ripetutamente. E ha pianto per circa 40 minuti come se, anche lei da adolescente, fosse stata lasciata dal, poc’anzi descritto, stronzo di turno.

Ed eccomi qui, sul letto. Ancora una volta senza aver ben capito cosa stia succedendo.

I pacchi davanti a me dicono che 2/3 del mio Gap Year si e’ concluso.

E che adesso sta per cominciare la parte piu’ dinamica. E – credo – anche quella piu’ spettacolare.

Che poi, ho veramente realizzato di lasciare la Moccy’s Family … quanto li ho osservati tutti insieme fuori casa a sbracciarsi per salutarmi.

E mi sono sembrati anche tanto carini. 😀

Che alla fine, anche io mi sono affezionata a Loro. A tutti eh. Egoisti e meno egoisti. Con denti e senza. Biondi e color cioccolato.

E lo ammetto, anche io mi sono un po’ commossa, ma non ho pianto.

Perche’, in fondo, sono calabrese.

E mediamente noi del sud siamo troppo presi a fare le cose per curarci del contorno.

Per dire, mia madre a Natale e’ troppo presa dal cucinare per curare gli addobbi della tavola la vigilia.

E io mi sono sentita cosi. Troppo presa dalla gestione del distacco, per manifestarne l’evidente/innegabile dispiacere.

Che poi a me i saluti piacciono veramente molto poco!

Buongiorno Italia

Kisses

Antonia

PS: le foto del post di oggi sono state prese dal mio profilo instagram (intervistedalmondoImmagineImmagine