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Brisbane, 12 Agosto 2013

Il mio stomaco si rapporta ai cambiamenti allo stesso modo di come fa coi peperoni… di cui tipicamente non ne digerisce neppure l’odore!

Eppure chi mi conosce non lo direbbe mai. Dato che ho impacchettato e spacchettato la mia vita tante volte.

Perche’ si, la mia testa sa sempre tutto. Accetta cio’ che le dico. E lo fa anche con estremo entusiasmo.

Ma non il mio stomaco. Lui piange di succhi gastrici.

Perche’ in fondo, Lui sta bene li dov’e’. Nella sua comfort zone.

Ed e’ capace di crearne una nuova ovunque.

Il mio stomaco e’ un vero fenomeno! Devo ammetterlo.

Ma la mia testa non sa farlo. Lei ha dei grossi limiti.

Ed eccoli, li posso vedere … la mia testa e il mio stomaco. Come due esseri animati.

Due parti di me stessa che spesso si odiano! Che fanno a pugni. E che spesso mi mi rendono la persona incoerente che sono.

Loro, che per mettersi d’accordo hanno bisogno di tempo. Di mesi a volte.

Ma il tempo non c’e’ mai. Avete notato? Perche’ tutto va sempre troppo veloce. 

Ed eccomi qui. Ancora una volta a scegliere. Spedire. Impacchettare. Selezionare.

Decidere.

A fare scelte spesso libere. Altre volte maledettamente obbligate.

Che chi ha detto che l’uomo e’ libero … ha sparato una bella cazzata!

Che si, il libero arbitrio esiste, ma non e’ per tutti …

Eccomi a fare frettolosi, quanto inutili, bilanci.

“Avro’ fatto bene?”

“Avro’ perso tempo?”

“Che ne sara’ di noi?”

Oggi vorrei essere un pesce rosso.

Chiuso nel mio acquario. A guardare la vita degli altri scorrere.

A preoccuparmi solo di cio’ che accade fuori da me.

Vorrei starmene in apnea. Senza voci attorno.

Io e la mia calda brodaglia.

Ho un problema di “legame compulsivo con gli oggetti”.

Mi affeziono alle cose. E ho una profonda difficolta’ a lasciarle andare.

Cio’ nonostante, sto:

  • decidendo cosa restera’ in Australia, quando io non saro’ piu’ qui
  • decidendo cosa andra’ spedito
  • decidendo cosa verra’ con me nei prossimi 4 mesi

Insomma, mi piacciono gli sport estremi.

E tra qualche ora diro’ a Moccy’s Mom che in meno di tre settimane lascero’ Brisbane.

E forse allora tutto mi sembrera’ piu’ reale!

Io che sono qui. Io che a breve saro’ altrove. Io che non so niente della me stessa proiettata nel futuro.

Io che ho dubbi. E nodi da sciogliere.

E poi c’e’ questo sole. Come a dirmi “Tu vai pure se vuoi…”

Voi sapete sempre cosa volete?

No perché, io spesso non lo so…

Prima di partire pensavo che con l’impegno tutti i sogni si potessero realizzare.

Oggi ne sono sempre meno convinta. E vedo che anche le persone attorno a me vivono la stessa presa di coscienza.

Ma mentre tutti sono alle prese con piano B, piano C … piano Z, io mi sento impantanata.

Nelle sabbie mobili.

Ancora una volta a farmi la stessa fottutissima domanda “Che sto facendo?”

La stessa domanda che mi facevo un anno fa’, prima di partire. E due anni prima.

E’ che forse non e’ il posto. Non e’ cio’ che faccio.

Il problema forse sono io.

Io e solo io.

E’ il problema di una generazione che non si rassegna.

Che fa queste poco utili rivoluzioni interiori. Che spesso non portano a nulla.

Se non ad altri rompicapi.

Vorrei essere felice facendo le torte di mele. La pasta in casa. Lucidando il pavimento di casa mia. Ricamando. Guardano “Uomini e Donne” e “C’e’ Posta per Te”.

Ma pare che a quelli “strani” come me queste forme di serenita’ apperenti siano state vietate.

Abbiate pieta’!

E’ che sto facendo valige. E io odio fare valige.

Odio i saluti a tempo indeterminato. Che puzzano di “addio”.

Odio dover lasciare i posti dove sto bene.

Anche se voglio andare altrove. Anche se sento che non voglio/posso fermarmi!

E’ che la gente come me, in fondo, deve pagare in qualche modo l’esercizio della propria curiosita’.

La gioia della scoperta.

Il privilegio di vedere questo mondo.

Avete mai letto “L’ultimo giro di giostra” di Terzani.

Ecco, oggi sento di star pagando per l’ennesima volta quel maledetto ticket.

Buongiorno Italia

Kisses

Antonia